“Aspetta un attimo.” mi disse trafelato mio marito mentre io ero già inginocchiata nuda per terra sul nostro terrazzo, pronta a succhiarglielo fino a farmi sborrare in faccia.
Entrò in casa e torno pochi istanti dopo con in mano il telefono e il treppiede. Lo sistemò sul tavolino vicino a noi, controllò l’inquadratura e fece partire la registrazione.
“Era proprio necessario?” gli chiesi io prendendogli di nuovo in mano il cazzo che era rimasto duro, segno che la preparazione della ripresa del pompino lo eccitava quasi quanto il pompino stesso. Il tono con cui gli posi quella domanda era a metà tra lo scocciato e il lusingato. In fondo mi piaceva essere ripresa mentre facevo sesso, ma allo stesso tempo un po’ mi disturbava. Era trasgressivo, mi piaceva anche rivedermi, ma mi spaventava che quei video in qualche modo potessero finire in mani sbagliate, anche solo quelle di mio figlio, ad esempio.
“Sì, troia, succhiamelo.” mi rispose, deciso.
“C’è già il vicino che ci spia, non ti basta?” feci cenno con la testa verso la finestra dalla quale si scorgeva la nostra terrazza e dietro la quale avevo già visto un’ombra, pochi minuti prima, mentre mi stavo masturbando a gambe aperte, prima che arrivasse mio marito.
Mi mise una mano sulla nuca e mi spinse la testa verso di lui. Aprii la bocca e lo presi in bocca. Un pompino appassionato. Pochi minuti e schizzi di sborra inondarono la mia faccia.
Andò dal telefono. Controllò che stesse ancora riprendendo. Lo prese in mano e si avvicinò a me, inquadrandomi da più vicino.
“Sorridi.” mi disse.
Sentii una goccia di sborra staccarsi dalle mie labbra e cadere su una mia coscia, mentre guardavo nell’obiettivo della telecamera del telefono.
Quando mio marito rientrò in casa guardai verso la finestra del vicino. E sorrisi anche a lui.
Mi era venuta in mente una cosa, che mi stava eccitando di nuovo.
“È la ripresa di stamattina?” chiesi a mio marito quando entrai in camera, nel tardo pomeriggio. Lui era seduto sul letto, col computer aperto davanti e si stava masturbando furiosamente come un ragazzino.
“Sì. Sei proprio una troia.” commentò senza staccare gli occhi dallo schermo.
“Fa vedere.” dissi salendo sul letto vicino a lui.
Era il momento di mettere in atto l’idea che avevo avuto. Glielo chiesi prima che sborrasse a causa della sega, in modo che mi dicesse sì mentre era ancora eccitato.
“Senti, puoi estrarre dal video un paio di fotogrammi? Quelli che preferisci, quelli in cui secondo te sono più troia. Poi censuri la mia faccia e me li passi, per favore? Grazie.”
“A che ti servono?” chiese ansimando sospettoso.
“Mah… a niente… li voglio così tanto per… poi magari li mando a uno… ci devo pensare…”
“A chi? A chi li vuoi mandare, troia?” aveva smesso di guardare il video e mi stava guardando in faccia.
“A uno. Non ti deve importare a chi.”
“Lo conosco?”
“No.”
“Troia…” mormorò mentre sborrava. Io lo lasciai lì, andandomene sorridendo maliziosa.
Che brivido che provai nei lunghi minuti in cui esitai prima di cliccare sul pulsante di invio. Avevo scritto a Henry, l’autore di racconti erotici di un sito web, una lunga email in cui descrivevo alcune mie abitudini sessuali, tra cui quella di esibirmi in terrazza facendo pompini a mio marito alla luce del sole, come avevo fatto quella mattina. E avevo allegato le due foto estratte dal video che mi aveva dato, obbediente, mio marito.
Ero a letto, mio marito dormiva già al mio fianco, io avevo il telefono in una mano e con l’altra mi stavo toccando. Trovai la forza di inviare l’email con le foto nel momento in cui stavo per raggiungere l’orgasmo.
