“Sei pronto?” mi urla Carlotta, la mia ragazza, mentre io armeggio con il tappo dello spumante per stapparlo allo scoccare della mezzanotte.
È un capodanno diverso dagli altri. Siamo a casa e siamo soltanto in tre. Io e lei e la sua amica Katia. Il suo ragazzo lavorava e quindi Carlotta mi ha chiesto se poteva invitarla da noi per la cena, per festeggiare la mezzanotte e per poi fermarsi a dormire da noi. Io ho accettato anche se in realtà un po’ malvolentieri. Quell’ultimo dell’anno chiusi in casa mi ero immaginato di passarlo facendo sesso e giochi erotici fra noi, cosa che gli anni precedenti non avevamo mai fatto essendo sempre in compagnia di tanti amici.
Ho liberato il tappo dalla sua gabbietta metallica ed ora lo tengo premuto contro la bottiglia, per evitare che salti via in anticipo. Carlotta e Katia stanno ballando con i bicchieri in mano. Non è la prima bottiglia che apriamo quella sera, anzi forse abbiamo già un po’ esagerato. Le due ragazze le vedo piuttosto brille.
“5… 4… 3… 2… 1… yeeeeeh” urlano in coro al passaggio al nuovo anno.
Io apro con un botto la bottiglia e mi preparo a versare il liquido che già esce da solo nei bicchieri. Carlotta e Katia si tengono abbracciate con un braccio intorno ai fianchi e mi porgono i loro bicchieri. Un sorso a testa, senza esitare, e auguri.
Poi le due ragazze si girano l’una verso l’altra e si danno due baci sulle guance, abbracciandosi di più. Poi si guardano a pochi centimetri di distanza. Si danno un bacetto veloce bocca contro bocca. Poi ridacchiano. E non si staccano. Si danno un altro bacio. Stavolta più lungo.
Io mi riempio di nuovo il bicchiere e bevo, escluso da quei loro auguri affettuosi.
Si baciano di nuovo e stavolta non si staccano. Le due bocche aderiscono e poi si aprono. Le lingue saettano fuori e si attorcigliano fra loro. È un bacio vero. Un bacio appassionato, voluttuoso. Le labbra si mangiano fra loro, le lingue giocano.
Carlotta non mi ha mai confessato di avere fantasie omosessuali o di avere mai provato qualcosa con un’altra ragazza. Di Katia non so nulla, se non che non è certo una ragazza timida. Mi piace vederle che si baciano. C’è passione. Sembra esserci desiderio. Non sembra un bacio dato per scherzo. Forse è nato così, poi forse è entrato in gioco l’alcool che disinibisce. Ora si stanno baciando, anzi si stanno limonando.
Non mi considerano. Non mi guardano, è come se non esistessi. Sono lì che le guardo da vicino ma hanno ognuna attenzione solo per l’altra. Per la bocca dell’altra. E anche per il corpo. Cominciano ad accarezzarsi, a passare le mani l’una sul corpo dell’altra, senza mai staccare le labbra fra loro.
Lasciano cadere i bicchieri sul tappeto. Li raccolgo. Loro continuano. Ora Carlotta ha le mani sulle grosse tette di Katia che ricambia con le mani sul bel culetto della mia ragazza. Io mi sto eccitando. È molto bello vederle impegnate in questa attività insolita.
Ad un certo punto interrompono il bacio ma restano attaccate con i corpi. Respirano profondamente e si guardano negli occhi. Appoggiano la fronte l’una contro l’altra. Capisco che quello è il momento decisivo. Possono rinsavire, ridere di quello che hanno appena fatto e smettere facendo restare quei gesti una breve trasgressione di fine anno, un gioco alimentato dall’alcool. Oppure possono decidere di continuare ad esplorare quella voglia insolita nata forse per caso ma esplosa senza pudore.
E continuano. Riprendono a baciarsi e le mani si fanno più audaci cercando l’una di spogliare l’altra e viceversa.
Io non so che fare. Mi piace quello spettacolo, vorrei mostrare il mio apprezzamento ma nello stesso tempo non voglio disturbarle, non voglio rischiare di interrompere quel feeling che si è creato. Magari si sono dimenticate di me, magari se Carlotta percepisce la mia presenza si vergogna di quello che sta facendo e smette. Allora mi defilo un po’ e così mi sento anche più libero di sistemarmi meglio il cazzo nei pantaloni perché si è indurito e reclama i suoi spazi.
Le due ragazze rimangono in mutande e reggiseno. Carlotta aveva scelto un completino rosso audace. Forse nonostante l’ospite aveva comunque intenzione di fare qualcosa con me quella sera. O forse era solo scaramanzia. Katia ha un bel corpo voluttuoso, con un gran seno e un bel culo. L’ho già vista diverse volte in costume, ma vederla in lingerie nel mio salotto fa un altro effetto.
