La parrucca copertina
Un racconto di Analcoholic

La parrucca

11 novembre 201910 minuti di lettura

“Eccomi sono pronta!” annunciò trionfante la mia ragazza uscendo dal bagno dove era chiusa da molti minuti.

“Finalm…” iniziai a direi ma poi mi bloccai rimanendo a bocca aperta nel vederla.

Avevamo in programma una serata fra noi per divertirci senza pensare ad altro. Volevamo andare in una grossa discoteca fuori città. Mi aspettavo che Alice si sarebbe vestita in maniera abbastanza appariscente e anche un po’ provocante, ma a stupirmi non furono i (pochi) vestiti che aveva addosso. Partendo dai piedi indossava un paio di scarpe col tacco alto, delle calze a rete autoreggenti di cui si scorgeva il bordo grazie ad una minigonna molto corta in finta pelle. Sopra aveva un top che lasciava scoperta la pancia e valorizzava il seno. Nelle braccia portava dei guanti senza dita che le coprivano tutto l’avambraccio. Alcuni gioielli ai polsi, al collo e alle orecchie, oltre al solito piercing nell’ombelico e un trucco particolare, più carico del solito. Ma a renderla totalmente diversa dal solito era ciò che aveva in testa. Non aveva più la sua lunga chioma liscia castano-bionda ma un caschetto di capelli corti e nerissimi che le incorniciava il volto.

“Ma… ma…” balbettai fissandole il viso.

“Ti piace?” disse lei atteggiandosi. “È una parrucca.” aggiunse.

“Eh? Ah, sì, certo.” farfugliai constatando l’ovvio che però a causa della sorpresa non avevo colto subito.

“Allora? Che ne dici?” chiese facendo una piroetta su se stessa.

“Cazzo…” commentai io.

Alice mi guardò sorridente, interpretando giustamente la mia esclamazione come una espressione di approvazione.

“Cazzo se mi attizzi…” conclusi io andando verso di lei abbracciandola.

“Mh, lo sento.” disse lei strusciandosi contro il mio pacco che mostrava segni di rigonfiamento.

“Cazzo, fai venire voglia di scoparti qui… dobbiamo proprio uscire?”

“Certo che dobbiamo uscire, dopo la fatica che ho fatto per prepararmi.” disse ridendo. “Ma come mai questa attrazione incontenibile?”

“Non lo so… sei così… così…”

“È per la parrucca?” chiese muovendosi i capelli con le mani.

“Sì, no, non lo so. Sei così diversa…”

“Ah sì? E allora ti piaccio di più perché sono diversa? Quindi di solito ti piaccio meno?” domandò con aria fintamente accusatoria.

“No, no…” mi misi sulla difensiva. “Mi piaci e mi ecciti sempre, ma con questi capelli hai un’aria più da… birichina.”

“Birichina?” mi guardò Alice alzando le sopracciglia stupita.

“Sì, va be’. Hai un’aria da porca. Volevo essere educato.”

Mi squadrò di sottecchi.

“Ho un’aria da porca, eh? Chissà se sono i capelli diversi oppure sono proprio io ad essere più porca, stasera?”

Mi lasciò con questo dubbio, o meglio con questa speranza, e andò a prendere la giacca per poi uscire di casa.

Durante il viaggio in auto verso la discoteca Alice era euforica, cantava e si agitava a ritmo di musica. Ogni tanto mi giravo a guardarla. Era lei ma non era lei. Era strana con quella parrucca. Sembrava un’altra lei. E anche come atteggiamento sembrava molto più scatenata del solito.

Anche dentro al locale si lanciò subito in pista e ballò intorno a me apparendo più disinibita del solito. Mi accorsi che si faceva notare. Diversi ragazzi la osservavano. Era bella, era calda, era eccitante. Mi defilai per fare anche io da spettatore. Mi faceva venire il cazzo duro. Mi chiesi se anche agli altri ragazzi facesse lo stesso effetto. Questo pensiero non fece altro che eccitarmi ancora di più.

Tornai da lei e le urlai nell’orecchio, per coprire il volume della musica.

“Cazzo se sei figa stasera. Ti scoperei qui. Non voglio ballare. Voglio scoparti.”

Lei mi guardò. Mi sorrise e continuò a dimenarsi, sempre più sensuale e maliziosa.

Continuò a ballare per alcuni minuti fino a quando, accaldata, si decise a fermarsi. Mi prese per mano e mi portò verso l’uscita.