“Andreaaa? Puoi venire ad aiutarmi?” chiamai mio marito dalla camera da letto della casa al mare. Poco dopo arrivò, trovandomi nuda nel letto, a carponi.
“Che cazzo stai facendo?” mi chiese con tono divertito e allupato.
“Mi sto facendo delle foto, ma solo con il bastone da selfie non riesco a farne una come vorrei, in cui mi si veda meglio mentre sono a pecorina.”
“E questo?” mi chiese raccogliendo dal letto, tra le mie gambe.
Sul foglio c’era scritto:
X TE HENRY
ELENA T. 🖤
“Chi cazzo è Henry?”
“Quello a cui devo mandare queste foto.”
“E chi è? Te lo sei scopato?”
“No… non ancora.”
“Ma chi è?”
“Fregatene di chi è e fammi questa foto. Si deve vedere bene il mio culo. Vuole vederlo bene, è un appassionato di culi.”
“Non vuole vedere solo il culo, direi.”
“Non guardare le altre foto che ho fatto.” lo rimproverai.
“Perché no? Non posso vedere le foto a figa spalancata che mia moglie manda ad uno sconociuto?”
“No, sono per lui.”
“Ma chi cazzo è questo?”
“Uno che mi eccita. Non ti deve importare di altro. Lui mi eccita e tu ne godi i benefici della mia eccitazione. Questo ti deve bastare.”
“Ok. Allora metti bene in mostra il tuo culo di troia e mandiamolo al questo porco.”
Mandai ad Henry le foto di un rapporto a tre. Io e due uomini, nessuno dei quali era mio marito. E gli raccontai tutti i dettagli, qualcuno anche ignoto a mio marito. Mi mostrai a lui come fossi una pornostar. Fu sconvolgente. Mi sentivo scopata anche da lui ad espormi in quel modo. Oppure era come se lui fosse stato presente mentre quei due mi scopavano e in un qualche modo era stato così, perché mentre succedeva già pensavo al fatto che glielo avrei raccontato con parole e foto, nella speranza che poi lui un giorno lo trasformasse in uno dei suoi racconti.
Era terrorizzante mandare in giro foto di me in una situazione del genere, anche se il viso era sempre censurato. Mi raccomandai a lungo che non mostrasse a nessuno quelle foto.
“Dai, facciamo qualche foto per quel porco a cui le mandi.” mi disse mio marito mentre io mi accingevo a fargli un pompino.
“Allora non ti dispiace che gliele mando…”
“Quando mai mi dispiace se tu fai la troia? E poi sei così bella col cazzo in faccia…”
“Siete tutti e due dei maiali…”
“Che cosa dice lui delle foto che gli mandi? Le commenta?”
“Sì…”
“E cosa dice?”
“Che sono una bella donna, elegante e troia…”
“E altro?”
“Che tu sei un uomo fortunato e che sei bravo a lasciarmi fare la troia con altri.”
“Vorrebbe che facessi la troia anche con lui?”
“Già la sto facendo in un certo senso… non fisicamente ma mentalmente con lui sto facendo la troia più che con altri…”
“Si sega con le tue foto?”
“Sì… mi ha mandato anche la prova fotografica…”
“Perché non gli mandi una foto del viso?”
“No, sei pazzo… troppo pericoloso…”
“Però ti ecciterebbe, vero? Magari una foto del viso tutta sborrata.”
“Certo che mi ecciterebbe, cazzo. Tante cose mi ecciterebbero ma non le faccio.”
“E allora se non può avere una foto del tuo bel visino da troia, bisogna dargli qualcosa di forte su cui si possa segare… girati.”
“Aspetta, cosa vuoi fare?”
“Una bella foto del tuo culo, dopo averti inculata. Voglio incularti.”