Così come ho già visto tante volte le reazioni di Carlotta quando qualcuno, io nello specifico, la lecca fra le gambe. Ma vederla mentre a farglielo non sono io, anzi è addirittura una ragazza, è tutta un’altra cosa. Katia si è inginocchiata, le ha sfilato le mutande e si è tuffata con la lingua sulla sua fica. Carlotta si è appoggiata al tavolo col culo e tiene le mani sulla testa della sua amica. Io mi sposto per avere una visuale diversa e anche per vedere il culo di Katia coperto solo da un perizoma e che sporge mentre lei è piegata in avanti.
Dopo poco sono entrambe completamente nude. Sono di nuovo entrambe in piedi e stanno l’una giocando con le dita sulla fica dell’altra. Sono brave, sanno come toccarsi e si portano entrambe ad un rapido orgasmo.
Giunte ad un primo godimento si fermano. Restano abbracciate e ridono. In quel momento si ricordano della mia presenza. Mi guardano. Io mi sto accarezzando il cazzo da sopra i pantaloni. Mi blocco come fossi un guardone sopreso nell’atto dello spiare. Carlotta mi sorride imbarazzata ma nello stesso tempo felice di quello che ha appena fatto.
C’è un momento di sospensione. La musica che proviene dalla televisione è una delle classiche canzoni da festeggiamenti.
“Andiamo di là?” sussurra Carlotta a Katia prendendola per mano e indicando verso la camera da letto. Io vengo di nuovo ignorato e mi limito a seguirle. Rimango estasiato nell’ammirare due culi femminili nudi che entrano nella nostra camera da letto.
Le due amiche si stendono sul nostro letto. Si mettono a posizione di 69, con Carlotta sotto, e proseguono nel loro rapporto lesbico. Io resto spettatore. Vorrei anche entrare in gioco. Provo ad avvicinarmi in certi momenti. Salgo anche io sul letto. Acquisto confidenza e mi sento libero di spogliarmi e di segarmi platealmente davanti a loro per far vedere che apprezzo lo spettacolo. Noto qualche loro sguardo verso di me, ma è sempre fugace e non si traduce mai in un invito ad unirmi a loro. Anzi, vengo respinto. Questa sera è solo tra loro ragazze.
Dunque mi limito a godermi lo spettacolo. Osservo due ragazze che esplorano ogni possibilità di godere e far godere l’altra. Noto inesperienza, noto a volte imbarazzi, ma si capisce che ciascuna sa cosa le piace e prova a farlo all’altra. Carlotta l’ho vista tante volte godere grazie a me, ma con la sua amica lo fa in modo diverso. E mi eccita come poche altre volte.
È mattino. Il primo dell’anno. Mi sveglio sul divano. Sul tavolo ancora tutti i resti della cena della sera precedente. Attorno alla mia testa c’è un cerchio doloroso e il mio corpo sente tutti i postumi di una serata parecchio alcolica. Ci metto qualche istante a realizzare il motivo per cui ho dormito sul divano. Era dove avrebbe dovuto dormire la nostra ospite che invece in questo momento è nel nostro letto, nuda, insieme alla mia ragazza.
Dopo aver scopato fra loro si sono addormentate. Non le ho volute disturbare. Mi sono discretamente fatto un’ultima sega guardando i loro culi nudi affiancati. Ho sborrato ai piedi del letto. Non se ne sono accorte. Poi sono tornato in salotto, ho spento tutto, ho finito lo spumante e mi sono steso sul divano.
Vado in bagno per riprendermi. Mi lavo i denti. Poi decido di farmi una doccia calda. Mi aiuterà a svegliarmi.
Sono sotto l’acqua. Ripenso ai fatti della notte. Che figata vedere la mia ragazza e la sua amica insieme. Il mio cazzo è d’accordo e lo premio con una lenta e lunga sega, senza l’intenzione di sborrare ma bensì di rivivere mentalmente tutte le scene da film porno a cui ho assistito.
Sento qualcuno entrare in bagno. Mi affaccio. È Katia. Mi saluta come se niente fosse. Ha indosso una t-shirt, una mia t-shirt. Deve averla trovata in camera.
Dal vetro zigrinato della doccia la vedo che si siede sul water. Sento il rumore della sua pipì. Poi vedo la sagoma che si avvicina alla doccia. Capisco che si sta sfilando la maglietta e poi apre lo sportello.
“Posso?” chiede entrando senza neanche darmi il tempo di rispondere.
