Il contratto
"Prendi il contratto, che te lo firmo." Lo firmò sulla mia schiena, mentre aveva il cazzo ben piantato dentro di me, in una perfetta allegoria della società attuale.
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"Prendi il contratto, che te lo firmo." Lo firmò sulla mia schiena, mentre aveva il cazzo ben piantato dentro di me, in una perfetta allegoria della società attuale.
Quel sorriso, diabolico e lussurioso, mi fece venire all'istante. Spruzzai per terra degli schizzi abbondanti di sperma, e senza che mi stessi toccando in quel momento.
"Ringrazia tua moglie… che mi ha chiesto di prepararla, di allenarla. Ho una discreta collezione di oggettini adatti, sai?"
"Ti hanno mai scopato in questo bel culo sodo e accogliente?" — "No, signora." — "Però l'idea che accada ti stimola, non è vero?" Annuì, dopo una esitazione, deglutendo.
"Mi accolse in lei e capii di non essere più il primo. Questa constatazione contribuì a farmi venire all'istante."
"È a questo punto che sei arrivata tu e ci hai beccati." le dissi mentre il mio cazzo entrava e usciva proprio come allora. Non so se mi sentì, persa come era nel suo godimento.
"Perchè l'idea mi fa impazzire. L'idea di tradirlo. Di tradirlo in questo modo. Di sentirmi puttana."
"La mia più grande perversione è essere scopata con il vestito da sposa indosso. Il giorno del mio matrimonio. E non da mio marito."
"Puliscimi. Leccamela via." Disse con un sorriso diabolico, ondeggiando leggermente il culo. Lui la guardò a bocca aperta. Non se lo aspettava. Sembrava incerto se farlo o no. Ma il suo cazzo testimoniò un gradimento.
"Mi preferisci ora, adultera e disinibita, o come ero prima, frigida e fedele?" venne a baciarmi. Nel farlo mi tastò con la mano il pacco, in completa erezione. "Ho avuto la risposta."
Ero in piedi nudo, al telefono con mia moglie, e mentre parlavo guardavo il corpo nudo della babysitter, steso sul letto, sudato e spossato. [...] venni quando la ragazza, accortasi della cosa, si inginocchiò sul letto ponendo il viso subito sotto di me, a portata degli schizzi.