“Non mi sono preparata… ehi, vacci piano… aspetta… aaaah”
“Dai che ti piace, troia… voglio aprirti bene il buco… voglio che gli mandi una foto del tuo buco dilatato dal tuo uomo fortunato…”
“Aaahh, sei un porco… siete due porci… tu e lui…”
“E tu sei la mia troia…”
“La vostra troia…”
E così Henry si vide recapitare la foto del mio buco, ancora ben aperto, con le dita di mio marito a tenere bene larghe le chiappe in modo che si vedesse bene. Mi faceva ancora un po’ male quando gli inviai la email.
“Cazzo, Henry, sei uno stronzo! Te l’avevo chiesto, mi ero raccomandata.”
“Lo so, scusa, è successo senza volere. È colpa del mio amico che si è messo a scorrere le foto che avevo sul telefono. Gli avevo fatto vedere la foto di una moto e lui è andato troppo indietro.”
“E così ha visto le mie foto? Quali?”
“Quelle in cui ti masturbi a gambe aperte… e poi ti infili le dita nel culo…”
“Quelle che avevo fatto solo per te… su tua richiesta… cazzo! Sono proprio incazzata con te e anche delusa!”
“Lo so, capisco.”
“E cosa gli hai detto di quelle foto?”
“Ho detto che sono di una che mi scopo.”
“Tutto qui? Non ha voluto sapere altro?”
“Sì, certo che ha voluto sapere. Ma non gli ho detto niente che ti riguardi.”
“Ci mancherebbe altro. E cosa gli hai detto?”
“Gli ho solo detto che sei una gran troia, una gran porca.”
“E lui?”
“Lui ha detto che si vede… e ha chiesto se ti può scopare anche lui.”
“Cazzo… non dovevi farlo questo, Henry… hai commesso un errore, non so se posso fidarmi ancora di te.”
“Scusami di nuovo… però…”
“Però cosa?”
“Però se ho imparato a conoscerti in questi mesi… un po’ ti eccita quello che è successo, vero?”
“Non dirlo neanche…”
“Perché non dovrei dirlo?” mi stuzzicò.
“Lo sai perché non devi dirlo…”
“Forse perché… è vero?”
“Stronzo.”
“Ti sei bagnata, vero, quando ti ho detto che qualcuno aveva visto le tue foto?”
“Sì…”
“Allora se vuoi ti dico anche qualcosa di più…”
“Cosa, porco?”
“Eravamo nello spogliatoio, post calcetto, quando ha visto le tue foto…”
“Cazzo! Vuoi dire che…”
“Sì, che non le ha viste solo lui. Le ha mostrate subito anche agli altri, lo stronzo.”
“Nello spogliatoio… quindi eravate nudi?”
“Qualcuno nudo, qualcuno seminudo…”
“E…?”
“Vuoi sapere se lo hai fatto venire duro a qualcuno? Sì, quando ho descritto quanto ti piace succhiarlo o prenderlo in culo si sono eccitati…”
“Porco…”
“Quella sera di sicuro qualcuno ti ha pensato, mentre si svuotava le palle… qualcuno oltre a me, voglio dire.”
“Porco… stronzo…”
“Ti stai toccando?”
“Sì…”
“Scusate, ragazzi, posso chiedervi di farmi una foto?” mi rivolsi ad un paio di ragazzi che avranno avuto tra venti e trent’anni. Mi sembrò di notare che dopo una prima faccia scocciata cambiarono espressione dopo avermi guardata. Una piccola botta di autostima pensando che gli fossi piaciuta. Erano molto carini anche loro. Uno dei due prese in mano il mio telefono e aspettò istruzioni.
“Vedete, mi sarei anche fatta un selfie, ma volevo che si vedesse bene questa scultura.” mi posizionai a fianco di un grossa mano intagliata nel legno che faceva il segno delle corna, vicino al rifugio di montagna dove aspettavo mio marito mentre lui sciava.
“Ok.” risposero forse un po’ interdetti dal fatto che volessi farmi una foto vicino al segno delle corna.
“Ahaha” ridacchiai. “Sapete, voglio farla poi vedere a mio marito.” e feci il segno delle corna anche io. Mi guardarono stupiti.
