Una prima esperienza di coppia, di cui sono stato “testimone”.
Il club privé si trova in un largo viale alberato in un quartiere fuori dal centro. Gli alberi sono tra il viale vero e proprio e una zona di parcheggio. L’edificio che lo ospita un tempo era probabilmente qualcosa di manifatturiero. L’insegna è vistosa, al neon, azzurra e rosa. Il portone nero e le finestre oscurate nascondono cosa avviene all’interno.
Alessandro e Lucia sono arrivati con la macchina e hanno parcheggiato davanti al locale.
“No, aspetta, mettiti più in là, che si vede meglio l’ingresso.” dice Lucia, un po’ nervosa e Alessandro allora, paziente, si mette nello spazio a fianco.
“Vuoi vedere chi entra?” le chiede.
“Sì, voglio farmi una idea.”
“Quindi non vuoi entrare subito?”
“No, aspettiamo un attimo.” dice mentre tiene gli occhi sulla porta del club, tramite lo specchietto dell’auto.
“Sei, sicura, non è che poi cambi idea?”
“No, no, però voglio vedere un po’ che gente entra, se ci sono altre coppie…”
“Ma noi non cerchiamo altre coppie…”
“Lo so, lo so. Ma ho bisogno di abituarmi all’idea di entrare in quel posto e voglio sapere chi mi aspetta dentro…”
“Ma sei eccitata, vero? Sei convinta? Hai detto anche tu che volevi provare, no?”
“Sono… non so cosa sono… un po’ nervosa di sicuro.”
Alessandro mette una mano tra le gambe della sua ragazza. Lei lo lascia fare anche se non è del tutto piacevole. Non è eccitata, gli ha mentito, è solo agitata per quella loro prima visita ad un club privé. Lui insiste da tempo, vuole farlo facendosi guardare, forse anche coinvolgendo qualche altro uomo. Lei vuole… non lo sa cosa vuole. Non disdegna l’idea, si eccita quando lui glielo propone mentre fanno sesso, quando lui dice: “Pensa se ci fosse qualcuno adesso qui con noi…”. Però poi, tra il dire e il fare, tra l’eccitare e l’entrare, ce ne passa.
“Ok, dai, entriamo.” dice Lucia improvvisamente e fa per aprire la portiera.
“Ma non è entrata nessuna coppia, è entrato solo un tipo. Ti ispirava quel tipo?”
“Non lo so, non lo so, ma… entriamo. Ora o mai più.”
La serata primaverile è freschina e Lucia sente un brivido per l’aria che le accarezza le gambe nude e si infila sotto la minigonna. Sono pochi passi ma si sente molto esposta a camminare sui tacchi vestita in modo così da… troia. Si sente troia, sta entrando in un club per scambisti, le sembra che tutti la vedano mentre lo fa. I tutti sono soltanto un gruppetto di ragazzi di origini africane, troppo lontani per vederla bene veramente.
Entrano. C’è la formalità imbarazzante della registrazione con i documenti. A farlo è una donna che deve averne viste di ogni, rispetto a Lucia.
Il locale è una grande discoteca, piena di divanetti con una pista al centro. La musica è alta, la luce poca. Anche la gente è poca, non c’è quasi nessuno. Alessandro e Lucia trovano un divanetto un po’ defilato, vicino all’ingresso del privé vero e proprio, un corridoio con pareti e pavimento ricoperti di rosso, in forte penombra, con varie stanzette con aperture più o meno accessibili dall’esterno.
Prendono da bere, per sciogliersi un po’.
Si avvicina subito un uomo, pelato. Ha un fare deciso, un po’ troppo per loro alle prime armi. Lucia subito ha un rifiuto e Alessandro capendolo manda via l’uomo. Un approccio sbagliato all’inizio potrebbe rovinare questa loro serata sperimentale.
Restano lì, un po’ indecisi sul da farsi. Lucia non è a suo agio. Alessandro però capisce che se cincischiano ancora troppo a lungo la serata finirà male, allora glielo propone.
