Festa privata copertina
Un racconto di Analcoholic

Festa privata

01 gennaio 202216 minuti di lettura

Un “che fai a capodanno?” risolto in maniera insolita

Sfogliavo la lista dei contatti del mio telefono per vedere a chi mandare gli auguri per Natale. Quando arrivai su Elisa esitai un attimo, ma poi decisi di mandarglieli. Con lei avevo avuto una breve storia anni fa che però era finita molto in fretta a causa del fatto che ci eravamo resi conto che non avevamo molto in comune. Finita quella relazione, però, ci era capitato di continuare a vederci e di fare l’unica cosa su cui ci eravamo trovati ben l’uno con l’altra, cioè scopare. Da quel momento circa un paio di volte all’anno, quando mi capitava di ripassare nella città in cui stava Elisa e dove avevo vissuto e lavorato io fino a pochi anni fa, ci incontravamo e trovavamo un modo per farci una scopata.

E così le mandai gli auguri, lei visualizzò il messaggio ma non mi rispose e così passo il Natale. Elisa era sempre stata un po’ volubile, quindi da lei non sapevo mai bene cosa aspettarmi. Forse i miei auguri non le avevano fatto piacere.

E invece mi rispose appena dopo Natale, ma semplicemente mandandomi una immagine presa probabilmente da un sito di annunci erotici. Era una sorta di locandina di un evento. Cercavano coppie per la serata dell’ultimo dell’anno per una festa privata in una villa nei pressi di una città che era più o meno a metà strada tra dove abitavo io e dove abitava Elisa. All’immagine lei non aggiunse altro. Pensai che forse si era sbagliata.

Poi però quando non ricevetti altro da lei provai a rispondere. Un po’ scherzando, un po’ provocando, ma sostanzialmente per togliermi la curiosità.

“Vuoi andarci?” le scrissi.

“Sì.” mi rispose lei in brevissimo tempo. “Ti va?”

Ci pensai su un attimo. A capodanno avevo un mezzo impegno con amici ma sinceramente non ci tenevo particolarmente. Inoltre erano tutte coppie ed io sarei stato l’unico da solo. L’idea di scoparmi Elisa e di ritrovarmi con lei in mezzo ad una festa di scambisti non era poi così male.

“Perché no?” le risposi restando un po’ sul vago.

Lei invece sembrò subito molto determinata nel volerci andare e così mi trascinò. Prese subito maggiori informazioni e diede la nostra adesione. Non essendo conosciuti nel giro vollero sapere qualcosa di noi prima di accettarci. Dovetti anche farmi una foto, nudo, nascondendo il volto, con un cartello in mano con una scritta relativa a quella festa per dimostrare com’ero. Lo stesso fece Elisa. Come età richiesta eravamo al limite, ma probabilmente i nostri fisici ben tenuti ci fecero accettare. Elisa poi mi spiegò che avrei dovuto portare con me l’esito di un esame recente che attestasse che non avevo malattie veneree. Non fu facile nei giorni tra Natale e capodanno trovare un posto aperto che mi facesse quell’esame ma ci riuscii. Chiesi spiegazioni su questa richiesta a Elisa e lei mi disse che le avevano spiegato che la festa voleva essere un momento di totale libertà e quindi volevano che tutti potessero scopare senza preoccupazioni e rinunciando alle protezioni. Lei aggiunse che c’era anche un’altra cosa che richiedevano ma me ne avrebbe parlato quando ci saremmo visti, che tanto non c’era problema.

Ci accordammo per trovarci in un hotel nelle ore precedenti alla festa, così poi avremmo anche dormito lì dopo e non avremmo dovuto ciascuno tornare fino alle nostre case. Mi informai sull’abbigliamento che dovevo avere. Elisa mi disse che alle donne era richiesto di essere sexy e provocanti, agli uomini eleganti ma non troppo. Aggiunse poi che però l’abbigliamento non era fondamentale perché aveva capito che saremmo poi stati tutti nudi nel giro di poco.

Arrivò il 31 dicembre ed io arrivai all’hotel, subito fuori dal casello autostradale, dove avevo prenotato una camera per me ed Elisa. Lei, come sempre, era invece un po’ in ritardo.

