"Voglio il tuo cazzo, non la tua lingua. E neanche farti una sega coi piedi." — "Sii inopportuno. Più che puoi."
Inopportuno
"Voglio il tuo cazzo, non la tua lingua. E neanche farti una sega coi piedi." — "Sii inopportuno. Più che puoi."
C'è un'eccitazione che nasce solo quando qualcosa potrebbe andare storto: uno sguardo di troppo, un rumore oltre la porta, un segreto sul punto di essere svelato. Questi racconti esplorano il desiderio amplificato dal pericolo, dalla clandestinità e dalla trasgressione — luoghi pubblici, confidenze rubate, rischi scelti con lucida consapevolezza. Perché a volte il confine tra il lecito e il proibito è esattamente dove il corpo si accende.
"Voglio il tuo cazzo, non la tua lingua. E neanche farti una sega coi piedi." — "Sii inopportuno. Più che puoi."
73 racconti e 1 ebook nella raccolta “Il desiderio vive sull'orlo del precipizio”.
"Voglio il tuo cazzo, non la tua lingua. E neanche farti una sega coi piedi." — "Sii inopportuno. Più che puoi."
Vengo così, seduto sulla sedia dello studio, con il telefono di mia moglie in mano, leggendo quello che ha scritto alle sue amiche su un altro uomo.
Ha la mia sborra nel culo mentre parla dell'importanza del patrimonio culturale. E lo sa. E continua a parlare benissimo lo stesso.
"Spero che tu non mi fermi anche mentre scarto questo pacco…" mi chiese mentre mi slacciava la cintura e i pantaloni.
Gliel'ho detto a Henry, una volta, di una fantasia che ho avuto. Il suo sito web come fosse un teatro. I lettori che affollano la platea e i palchi. Io e lui sul palco. Lui che mi espone davanti a tutti… Sono carponi. Henry è dietro di me. Mi prende. Mi incula col suo cazzo largo. Gli spettatori applaudono il mio orgasmo.
«Sei una troia.» Me lo scriveva sempre e me lo stava dicendo a voce, quel porco. Ero eccitata da far schifo. L'alcool da una parte e l'essere in mezzo alla gente in una discoteca con la mano infilata nei pantaloni di un uomo appena incontrato.
"Sai, forse non ero poi così ubriaca quella sera…" mi provocò. Esattamente come mia moglie che mentre mi apprestavo a scoparla nello stesso modo in cui mi aveva appena confessato di essersi fatta scopare da quello, volle aggiungere un carico alla mia voglia di virile rivalsa.
"Ero soltanto un culo in cui svuotarsi completamente, ma ero l'unica sua ragione di vita in quegli istanti. Ero totalmente sua e lui dipendeva totalmente da me."
"Non hai capito nulla?" "No. Cosa." "Me lo sono inventato. Mi serviva qualcosa che ti eccitasse troppo. Ed è stato interessante vedere cosa ti ha eccitato così tanto."
"Perché io voglio che tu acconsenta al fatto che la tua ragazza vada a fare sesso con una sua amica e il suo ragazzo, così, senza sapere il resto. Altrimenti è troppo facile."
"Volevo la sua sborra in gola." — "Fanculo, stronza, non è che puoi andare in giro a succhiare il primo che passa." — "Avrei dovuto farlo lo stesso. A prescindere da te. Volente o nolente."
"Ero a pochi metri da lui che mi facevo inculare da uno sconosciuto ed ero totalmente esposta alla vista. Lo stavo tradendo e stavo rischiando in maniera incredibile di venire scoperta. La situazione più pazzesca che potessi immaginare."
"E il primo cazzo che hai preso in bocca da sposata…" commentò il fotografo quasi per dovere di cronaca. […] Abbassai una mano e gli tastai il pacco. Intanto dalla mia fica sentivo colare gli umori. Era duro e grosso ed era così per me, per avermi fotografato il mio culo nudo.
"Ora che sono sposata, avrò bisogno di un amante, non solo di un amico." — me lo sussurrò all'orecchio mentre sentiva ancora la mia erezione premere contro di lei.
"Prendervi tutti e tre, contemporaneamente." — "E perché qui non si può fare?" — "Perché non abbiamo il lubrificante e perché voglio prima pulirmi bene il buco." rispose lei, ormai priva totalmente di pudore.