“Dai, andiamo nel privé noi, da soli… ci mettiamo in una stanza e stiamo tra noi… qualcuno magari verrà a guardarci… poi se non ci va continuiamo da soli, altrimenti…”
“Ok.” dice Lucia, ma non con molto entusiasmo.
Trovano una stanza. Al centro ha un grosso letto tondo, teatro sicuramente in altre occasione di ammucchiate e orge. Non certo quello che cercano loro quella sera. C’è anche un divanetto. Alessandro si siede e Lucia si mette al suo fianco sulle ginocchia. Gli slaccia i pantaloni e inizia a succhiarglielo. Non è durissimo. Anche lui, nonostante faccia il ruolo di quello che voleva fortemente essere in quel posto, è un po’ nervoso.
La stanza ha varie aperture verso il corridoio, finestrelle più o meno grandi e un varco. C’è un uomo con una t-shirt bianca che li osserva da una finestra. Poi arrivo io. Faccio il giro, trovo la visuale migliore per osservare quella scena di fellatio. La stanza è buia, si vede poco. La ragazza è ancora vestita. Io e l’uomo giriamo attorno, cerchiamo la visuale preferita. Alla fine ci scambiamo di posto, io ad una finestra a tutta altezza chiusa da una grata e lui dal varco dove si entra nella stanza.
Alessandro dice qualcosa a Lucia. Lei si alza e si spoglia. Anche lui si spoglia. Poi si rimettono com’erano prima. Lei continua il pompino inginocchiata sul divanetto, però nuda. Dalla mia visuale le vedo abbastanza bene il culo. Magra, un bel fisico, un bel culo, soprattutto in quella posizione evocativa.
Mi tiro fuori il cazzo. Mi masturbo guardandoli, senza nascondermi. L’altro uomo è più pudico. Vedo che si tocca i pantaloni ma non osa tirarlo fuori.
I due ragazzi cambiano posizione di nuovo. Lei si mette sul lettone circolare, a quattro zampe su ginocchia e gomiti, col culo in fuori. Lui si inginocchia e inizia a leccarla da dietro. In questo modo sono più vicini a me. La sento gemere. Le sta piacendo. Si sta rilassando. Per diversi minuti vanno avanti così. L’altro uomo evidentemente si stufa e se ne va.
Alessandro si tira su e inizia a scopare la sua ragazza. La prende per i fianchi e la sbatte da dietro. Lei geme di piacere. Ogni tanto si gira verso di me. Io lascio bene in mostra il cazzo, mi piace che me lo guardi.
“Ti sta piacendo?” mi chiede lui ad un certo punto.
Rispondo affermativamente, mostrando il cazzo come prova.
“Perché non ti avvicini?” mi chiede.
Non me lo faccio dire due volte, giro attorno alla stanza ed entro dalla porta. Vado vicino a loro, a cazzo sguainato. Riprendo a segarmi, a pochi centimetri da lei che intanto viene scopata dal suo ragazzo.
“Ti piace?” mi chiede lui.
“Sì, è bellissima.” dico.
“Grazie.” risponde lei.
“Sei duro?” mi chiede lui.
“Sì…”
“Amore, è duro per te… perché non glielo tocchi?”
Lei sembra vergognarsi. Nasconde il viso girandolo dall’altra parte, però butta una mano all’indietro, tipo staffettista della 4×100 per afferrare il testimone. E lo afferra, e inizia a segarlo.
“Sono un po’ nervosa.” dice per giustificarsi di qualcosa di cui non si deve giustificare.
“È la prima volta per noi.” dice lui per giustificarsi con me.
“Tranquilla.” dico io.
Lui continua a scoparla. Lei gode e mi sega.
“Ti piace lei?” mi chiede di nuovo Alessandro.
“Sì, molto. Mi piace il suo culo.” dico e guardo le sue chiappe lì vicino, sbattute e aperte dal cazzo di lui.