“Hai ragione.” disse quando fummo in una zona meno rumorosa. “Sono anche io eccitata. È uno spreco ballare.”

“Andiamo a casa a scopare?” chiesi io speranzoso.

“Andiamo.” disse Alice dopo essere sembrata un po’ pensierosa.

Saliti in auto io feci per partire ma lei intervenne.

“Non andiamo a casa.”

“E dove andiamo?” domandai non capendo che intenzioni avesse.

“Tu guida. Ti dico io dove andare.” mi disse prendendo in mano il telefono e cercando qualcosa sulla mappa.

Guidai per le strade della città ormai semivuote a quell’ora.

“Ecco, gira qui. Fermati lì, in quel parcheggio.” disse Alice indicando quello che di giorno era il parcheggio di un supermercato.

Scendemmo e andammo verso l’edificio di fronte dove si notava l’ingresso di quella che sembrava un’altra discoteca. Un uomo ci chiese alcuni soldi per il parcheggio. Glieli diedi malvolentieri. Alice mi trascinò dentro tirandomi per la mano.

“Ma dove siamo?” le chiesi mentre entravamo in quella che appariva come una reception.

Alice si girò verso di me. Si sollevò sulle punte per darmi un bacio in bocca. Io ogni volta che la guardavo con quella parrucca rimanevo un po’ stranito.

“Ho voglia di fare una pazzia stasera. Ho voglia di essere un’altra me. Sono diversa fuori, voglio lasciarmi andare ed essere diversa anche dentro. Siamo in un club priveé.”

Se quando era uscita dal bagno aveva visto il mio volto più stupito di sempre in quel momento probabilmente stava vedendo la versione ancora più accentuata.

Ci registrammo presso la ragazza che stava al bancone del guardaroba e poi entrammo nel locale. C’erano alcune coppie sedute su dei divani o che bevevano al bar. Diversi volti si girarono verso di noi per vedere i nuovi arrivati. Ordinammo anche noi due gin tonic per acclimatarci. Poco più in là c’era la sala con la musica dove la gente ballava.

“Vuoi andare a ballare?” chiesi ad Alice.

Lei mi guardò strano aggrottando la fronte.

“Eravamo in discoteca e siamo venuti via. Non siamo venuti qui per ballare. Non volevi scoparmi?”

Io annuii. Lei rise e poi mi prese per mano trascinandomi verso le scale che portavano ai piani superiori.

“Cosa vuoi fare?” le chiesi quasi timoroso di scoprire le sue vere intenzioni.

“Mi sembra di non essere me stessa con questa parrucca. È come se avessi una maschera. Mi sembra di essere in incognito e quindi mi sento in grado di fare cose che normalmente mi vergognerei a fare.”

“Ok… e quindi…”

“Quindi troviamo un posto dove scopare e facciamolo davanti a tutti, ti va?”

Io risposi solamente con un sorriso. Lei poi mi tirò verso un corridoio. Superammo un paio di tende e ci ritrovammo in una grande sala con vari letti vicino alle pareti o al centro. C’erano alcune persone ma nessuna sembrava intenta a fare qualcosa. Sembravano tutti in attesa di qualcosa.

“Che si fa?” ci chiedemmo a vicenda.

“Boh, andiamo lì in mezzo e mettiamoci a scopare.” suggerii e così facemmo dando presto il via alle danze. Dopo di noi infatti qualche altra coppia prese coraggio ed iniziò il proprio amplesso. In breve diverse persone stavano scopando vicino a noi. In tutta la sala c’era un concerto di gemiti e rumori di corpi che sbattevano fra loro. Alice mi stava cavalcando sul bordo del lettone e nella penombra, con quei corti capelli neri, mi sembrava quasi di star scopando qualcun’altra. Era eccitante. Era piacevole farlo davanti a tutti e guardarsi attorno e vedere altra gente che scopava.

Dopo un po’ ci accorgemmo che un uomo si era messo vicino a noi e ci guardava. Era nudo ed esprimeva apprezzamenti entusiasti e volgari verso Alice. Per un attimo ebbi timore che lei ne fosse infastidita ma vidi subito che gli sorrise e lo ringraziò. Continuammo ancora un po’ e l’uomo iniziò a segarsi platealmente.

“Ti piace che ci sia uno che ci guarda?” le chiesi a bassa voce in un momento in cui lei si era piegata in avanti verso di me.