Quando arrivò in camera mi travolse con la sua solita iperattività e foga. Avevamo un po’ di tempo prima di andare alla festa ed io avevo una mezza idea di farci una scopatina in tranquillità tra noi, anche solo per riprendere confidenza. Lei invece mi disse che era meglio conservarsi per la serata che sarebbe stata lunga, però poi aggiunse anche che una specie di giochino erotico potevamo farlo, anzi avremmo dovuto.

Mi spiegò che una seconda richiesta che c’era per i partecipanti alla festa era di essere perfettamente puliti, esternamente e internamente. Non capii subito il secondo aggettivo a cosa si riferisse, ma Elisa fu abbastanza chiara:

“Dobbiamo farci un bel clistere.”

“Anche io?” chiesi stupito.

“Sì, certo, anche tu.”

“Ma… io non ho intenzione di… farmi inculare da nessuno.”

“È lo stesso. Pensi che nessuna di infilerà neanche una o due dita mentre ti fa un pompino? Non vorrai farle trovare le dita sporche, no?”

“No, ok. Ma per un dito mi pulisco, certo. Un clistere mi sembra eccessivo.”

“Non si sa mai. L’atmosfera ho capito che sarà molto libera e con poche distinzioni fra i sessi.”

“Cosa vuoi dire?”

“Beh… un requisito che forse non ti ho detto era di essere aperti a qualsiasi tipo di rapporto, etero o omo.”

“Ma io non sono bisex!” protestai.

“Ma sì, dai, non ti preoccupare. Tanto nessuno è obbligato a fare nulla in queste situazioni. Ti basterà rifiutare e nessuno farà caso che non farai nulla con gli altri uomini.”

“Non so se fidarmi. E tu? Per te non è un problema?”

“No, ultimamente ho esplorato un po’ il mio lato bisex… non mi è dispiaciuto.”

“Davvero? Hai scopato con una donna?”

“Più di una…”

“Mi devi raccontare allora…” mi stavo eccitando e stavo dimenticando il resto del problema.

“Dai, su, non ora. Adesso facciamoci questo clistere e poi ci facciamo una bella doccia… insieme se vuoi.”

“Ma… come si fa un clistere? Io non l’ho mai fatto.”

“Ci penso io.” disse Elisa con aria un po’ diabolica.

Con lei non c’era mai stato nessun pudore nelle cose di letto. Avevamo fatto di tutto senza vergognarci l’uno con l’altra, ma svuotare il proprio intestino di fronte ad un’altra persona non è la stessa cosa.

Mi sedetti sul water mentre Elisa con le dita unte di lubrificante mi massaggiava il buco. Poi infilò con cura e attenzione la cannulla fredda che avrebbe trasferito l’acqua tiepida mista a sapone dentro al mio culo. Trattenni un po’ il liquido dentro di me e poi fu il momento di espellerlo.

“Non puoi uscire?” chiesi ad Elisa, vergognandomi.

Lei rimase a osservarmi con aria beffarda ed anzi si avvicinò ed allungò una mano per toccarmi il cazzo, che subito reagì. Stava facendomi collegare un momento di eccitazione ad un momento di vergogna. La odiai un po’ per questo ma fui anche ammirato dalla sua mente perversa.

Ripetemmo l’operazione tre o quattro volte fin quando eravamo sicuro che io fossi del tutto lindo e pulito. Poi toccò a lei, che fece tutto da sola, abituata spesso a farseli, prima degli incontri galanti nei quali amava essere sodomizzata senza paura di sgradite sorprese.

Dopo queste operazione facemmo la doccia insieme e fu molto dura limitarsi e non trasformare la doccia in una scopata così come fu dura evitare per me di giungere ad un orgasmo con la semplice manipolazione. Lei invece venne, stimolata dalle mie dita, ma per lei non era un problema, mentre io dovevo conservare le forse per una lunga notte di sesso con estranei.

A causa di tutta la situazione e a causa di come si vestì Elisa per andare alla festa (con tacchi altissimi, autoreggenti e vestitino super aderente e con scollature ovunque) il mio cazzo restò per lo meno barzotto tutto il tempo, fino all’arrivo nella villa sperduta in mezzo alla campagna.