Sono nudo sotto il getto d’acqua con il cazzo duro e l’amica della mia ragazza nuda al fianco. Si avvicina a me per farsi bagnare anche lei. Sospira di piacere per il calore dell’acqua.
Non ci diciamo niente. Lei inizia ad insaponarsi. I nostri corpi si toccano. Lei sente inevitabilmente il mio cazzo che non accenna a diventare meno duro e dopo poco lo prende in mano.
Ci guardiamo negli occhi. Non diciamo niente. Lei porta la cappella del mio cazzo a contatto con la sua clitoride. Se lo sfrega contro e mi sorride.
“Non dovremmo.” le dico.
“Non avrei dovuto neanche con Carlotta, ma non hai detto niente.” mi risponde.
“Eravate stupende.”
“È stato bellissimo, sì. Ma mi è rimasta voglia di cazzo. Scopami. Non le dirò niente.”
Mi piego leggermente sulle ginocchia per avere la giusta inclinazione per poter infilare il cazzo dentro di lei. La cappella comincia a farsi largo fra le sue labbra.
“Prendi la pillola, vero?” le chiedo.
“No.”
“E… come sei a giorni? A rischio?”
Katia alza gli occhi per fare i calcoli e poi fa una smorfia. Capisco che non è tranquilla.
“Non hai un preservativo?” mi chiede.
“Eh, no. Carlotta prende la pillola.” rispondo io sconfortato.
Katia si stacca da me. Prende il mio cazzo e lo sega un po’ a due mani.
“Uffa… ne ho voglia…” bofonchia.
Si inginocchia e lo prende in bocca, ma dura poco. Si rialza.
“Non mi basta succhiarlo. Lo voglio dentro.” mi dice risoluta.
“Eh, ma come…?”
Katia si gira. Appoggia le mani alla piastrelle del vano doccia e spinge in fuori il culo.
“Mettimelo dietro?”
“Eh?” dico io non perché non abbia capito ma perché sono sorpreso.
“Insaponatelo bene e mettimelo nel culo.” mi spiega.
“Oh, cazzo…” mormoro io contento.
Cerco di rendere il mio cazzo più scivoloso possibile mentre Katia con le dita si prepara alla penetrazione insaponandosi e ammorbidendosi il buco del culo. Poi mi posiziono e spingo. Lei mugola a denti stretti, ansima e si irrigidisce fino a quando mi faccio largo attraverso lo sfintere.
“Cazzo… Carlotta non me lo dà mai…” sussurro felice mentre mi godo lo stretto canale che mi massaggia il cazzo.
Katia respira a bocca aperta con la faccia contro il muro mormorando invocazioni a varie divinità.
“Neanche io lo do mai al mio ragazzo…” mi dice mentre ci riprendiamo, io dopo averle sborrato nel culo e lei dopo aver provato un orgasmo anale.
Pranziamo nel primo pomeriggio con gli avanzi della sera prima. Certe cose non le riscaldiamo neanche. Le prendiamo dalla tavola così come sono rimaste tutta la notte e la mattina. Solo l’alcool non lo tocchiamo. Abbiamo tutti e tre esagerato un po’ la sera prima.
Nessuno parla molto. Nessuno fa cenni alla serata appena trascorsa. Katia e Carlotta sembrano le stesse amiche di prima. Se non lo sapessi non potrei mai indovinare che hanno appena avuto il primo rapporto lesbo fra loro. E Carlotta, spero, non sospetterà mai che ho inculato la sua amica nella nostra doccia quella mattina.
Esternamente nessuno lo dà a vedere ed io non posso sapere cosa stanno pensando loro, però spero che i loro pensieri non siano tanto diversi dai miei. Io vorrei che loro lo rifacessero. Io vorrei guardarle di nuovo mentre si baciano e mentre fanno sesso. Vorrei anche partecipare, unirmi a loro. Avere le loro due bocche attorno al mio cazzo. Scoparne una mentre l’altra la lecca. Avere i loro due culi messi a pecorina davanti a me e alternarmi nella fica di una e dell’altra. Farmi succhiare il cazzo da una mentre l’altra mi lecca il culo. Vorrei di nuovo inculare Katia. Vorrei farlo anche alla mia ragazza. Vorrei…
Ho il cazzo duro. Indosso i pantaloni della tuta e forse si nota. Katia mi sorride. Credo lo abbia visto. Si guarda con Carlotta. Anche lei forse lo ha notato. Sorrido anche io.
“Buon anno!” annuncio trionfante.
«Non avrei dovuto neanche con Carlotta, ma non hai detto niente.» «Eravate stupende.» «È stato bellissimo, sì. Ma mi è rimasta voglia di cazzo. Scopami. Non le dirò niente.»


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