Il cazzo si era indurito a vedere quel momento di esibizionismo della mia ragazza, così naturale e apparentemente innocente, ma evidentemente ben voluto e pianificato.
"Mi stai… pisciando nel culo!?" Quasi urlò a metà fra domanda e affermazione gioiosa. Quando il suo cervello ebbe elaborato la situazione le scatenò nel suo corpo un orgasmo incontrollabile.
"Mio marito è sotto la doccia. Raggiungimi in stanza. Numero 302." — e quei dubbi se li poneva mentre stava già correndo da lei, col cazzo impaziente.
"Non avevo mai visto godere in quel modo mia moglie. Con me era diversa, non poteva che esserlo anche solo perché mai con me era stata in compagnia di due uomini. E poi si notava come agisse in maniera libera, senza nessun condizionamento, lasciando sfogare completamente la troia che era in lei."
"Sei un vero porco, sai, a offrirmi così il culo della tua donna. E lei è una gran troia."
«Non voglio rubarle l'uomo. Voglio solo prendere in prestito il cazzo per un po', mentre a lei non serve.»
«Nel buio, con uno sconosciuto, presa di forza e nella maniera più animale. Raramente ho provato un piacere simile a quello che mi ha dato questa situazione così al limite.»
"Ti perdi la trasgressione mentale dell'avere, da etero, un rapporto omosex. Ti farebbe esplodere la mente, insieme al farti provare sensazioni fisiche nuove e molto piacevoli." — E alla fine aveva ragione.
Sono in corridoio, nuda e con delle chiavi che mi escono dal culo. La porta si chiude. Ho un brivido. Sono più esposta di prima.
"Hai visto anche il video, vero?" mi chiese con voce roca. [...] "Avrai visto che io ho dei gusti particolari nel sesso." — e nel dire questo Martina mi strinse il cazzo da sopra i pantaloni.
«Lo passerò a mio marito… censurerà i volti e… sì, credo lo pubblicherò…» A quella notizia gli affondi di lui dentro mia moglie si fecero più intensi.
«Non lo so… devo ancora metabolizzare la cosa. Cioè tu mi vuoi dire che in questo momento chiunque nel mondo può vedermi mentre vengo scopata da quei due porci?»
Non so se era solo la situazione a rischio e l'eccitazione per un incontro imprevisto con una sconosciuta oppure non so se era Anna ad essere particolarmente brava ed esperta nel succhiare cazzi rispetto alla mia giovane fidanzatina, fatto sta che fu un pompino così bello e piacevole che effettivamente durai molto poco.
"Fammi urlare ma fai in modo che non mi senta nessuno." — Le tappai la bocca con la mano e aumentai la forza e la frequenza delle mie spinte dentro di lei.
"L'urletto che emise Francesca mentre il mio cazzo entrava nella sua fica umida e sporca penso risuonò lungo la tromba delle scale del palazzo. Io continuai a insultarla con epiteti che ne descrivevano la moralità ma che tra noi erano manifestazioni di affetto."
Mi posiziono meglio per permettergli di raggiungere la mia fica con la sua lingua. Quanto è bravo a leccarmi. Io sono un lago. E nello stesso tempo riesco ad essere professionale e impeccabile.
"Chiedilo a lui. È lui il mio ragazzo." Era pazzesco. No, non volevo… Però cazzo se era eccitante l'idea!
"No. Se lei se ne va ritornerò in me ed uscirò da questa situazione folle in cui mi ha cacciato mio marito. La mia parte razionale avrà le meglio. Se vuole fare qualcosa lo faccia ora. È la sua unica possibilità."
Ogni tanto, istintivamente, si faceva il segno della croce, come a scacciare i demoni della lussuria che si stavano impadronendo di lui. Muoveva anche leggermente le labbra, come se stesse salmodiando o pregando tra sé e sé.
"Lo sto inculando. Sto inculando l'uomo che osa fotterti davanti ai miei occhi." — "Oh, sì, amore!"
"Mi piace che sei così zoccola… senza offesa, eh. È un complimento." — "Sono la più zoccola che hai portato qui nel tuo posto romantico segreto?"