Fuori era una serata fredda, un po’ nebbiosa. Dentro invece c’era molto caldo sia come temperatura che come atmosfera. Venimmo accolti e introdotti nell’ambiente dai due organizzatori, una coppia che forse era l’unica più vecchia di noi. C’era bella gente, una decina di coppie e alcuni singoli, in prevalenza uomini. C’era un buffet al quale qualcuno attingeva con discrezione e una zona in cui si ballava. Tutti erano ancora vestiti anche se le donne facevano a gara a chi era più provocante e succinta nel vestire. Elisa si difendeva bene da questo punto di vista.

La festa si animò dal punto di vista sessuale senza preavviso. Notammo tutti che su un divanetto ai lati della grande stanza in cui eravamo una donna aveva cominciato a succhiare il cazzo ad uno dei single, col compagno che invece la osservava compiaciuto. Quello diede il via alle danze. Anzi diede lo stop alle danze vere e proprie e il via agli incontri sessuali.

Io ed Elisa incominciammo fra noi, per rompere il ghiaccio. Poi lei si ritrovò a fianco una donna con la quale cominciarono a baciarsi. Dopo un po’ io mi ritrovai a scopare quella donna e il suo uomo a scopare Elisa. Un singolo poi si unì a noi e lei si ritrovò due uomini su di lei.

Come annunciato l’atmosfera era totalmente libera e nessuno usava preservativi. Osservai parecchi rapporti tra donne e tra uomini. Questo mi fece un po’ defilare dall’azione. Non volevo trovarmi in situazioni non del tutto gradite. Elisa, invece, era nel pieno dell’azione e non si faceva problemi. La invidiai. Mi chiesi se non avessi fatto meglio a lasciare perdere alcuni miei tabù e farmi meno problemi. In fondo erano solo corpi che si donavano piacere gli uni con gli altri.

Prima però che la serata decollasse del tutto ci fu uno stop e l’annuncio che si sarebbe svolto un gioco. Tutti sembravano sapere di cosa si trattava. Io capii che Elisa non mi aveva raccontato tutto. Ci spostammo in un’altra sala con una serie di materassi disposti al centro e tante poltroncine attorno. Eravamo ormai tutti nudi. Solo alcune donne indossavano ancora scarpe e autoreggenti o qualche capo di lingerie.

Si diede il via alla tombola di fine anno. Mi venne un po’ da ridere. La coppia organizzatrice stava al centro e dopo aver distribuito le cartelle cominciò la pantomima dell’estrazione dei numeri. Facevano un po’ di show e ad ogni numero si inventavano qualcosa, con ammiccamenti e volgarità varie. Tutto intorno le coppie si erano ricomposte ed io ero seduto su una poltroncina con Elisa seduta sulle gambe che si strofinava sul mio cazzo.

Il primo ambo venne chiamato in contemporanea da due uomini che quindi vennero invitati a raggiungere al centro i conduttori della serata. Fu facile intuire quale era il premio previsto: avrebbero dato spettacolo davanti a tutti. I due uomini si stesero dunque sui materassi e si allacciarono in un 69 appassionato. Intorno gli spettatori li incitavano e si stimolavano a loro volta. Elisa si sedette meglio su di me e fece in modo che la punta del mio cazzo le premesse sul clitoride. Cominciò ad ondeggiare al ritmo dei due uomini al centro e giunse ad un orgasmo. Per me invece era già tanto riuscire a conservare l’erezione per farla godere perché dentro di me ero terrorizzato dal rischio di dovermi esibire davanti a tutti in qualcosa da me non gradito.

I due uomini tornarono dalle proprie compagne, baciandole con la bocca riempita di sborra e causando un grande applauso di approvazione da parte di tutti. Poi la tombola ricominciò.

“Ottantasette. Otto sette.” urlò la donna mostrando il numero a tutti.

Sui materassi in mezzo alla sala c’erano già tre uomini e una donna, gli autori delle prime quattro cinquine, ed erano seduti in attesa dell’arrivo della quinta, per poter cominciare lo show.

Io avevo quel numero e avrei fatto cinquina, ma da quando avevo visto la composizione della compagine sui materassi avevo deciso che non avrei mai dichiarato il conseguimento di quell’obiettivo. Elisa si accorse che avevo il numero e stava per urlarlo a tutti. La bloccai in tempo ed iniziai con lei a discutere.