“Forse non sarà tanto contento di vederla.” disse uno dei due.
“No, perché? Non è un tipo geloso… anzi.” ci fu un momento di silenzio imbarazzato tra noi tre. Loro forse non erano sicuri di aver capito, o meglio non sapevano se la mia era una allusione volontaria e mirata a qualcosa o no. Non lo sapevo neanche io, in effetti. Mi era venuta spontanea. E pensai in quel momento che se fosse stata una allusione mirata a qualcosa, potevo starci. Non erano per niente male.
Si guardarono fra loro. Poi uno dei due parlò.
“Fa male a non essere geloso con una moglie così bella.”
“Ah, grazie. Molto gentile.”
“Eh sì, rischia che le corna non ci siano solo in foto…”
“Più che un rischio, una certezza…”
Si guardarono di nuovo. Senza parlarsi si stavano chiedendo l’un l’altro se quella donna che gli aveva chiesto una foto gli stesse facendo capire che ci sarebbe stata, se ci avessero provato.
“Ecco, ho fatto alcune foto.” disse quello con il telefono in mano.
“Fammi vedere come sono venute.” gli dissi mentre andavo verso di lui. “Fai tu.” gli dissi mostrando i guanti che mi avrebbero impedito di scorrere le foto sul telefono.
Prima foto, seconda foto, terza foto. Praticamente identiche. Ero venuta bene, sorridente e appoggiata alla scultura, anche se un po’ controluce.
Forse non sapeva quante foto aveva scattato esattamente o forse lo fece in modo istintivo, ma dopo quelle tre foto continuò a scorrere le foto. Io quella mattina non ne avevo fatte. Le ultime erano della sera prima, sul letto, mentre aspettavo mio marito che era sotto la doccia.
“Opss. Scusa.” disse lui imbarazzato tornato subito indietro dopo aver visto la mia foto nuda stesa sul letto, con ano e figa in primo piano.
Ci guardammo negli occhi per alcuni istanti.
“Non fa niente, non è un problema. Guardala, se vuoi.” dissi poi io per rompere l’imbarazzo. Lui rimase fermo.
“Dai torna indietro!” disse impaziente l’amico, al quale istintivamente sorrisi.
Se la guardarono per bene quella foto oscena. Chiesero poi se potevano andare ancora indietro e dissi loro di sì. Trovarono i selfie fatti mentre facevo un pompino a mio marito.
“Lui è il cornuto.” commentai.
“O… ok…”
Continuarono a guardare altre foto, ma quelle per loro interessanti erano finite. Mi restituirono il telefono.
“Che freddo che fa qui fuori.” dissi. “Perché non entriamo nel rifugio a prendere qualcosa di caldo?”
Uno esitò. L’altro accolse con gioia e impazienza l’invito e il primo allora lo seguì a ruota.
Ci sedemmo in uno dei tavoli del rifugio, io dalla parte del muro, sul sedile a panca, vicino a uno dei due. L’altro seduto di fronte a noi. Chiacchierammo un po’. Fu divertente. Erano giovani e un po’ impacciati a parlare di argomenti spesso allusivi con una più grande di loro ma da cui erano sessualmente attratti.
Ad un certo punto quello seduto di fronte a me, con il quale stavo parlando, guardò l’amico.
“Ma che hai?” gli chiese notando delle sue strane espressioni.
“Guarda.” gli rispose indicando verso il basso.
Lui allora si tirò su e si sporse oltre il bordo del tavolo. Quello che vide, nascosto alla vista di chiunque altro, era la mia mano che scompariva dentro alla tuta da sci del suo amico e il mio avambraccio che faceva un lento movimento ritmico.
“Cazzo! Anch’io!” esclamò.
“Dopo fate cambio posto.” gli dissi io, comprensiva, mentre la mia mano veniva inondata dalla sborra del suo amico.
“Intanto fammi una foto per mio marito, da abbinare a quelle della scultura.” dissi passandogli il telefono.
