Inopportuno
"Voglio il tuo cazzo, non la tua lingua. E neanche farti una sega coi piedi." — "Sii inopportuno. Più che puoi."
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"Voglio il tuo cazzo, non la tua lingua. E neanche farti una sega coi piedi." — "Sii inopportuno. Più che puoi."
"Sei in riunione così? Voglio saperlo anche io. Voglio immaginarti. Ti immaginerò così anche se non me lo dici. Però dimmelo. A lui puoi anche non dirlo."
"Spero che tu non mi fermi anche mentre scarto questo pacco…" mi chiese mentre mi slacciava la cintura e i pantaloni.
Era sporca, era calda, era bagnata. Stavo leccando anche i residui di lui, probabilmente. Guardai di nuovo in alto e la sua faccia era cambiata. Si mordeva un labbro, rivolgeva gli occhi in alto. Il piacere si stava impossessando di nuovo di lei.
Vedevo la faccia di Valentina schiacciata sul vetro mentre io da dietro spingevo dentro al suo culo. Vedevo il suo culo aperto che accoglieva voglioso il mio cazzo come raramente mi era capitato prima con una donna.
"No, niente… un cazzo così… sprecato…" commentò perdendo ormai del tutto il tono professionale.
"Sai, forse non ero poi così ubriaca quella sera…" mi provocò. Esattamente come mia moglie che mentre mi apprestavo a scoparla nello stesso modo in cui mi aveva appena confessato di essersi fatta scopare da quello, volle aggiungere un carico alla mia voglia di virile rivalsa.
Insomma ero in controllo. Anche con un cazzo nel culo ero in totale controllo, come sempre. Avevo io il potere.
"Nel culo." disse lui senza pensarci neanche, il porco. "Ottima scelta. Mi sembra appropriata per il tipo di transazione che stiamo compiendo."
"Non ha mai chiamato suo marito mentre aveva il cazzo di un altro uomo nel culo? Lo faccia, può essere divertente."
"Voglio che ristabilisci il tuo possesso su di me. E io voglio ristabilire quello su di te." — dopo una notte in cui entrambi hanno scopato chiunque tranne davvero l'altro.