"Sono troia. Quante volte me l'hanno detto stanotte. Lui e l'altro. Troia e tutte le sue varianti. Me l'hanno detto mentre succhiavo il cazzo a uno e l'altro mi scopava."
Probabilmente aveva notato la posizione della mano di mio marito, appoggiata ad una delle chiappe che erano appena state violate da lui e dentro alle quali ancora risiedeva abbondante il suo sperma.
"Marta si era messa a succhiarmi il cazzo, guardandomi in modo diabolico. Evidentemente la divertiva molto che fossi al telefono con mia moglie ed il mio cazzo fosse invece nella sua bocca."
"Ripetilo bene." "Come?" "Dillo bene. È curioso sentirselo dire da un marito. Mi piace la situazione. Dimmelo." "Voglio che tu scopi mia moglie… voglio che la fai urlare di piacere… vorrei sentirvi da qua…"
"Non voglio essere il tuo amante." — "Amante. Che parolona. Sei uno con cui scopo. Uno dei tanti." — "Voglio mettermi insieme a te." — "Non ci si mette insieme ad una zoccola, cioè non consapevolmente." — "Invece io voglio farlo proprio consapevolmente."
Non l'avevo mai fatto con due uomini contemporaneamente. Avevo un cazzo in bocca e uno che mi scopava da dietro. Era troppo eccitante. Stavo godendo.
"Dai, ma ora svegliati e diventa un porco: sbattimi col tuo cazzo, inculami." [...] "Il tuo culo è solo mio. D'accordo?"
"Cazzo, c'è qualcuno." dissi cercando di liberarmi da lui che invece mi afferrò per le chiappe non lasciandomi scappare. "Mollami!" — "Ssssh, tranquilla. È un mio amico. È tutto sotto controllo."
"Improvvisamente sento bussare alla porta che immediatamente dopo si apre e vedo affacciarsi il mio capo. Io sono nel mezzo di continui orgasmi ma cerco di darmi un contegno fingendo indifferenza."
"Mi ero trasformata da moglie fedele ad adultera con un cazzo piantato nella figa in pochissimi istanti."
"Non voglio tradire mia moglie, voglio scoparti." — E intanto io mi girai appoggiando le mani al muro e arcuando la schiena per mettere in mostra il culo.
"Chiamane uno. Scegli tu chi. Fallo venire nel nostro palco. Scopatelo." Questo le avevo sussurrato varie volte durante il primo atto dell'opera lirica.
«Per il maritino cornutello di una mogliettina tanto troia…» — «Ti amo.» — «Anche io.»
"Scommetto che stai godendo ancor di più a succhiare il cazzo a pochi metri dal tuo uomo che dorme." Lo odiai per questa frase, ma soltanto perché aveva colto nel segno.
Prima di uscire aveva intinto il suo dito nella mia figa ancora aperta, poi aveva spalmato la sua sborra sulle mie labbra, rendendole lucide. 'Ora va. E vai a baciare tuo marito.' mi aveva detto ridendo.
"Lo racconterai a qualcuno, in ufficio?" mi domandò lei, con la testa appoggiata sul mio petto. Con la mano stava giocherellando con il mio pene che ormai non riusciva più a rialzare la testa, sfiancato dalla super attività.
"Posso? Qui?" le sussurro all'orecchio premendo il glande sul suo ano. "Devi." mi risponde lussuriosa e spinge il culo all'indietro aprendosi con estrema facilità.
"Ogni volta che terminavamo una scopata assumeva un'aria colpevole e diceva che dovevamo smettere. Io le davo ragione, ma puntualmente ci ricadevamo subito promettendoci a vicenda: 'Solo ancora una volta.'"
"Una moglie così troia da accettare il rischio ed un marito così porco da gettarla nel rischio."
Sembrava tutto normale se non fosse che il mio cazzo era piantato a fondo nella sua vagina. La situazione di rischio e le leggere stimolazioni che ricevevo per i suoi piccoli movimenti mi fecero venire proprio in quel momento.
Io filmo e mi masturbo, godendo nel vedere mia moglie scopata, sborrata, inculata e sfiancata da tre neri. Anzi, "negri del cazzo", come sono uso appellarli, nella mia vita pubblica.