Io sorridente verso l’obiettivo, come niente fosse, ma guardando in basso si intuiva che la mia mano era dove non avrebbe dovuto essere. Poi un primo piano con a fianco del viso la mano, palmo verso l’alto, dita parzialmente piegate e sporche. Infine stessa inquadratura ma con a fianco parte del profilo del ragazzo, mentre succhia il mio indice. Era roba sua. Lo convinsi facilmente a farlo.
Foto evocative per mio marito, ma anche per Henry, pensai.
“Vaffanculo, sei un coglione!” gridai inviperita contro mio marito.
Gli avevo chiesto di prepararmi alcune foto per Henry ed era ormai notte inoltrata quando me le ha date, io avevo già preparato l’email in cui raccontavo un’altra mia vicenda erotica e quindi le ho allegate senza neanche guardarle, fidandomi di lui. E invece in una delle foto aveva lasciato scoperto il mio viso. Me l’ha detto Henry, chiedendomi se era una cosa voluta o se era stato uno scherzo di Andrea.
Cazzo, era stato proprio uno scherzo da stronzo.
“Ma che ne sapevo che tu non le avresti guardate prima di mandarle?” mi rispose ridendo. Era soddisfatto di averlo fatto. Era contento di avermi mostrato al mio amante virtuale. “E poi ti ho anche ringiovanito, ti ho tolto le rughe.” aggiunse peggiorando la sua situazione.
“Sei proprio uno stronzo!”
“Gli sei piaciuta?”
Non gli risposi. Non gli diedi la soddisfazione di sapere che Henry aveva detto che ero proprio una bella troia.
“Dai, su, vieni qua, mi faccio perdonare.”
Era pure eccitato lo stronzo. Voleva scopare, dopo quello che mi aveva fatto.
“Vaffanculo, non te la meriti. Ora resti a secco per un po’.”
“E dai, su.”
“Neanche riesci a scusarti, vaffanculo. Guarda che posso farla anche io la stronza. Metto in giro le tue foto, a volto scoperto, mentre ti masturbi come un ragazzino, se ci riprovi a farmi una cosa del genere.”
Niente. Ridacchiò e mi chiese di nuovo di scopare, o almeno un pompino. Proprio incorreggibili i maschi.
“Sei sicura? Sicura sicura?” mi ha chiesto Henry prima di pubblicarle.
Sì. Mi sono decisa. Mi ha sempre eccitato mostrarmi. E mi ha sempre eccitato eccitare mostrandomi. Mi eccita scopare con mio marito in posti in cui qualcuno mi può vedere. Mi eccita quando il mio vicino mi spia. Mi eccita che qualcuno che non dovrebbe possa vedermi. Mi ha eccitato inviare tutte quelle foto a Henry. Le foto più oscene che abbia mai fatto. Alcune solo per lui. Ma altre, magari ancora più censurate, non mi dispiace se vengono viste anche da altri. Da persone già eccitate perché hanno letto i racconti che mi riguardano. Così possono vedermi.
Gliel’ho detto a Henry, una volta, di una fantasia che ho avuto. Il suo sito web come fosse un teatro. I lettori che affollano la platea e i palchi. Io e lui sul palco. Lui che mi espone davanti a tutti, per mezzo della sua fantasia, in base alla sceneggiatura che io gli ho preparato.
Sono nuda, completamente, sul palco. Tutti che mi guardano. Sono eccitata e sono eccitati. Vedo le braccia che si muovono su e giù. Si stanno segando, nascosti dalle poltroncine, tranne quelli della prima fila.
Anche Henry è nudo. In fondo anche lui si espone come autore. Racconta le mie storie, ma racconta anche le sue e mostra la sua mente erotica.
Sono carponi. Henry è dietro di me. Mi prende. Mi incula col suo cazzo largo. Gli spettatori applaudono il mio orgasmo.
Mi dono a loro.