Lei non mi rispose, si tirò su e fece un sorrisetto malizioso. Poi allungò una mano verso di lui e gli afferrò il cazzo duro. Subito poi si girò verso di me e mi guardò negli occhi con un atteggiamento di sfida.

Era Alice? Era della mia ragazza quella testa coperta da un caschetto di capelli neri? Era della mia ragazza quella mano che teneva saldamente il sesso duro di uno sconosciuto? Era lei che si dimenava impazzita sul mio cazzo e che mi stava inondando di umori il pube?

L’uomo si spostò e dopo averle sussurrato qualcosa andò dietro di lei. Dopo poco sentii qualcosa che mi toccava la base del cazzo e le palle. Capii che lui si era messo a leccarle il culo e ogni tanto nei movimenti il suo mento o la sua lingua entravano in contatto anche con me. Alice intanto si era lasciata cadere in avanti ed ora era appoggiata con tutto il tronco sul mio.

L’uomo poi si interruppe e si alzò in piedi. Lo vidi che si infilava un preservativo e poi si fece avanti posizionandosi immediatamente dietro alla mia ragazza.

“Cosa fa?” mi chiese lei con voce impastata.

“Si è messo un preservativo. Vuole scoparti.” risposi.

“No. Non vuole scoparmi.” mormorò lei spalancando gli occhi. “Vuole incularmi. Con te che sei ancora nella mia figa.”

“Devo fermarlo?” chiesi un po’ incerto e preoccupato della piega che stava prendendo la serata. Non sapevo cose volesse lei. In realtà non sapevo neanche che cosa volessi io. Era una situazione non prevista e tremendamente eccitante ma da lontano la mia parte razionale mi stava avvisando che forse stavamo correndo troppo, forse ci saremmo pentiti di quello che stavamo facendo.

“Ehi, piccola, lo vuoi nel culo mentre il tuo ragazzo ti scopa nella figa?” la voce dell’uomo ci mise di fronte alla scelta.

Alice mi guardò negli occhi. I suoi capelli finti mi finivano sulla fronte. Non diede nessuna risposta all’uomo ma allungò le mani dietro di sé per aprirsi meglio le chiappe, dandogli così il via libera a penetrarla. Io cominciai a sentire le spinte di lui e il suo cazzo che invadeva uno spazio adiacente a quello occupato dal mio.

Alice accettò quella doppia penetrazione con meno difficoltà di quella che mi aspettavo e che forse anche lei si aspettava. I suoi occhi erano rivolti verso l’alto. Io ne scorgevo appena il bianco dietro le palpebre.

“Sono io?” bofonchiò dopo un po’.

“Cosa?” chiesi non essendo sicuro di avere capito bene.

“Sono io?” ripetè.

Io non sapevo cosa risponderle.

“Sono io? Sono io che sto facendo questo? Sono io che sono in club per scambisti e mi sto facendo inculare da uno sconosciuto? Eh, sono io?”

“Sì. Sei tu. Siamo noi.” le risposi baciandola in bocca.

Dietro l’uomo aumento il ritmo e l’intensità delle spinte. Poi ad un certo punto ebbe la spiacevole idee di afferrare Alice per i capelli volendole tirare indietro la testa per farle inarcare la schiena come piace a noi uomini quando scopiamo una donna da dietro. Al secondo strattone la parrucca venne via, rimanendogli in mano e facendolo restare per un attimo basito. I capelli veri di Alice si sciolsero e si mostrarono in tutta la loro bellezza originale.

Le venne per un attimo una faccia impaurita. Poi ci guardammo negli occhi. Ora era sicuramente lei. Era la mia ragazza ed ero con lei in un luogo di trasgressione e di lussuria. Dal suo volto capii che in quel momento si sentò totalmente nuda, indifesa, esposta. Provò vergogna e poi provò piacere. E provo piacere nel provare vergogna.

Urlò tutto il suo godimento in un orgasmo interminabile.

Quando tornò in lei non era più lei. Aveva di nuovo i suoi capelli, non si sentiva più incognito ma era cambiata. E io ero cambiato con lei. Eravamo cambiati come coppia. Capimmo che da quel momento in avanti il sesso per noi sarebbe diventato una ricerca di trasgressione. Un gioco che avremmo esplorato insieme, con una parruca in testa o no.

"Mi sembra di non essere me stessa con questa parrucca. È come se avessi una maschera. Mi sembra di essere in incognito e quindi mi sento in grado di fare cose che normalmente mi vergognerei a fare."

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