Per fortuna non se ne accorse nessuno perché al numero dopo una donna esultò per la vincita parziale e si unì al gruppetto.

“Avevi vinto, perché non l’hai detto?”

“Ma hai visto chi c’era lì in mezzo. Saremmo stati quattro uomini e una donna.” sibilai seccato nel suo orecchio.

“E allora? Una bella gang bang.”

“No, non sarebbe stata una gang bang. Non con tre uomini su quattro liberamente bisex.”

“Quante storie che fai! Ma che problema hai?”

“Semplicemente non sono attratto dagli uomini, è così difficile da capire?”

“Ma qui non si tratta di essere attratti o meno. Si tratta di piacere fisico. Si tratta solo di godere della penetrazione di un cazzo duro nel culo o in bocca… dovresti provare sai? È più bello di quello che pensi.”

“Sì, ma…” in realtà non sapevo bene cosa risponderle. Più ci pensavo e più in effetti le mie remore mi sembravano solo delle limitazioni. Solo una paura che mi precludeva qualcosa di divertente e piacevole. Solo una tara mentale.

“Tu non hai capito una cosa.” continuò Elisa.

“Cosa?” chiesi mentre intanto in mezzo alla stanza i cinque si donavano piacere a vicenda e, come avevo previsto, c’erano parecchie interazioni omosessuali tra i quattro, seppur alla fortunata in mezzo a loro non mancasse mai più di un cazzo dentro di lei.

“Ti perdi la trasgressione mentale dell’avere, da etero, un rapporto omosex. Per di più in un contesto del genere, davanti a tutti. Ti farebbe esplodere la mente, insieme al farti provare sensazioni fisiche nuove e molto piacevoli. Credi che io sia attratta dalle donne come dagli uomini?”

“Pensavo di sì. Non è così?”

“Per nulla… eppure stasera ho goduto di più con quella tipa che con te…”

“E perché?”

“Perché mi sentivo una gran porca… sentivo di essere così inebriata dalla voglia di sesso dal farlo anche con una del mio stesso sesso… mi sentivo così… fuori controllo…”

Restai pensieroso per il resto della tombola. Elisa non aveva tutti i torti. Lo sperimentare qualcosa di nuovo era in fondo intrigante e forse dovevo solo liberarmi dalle categorizzazioni che mi auto attribuivo. Non sarei diventato gay se avessi fatto qualcosa con un uomo. Magari mi sarei solo sentito più libero e di mente aperta e quindi più porco e… forse aveva ragione.

Però no. Non ce la facevo.

Venne chiamata la vincitrice della tombola a fianco dei due conduttori del gioco. Il suo premio consisteva nel decidere cosa sarebbe successo da lì in avanti. Lei ci penso su un po’ e poi dichiarò quelli che tutti si aspettavano. Ci voleva tutti, nessuno escluso, sui materassi al centro della stanza, in un groviglio di corpi, in una orgia senza limiti.

Mezzanotte era appena passata da qualche ora, il nuovo anno era iniziato, ed io stavo scopando la organizzatrice della serata mentre attorno a me si consumavano decine di altri rapporti sessuali di ogni tipo. Elisa l’avevo persa di vista.

Sudato e ansimante mi svuotai dentro di lei e poi rotolai a fianco esausto. Non ebbi molto tempo per riprendermi perché un’altra donna salì su di me sedendosi in pratica sulla mia faccia. Mi diede da leccare figa e ano, quasi togliendomi il respiro e non dandomi tregua. La mia faccia si impiastricciò tutta di umori suoi e di sborra lasciata lì da qualcun altro. Mentre la leccavo sentii qualcuno o qualcuna toccarmi il cazzo che però faticò a diventare duro. Non potevo vedere chi me lo stava facendo ma questa persona rinunciò e subito dopo sentii afferrarmi per i polpacci e le mie gambe vennero tirate su. Un dito inumidì la zona dell’ano e immediatamente dopo qualcosa cominciò a spingere. Era un cazzo duro e caldo. Mi stava sverginando il culo. Sentii male, non ero preparato e in più mi spaventai. Non potei però né urlare né divincolarmi a causa della donna che continuava a starmi seduta sulla faccia. Dopo qualche minuto mi abituai e la penetrazione diventò piacevole. Molto piacevole. Anche nella mia testa scattò qualcosa. Provai il piacere della trasgressione, del fare qualcosa di proibito guidato solo dalla lussuria. Al diavolo tutto il resto, tutte le convenzioni ed i miei tabù.