Mio marito? Facciamo che sta all’ingresso, a controllare i biglietti. Gli farò poi vedere le foto.
Continuo a mandargliele a Henry le mie foto. Alcune sono veramente oscene, ginecologiche si potrebbero definire. Esagero. Quasi non mi riconosco. Non sono così esibizionista io. Cioè non sempre. A volte mi vergogno un secondo dopo aver cliccato su invia. Però poi mi piace. Mi piace che lui le veda, mi piace pensare che gli venga duro, che si masturbi guardandomi.
Ormai mi fido di lui anche se spesso gli ripeto che sono solo per lui. Non è soltanto la paura che le vedano altri, in fondo la mia vera paura sarebbe che le veda qualcuno che mi conosce e mi riconosce, ma devo ammettere razionalmente che in ogni caso è una probabilità molto remota. Non è quindi solo per quello che gli dico che sono solo per lui, ma anche perché quella esclusività rende la cosa ancora più eccitante.
Addirittura le più eccitanti forse sono quelle così esclusive che non posso neanche farle vedere a mio marito. Ce n’è una che è così proibita che non posso fargliela vedere, anche se mi ecciterebbe molto. A Henry l’ho mandata e l’ha apprezzata molto. L’ho vista io, l’ha vista lui e l’ha vista ovviamente chi me l’ha scattata.
Un amico di mio marito. Un porco che vorrebbe scoparmi tutte le volte che mi vede, ma io mi sono sempre negata pur divertendomi molto a provocarlo. Forse a volte fin troppo, tanto che sono andata vicinissima a concedermi. Come quella volta di quella foto.
Eravamo ospiti da lui e la sua nuova compagna. Già il giorno prima e quel mattino c’erano state fra noi delle provocazioni sessuali che meriterebbero un racconto a parte. Ma nel pomeriggio siamo usciti tutti e quattro per fare una passeggiata. A me, dopo qualche centinaio di metri, si è rotto un laccetto dei sandali che indossavo. Non potevo continuare così, dovevo tornare indietro a cambiarmi le scarpe. L’amico di mio marito si è offerto di accompagnarmi, solo per gentilezza, non aveva secondi fini.
Sono stata io, lo ammetto, che una volta in casa da sola con lui l’ho stuzzicato.
“Dai, non fare così.” mi disse lui quasi sconsolato, immaginandosi un’altra serie di mie provocazioni che l’avrebbero poi lasciato all’asciutto. E in effetti non avevo certo intenzione di concedermi… anche se… magari un pompino veloce… ne avevo un po’ voglia.
“Perché?” chiesi facendo la finta ingenua.
“Perché cazzo… vorrei scoparti…”
“Ma non possiamo…” dissi io pensando intanto al pompino… ma poi mi venne un’altra idea. Più sicura e forse anche più porca, anche perché coinvolgeva anche Henry.
“Infatti, cazzo.” rispose lui seccato. Qualcosa se lo meritava per tutte le erezioni che mi aveva dedicato.
“Aspetta. Fammi una fotina.”
Andai vicino alla vetrata della sala e mi abbassai in un colpo solo pantaloncini e mutandine. Mi misi a carponi e mi girai.
“Forza su scatta e metti a fuoco bene mi raccomando.”
Lui era esterrefatto. Scatto più volte.
“Ho fatto… cazzo! Elena sei stupenda…”
“Grazie ma stai calmo non è per te e non dovrai dire nulla ad Andrea. Guardami negli occhi.”
Ci fissiamo per secondi. Io avevo ancora con la tuta abbassata con la mia figa esposta.
“Scendi da annusarla dai.”
Mi guardò confuso e ci si fiondò deciso.
Mi mise le mani sui fianchi e ci piantò il viso. Lo sentii inspirare a pieni polmoni un paio di volte. Percepii la sua lingua, ebbi un brivido. Mi lasciai andare con la schiena appoggiandomi alla vetrata, le gambe mi tremavano tutte. Presi la sua testa con le mani e cominciai a premerla contro di me tenendola salda e proprio in quel momento il loro gatto saltò sul tavolo facendo cadere un oggetto, un tonfo che ci fece sobbalzare entrambi di paura. Cominciammo a ridere nervosamente. Lui riprese a leccarmi dicendomi che avevo una figa buonissima. Inspirai dal naso profondamente e riuscii a fermarlo.