“Anche a me.” dice lui, con complicità maschile.
“E a me piace che lei si faccia scopare davanti ad altri, immagino anche a te…” lui annuisce convinto.
“Sei bellissima.” le dico e lo penso veramente, una donna che gode è sempre bellissima ai miei occhi.
Lucia ringrazia di nuovo, farfugliando in mezzo al suo gemere.
Cambiano di nuovo posizione. Io e lui siamo in piedi, lei si inginocchia. Glielo prende in bocca e a continua a tenerlo in mano.
“Vuoi succhiarglielo?” chiede lui a lei.
Lei mi guarda, guarda il mio cazzo. Scuote la testa. Adesso ha smesso di succhiarlo a lui. Ci sta segando entrambi.
Si avvicina un uomo. Quello che li aveva avvicinati all’inizio. Alessandro lo manda via.
Lucia intanto ha avvicinato il mio cazzo al suo viso, ma non lo prende in bocca. Se lo struscia contro le guance. Mi lecca un po’ l’asta. Poi riprende in bocca quello del suo ragazzo.
Lui è infoiato, non resiste, la fa alzare e la riposiziona a pecorina sul letto. La prende per i fianchi e inizia a sbatterla con vigore. Lei gode, sempre di più, è sempre più sciolta. Di sua spontanea iniziativa lancia una mano indietro. Cerca il mio cazzo. Glielo faccio trovare. Sono più duro di prima e lei mi sega con più convinzione. Questo mi basta. Sento il piacere salire.
“Così mi fai godere.” dico.
Siamo tutti e tre vicini al piacere. Nel frattempo abbiamo spettatori, ma nessuno di noi ci sta facendo caso.
Schizzo. Sul sul braccio e sulla sua schiena. La battezzo in quel modo, per la loro prima serata in un club. Non so se quello sia anche il primo cazzo che tocca che non sia del suo ragazzo, da quando sta con lui. L’impressione è quella.
C’è un po’ di imbarazzo nel rivestirsi e nel salutarsi.
“È stato un piacere.” dico congedandomi. Lei mi sorride e tanto mi basta.
Escono subito dal locale. Si rifugiano in macchina.
“Andiamo a casa.” dice lei e poi resta in silenzio.
Alessandro mette in moto e guida. Soddisfatto ma pensieroso. Non riesce a capire la reazione di lei. Non è sicuro di come si sia sentita, non è sicuro che le sia piaciuto, anche se sul momento gli sembrava di sì. L’ha sentita godere, l’ha sentita rilassata.
Glielo prova a chiedere, con parole misurate, mentre l’auto procede lungo viali quasi deserti.
Lucia non gli risponde. Non subito. Guarda fuori. È pensierosa. Deve capirlo anche lei. Le è piaciuto. Era nervosa ma le è piaciuto. Ha goduto, quello sì. Ma Alessandro è bravo, la scopa bene. La fa sempre godere. Però questa volta il cazzo di un altro uomo c’era veramente. Lei lo stava tenendo in mano. Non era come quando glielo dice lui mentre fanno sesso nel loro letto. Era un cazzo vero, largo e caldo. Era un cazzo che ha sborrato, che lei ha fatto sborrare e che l’ha sporcata.
In quel momento forse Lucia capisce cosa non le è piaciuto della serata. Che alla fine ha goduto in maniera quasi normale, che forse non ha sfruttato fino in fondo quell’occasione. Che voleva di più ma non ne ha avuto il coraggio.
“Quando… quando ci torniamo?” sussurra a bassa voce mentre guarda fuori le luci della città.
“Quando… quando vuoi.” le risponde Alessandro, sollevato.
Butta una mano all'indietro, tipo staffettista della 4×100 per afferrare il testimone. E lo afferra, e inizia a segarlo. "Sono un po' nervosa" dice per giustificarsi di qualcosa di cui non si deve giustificare.


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