Era quasi mattina quando io ed Elisa ci preparavamo ad andarcene, come ormai quasi tutti avevano fatto. Elisa girava per le stanze in cui si era svolta la festa ancora completamente nuda. Non trovava il suo vestito. Sembrava sparito.

“Secondo me qualcuno lo ha raccolto insieme al suo senza accorgersene. D’altronde era uno straccetto leggerissimo.” commentò sconsolata.

“E quindi?”

Elisa alzò le spalle.

“Vengo via così.” disse indicando il proprio corpo nudo. Indossava solo le autoreggenti, rotte e sporche e le decollete lucide nere.

“Beh, almeno mettiti su il cappotto.”

“Sì certo.”

Salimmo in auto e guidai fino all’hotel. Eravamo stanchi e sconvolti dalla serata. Misi il riscaldamento alto visto che Elisa sotto al cappotto era nuda. Venne presto molto caldo in auto tanto che lei se lo slacciò, esponendosi alla mia vista. Nonostante tutta la serata, ancora mi faceva voglia. L’avrei voluta scopare ancora. O forse era proprio a causa della serata così piena di sesso che ancora non mi bastava. E neanche a lei a quanto parve. Infatti iniziò a masturbarsi in modo esplicito.

“Sei stato bravo, sai?” mi disse ad un certo punto.

“In che senso?”

“Ti ho visto.”

“Mi hai visto?” domandai ma capii dove voleva andare a parare. Infatti già arrossivo.

“Ho visto che ti sei lasciato andare.”

“Ah ok.”

“Se vuoi lo dico in modo più esplicito.” ridacchiò prendendomi in giro per il mio imbarazzo evidente.

“No. Non c’è bisogno.”

“È divertente il tuo imbarazzo.”

“Non direi.”

“E invece sì.”

Dopo aver detto quello smise di parlare ma si capiva che stava rimuginando su qualcosa. Mi guardava di sottecchi e sorrideva maliziosa. L’idea che le era venuta in mente per mettermi in ulteriore imbarazzo, anche se in modo decisamente diverso, la capii quando arrivammo al nostro hotel. Parcheggiai e poi camminammo veloci per passare dal caldo dell’abitacolo dell’auto al caldo dell’ingresso dell’hotel. Fuori cominciava a fare un po’ di luce.

Ad accoglierci nella hall dell’hotel c’era soltanto il portiere di notte, a fine turno. Elisa appena dentro si tolse a sorpresa il cappotto, lasciandolo cadere a terra. Io mi fermai a raccoglierlo mentre la osservavo che con passo sicuro e ondeggiante percorreva sui tacchi la hall verso il receptionist che sgranò gli occhi divertito dalla scena.

Non fu certo lo stesso tipo di imbarazzo, ma soltanto la consapevolezza che la mia ex era in certe occasioni incontrollabile e quindi se avessi continuato a frequentarla dovevo essere pronto ad accettare ogni situazione e sapermi adattare, a costo di superare i miei limiti.

“Sei una gran troia…” le mormorai mentre mi slacciavo i pantaloni e la sbattevo contro la parete dell’ascensore. Scopammo così esaurendo le nostre ultime forze, mentre l’ascensore rimaneva fermo al piano con le porte che si erano richiuse. Era il primo gennaio e nessuno degli ospiti dell’hotel si svegliò all’alba, altrimenti nel chiamare l’ascensore per scendere ci avrebbe trovato dentro.

Peccato, mi ritrovai a pensare.

"Ti perdi la trasgressione mentale dell'avere, da etero, un rapporto omosex. Ti farebbe esplodere la mente, insieme al farti provare sensazioni fisiche nuove e molto piacevoli." — E alla fine aveva ragione.

Vota il racconto

Ancora nessun voto

Commenti (0)

Nessun commento ancora. Scrivi il primo pensiero su questo racconto.

Per una risposta privata dall'autore usa il form contatti. Per discutere con altri lettori puoi entrare nel club lettori su Telegram.