“Alzati andiamo dai… fermiamoci avremo un’altra occasione te lo prometto. Tu non dire nulla a mio marito hai capito?”
Mi rassicurò più volte e ci incamminammo.
“Ma se non è per tuo marito, per chi è la foto?” mi chiese poco prima che raggiungessimo di nuovo i nostri partner.
“Non sono affari tuoi.” gli risposi secca.
L’ho mandata ad Henry quella foto. L’ha apprezzata tantissimo. Per quello che si vedeva che quasi mi vergogno a dirlo… sì perché si vede benissimo il mio buchetto posteriore… questi dannati telefoni che ormai fanno foto ad altissima definizione. Lo so che lui ha zoomato. Lo so che ha immaginato di avercelo davanti quel buco. Lo so che gli è venuta l’acquolina in bocca, a quel porco.
E l’ha apprezzata ancora di più per la storia che c’è dietro. In effetti sono stata proprio una troia. Per lui, per l’amico e anche alle spalle di mio marito.
Ero in giro con mio marito. In autogrill dopo un caffè gli feci vedere la foto del cazzo di Henry, mentre ripartivamo. Lui ha preso il telefono dalla mia mano e lo ha fissato dicendo:
“Un bel cazzo, complimenti, a te piace?”
Salimmo in auto e ripartimmo.
“Quindi? Mi rispondi? Ti piace?”
“Tu che dici?”
“Credo di sì a giudicare dallo sguardo che ti ritrovi.”
“Che sguardo scusami?”
“Da troia!”
Cominciai a ridere e risposi.
“Sì lo succhierei ed è quello che ho detto a lui.”
“Quindi avete ripreso alla grande voi due.”
“Ci scriviamo. Tutto qui, la nostra è una cosa diversa da quella che puoi immaginare tu.”
“Certo troia mia, ma guarda che a me fa piacere, non credere, sai? Gli hai girato le foto?”
“Per ora no.”
“Perché mai?”
“Non so mi ha chiesto perché facciamo le foto quando scopiamo e mi sono sentita in imbarazzo un poco.”
“Ma va tu in imbarazzo?”
“Certo, cazzo credi? Devo prima spiegare bene il perché poi gliene manderò altre, ma non prima.”
“Ma mi hai fatto delle foto prima? Mentre te lo succhiavo fuori dall’auto con quel contadino che ci guardava?”
“Sì, perché?”
“Non me ne sono neanche accorta. Sei proprio un porco.”
“Non volevi? Ti bastava il contadino da cui essere spiata?”
“No, no… va bene… però almeno giramele, voglio vederle.”
“Te le faccio vedere dal mio telefono.”
“No, mandamele.”
“Perché? Perché questa insistenza?”
“Così.”
Me le inviò.
“Allora? Ti piacciono?”
“Sì…”
“Perché quel sorriso?”
“Niente… è l’effetto che mi fa vedermi col tuo cazzo in bocca.”
“Sei venuta molto bene, secondo me.”
“Non mi si vede in faccia… sono coperta dai capelli…”
“E quindi?”
“No, niente, così per dire.”
“Invece secondo non è così per dire, ma è perché gliele vuoi inviare a lui, vero?”
“Mah… non so…” mentii mentre già avevo premuto invio.
“Troia!”
Gliel'ho detto a Henry, una volta, di una fantasia che ho avuto. Il suo sito web come fosse un teatro. I lettori che affollano la platea e i palchi. Io e lui sul palco. Lui che mi espone davanti a tutti… Sono carponi. Henry è dietro di me. Mi prende. Mi incula col suo cazzo largo. Gli spettatori applaudono il mio orgasmo.


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