«stasera non ho messo le mutandine.» — lo disse a voce relativamente alta, abbastanza da farsi sentire dalle persone vicine. [...] a metà del primo atto si era chinata a farmi un pompino. Durante il secondo la stavo scopando in fondo al nostro palco.
"La osservai uscire, sculettando sui tacchi e con un vestito cortissimo. [...] la aspettai a letto quella sera, masturbandomi al pensiero di quello che lei stava facendo con uno dei suoi amanti occasionali."
"Perchè c'è scritto che è lubrificato, ed è meglio che lo sia per quello che ti voglio fare."
"Scopa la tua troietta." mi disse con la voce roca, allargando le gambe e aprendosi con le dita la vulva.
"Il modo migliore per imparare è capire cosa si prova ad essere sodomizzati." — disse mentre tornava verso di me con in mano un lungo fallo di lattice nero e un sorrisetto minaccioso.
"Vuoi che ti venga in bocca, così poi quando baci il tuo uomo sente il sapore di quanto sei troia?" lei si rialzò. "Sei sempre uno stronzo." "una volta ti piaceva quando ti parlavo così."
"La mia più grande perversione è essere scopata con il vestito da sposa indosso. Il giorno del mio matrimonio. E non da mio marito."
"Mi sfrega il cazzo sulla figa, già abbondantemente bagnata, lubrificandolo con i miei umori. Poi me lo infila dietro."
Ero in piedi nudo, al telefono con mia moglie, e mentre parlavo guardavo il corpo nudo della babysitter, steso sul letto, sudato e spossato. [...] venni quando la ragazza, accortasi della cosa, si inginocchiò sul letto ponendo il viso subito sotto di me, a portata degli schizzi.
"Ora mi sono alzata, se il tuo amico è abbastanza sveglio ora mi alzerà la gonna, mi toglierà il perizoma che indosso e mi scoperà. Tu se vuoi masturbati sentendomi godere."
"Vorrei vedervi scopare. Anzi quasi quasi vorrei farlo insieme a voi, lei mi stuzzica appetiti lesbici che in genere non ho."
«Infilo la mano nei boxer per trovare un pene già duro. Lui inclina indietro la testa. Quattro o cinque colpi e già viene inondandomi la mano di sperma. Mi guarda ansimante. Non ci siamo detti una parola.»
"Non eri tu. Ce l'aveva più grosso del tuo. Grazie per avermelo mandato di là, ma ora mi dici chi è. Altrimenti me li faccio tutti finchè non lo trovo."
"No, la figa è solo per i fidanzati" — e intanto tirava fuori un dildo dalla valigia. "Sei stata bravissima. Con lui intendo." le faccio l'occhiolino, esco lasciandola basita dentro l'ascensore che si richiude.
«Mi sento come se fossi nuda. Mi guardano come se lo fossi. [...] tu sei in ginocchio. Mi lecchi dietro. Mi fai girare. Mi lecchi davanti. Vengo.»
Estratti scelti per accendere l'immaginazione.
«Sei una troia.» Me lo scriveva sempre e me lo stava dicendo a voce, quel porco. Ero eccitata da far schifo. L'alcool da una parte e l'essere in mezzo alla gente in una discoteca con la mano infilata nei pantaloni di un uomo appena incontrato.
— Da 'Elena T. e incontrarsi senza incontrarsi'"E il primo cazzo che hai preso in bocca da sposata…" commentò il fotografo quasi per dovere di cronaca. […] Abbassai una mano e gli tastai il pacco. Intanto dalla mia fica sentivo colare gli umori. Era duro e grosso ed era così per me, per avermi fotografato il mio culo nudo.
— Da 'Sì, lo voglio'Prima di uscire aveva intinto il suo dito nella mia figa ancora aperta, poi aveva spalmato la sua sborra sulle mie labbra, rendendole lucide. 'Ora va. E vai a baciare tuo marito.' mi aveva detto ridendo.
— Da 'La sposa in bianco'"Chiamane uno. Scegli tu chi. Fallo venire nel nostro palco. Scopatelo." Questo le avevo sussurrato varie volte durante il primo atto dell'opera lirica.
— Da 'Una notte all’opera'Voci raccolte a caso dalle pagine dei racconti.
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