La valigia chiusa copertina
Un racconto di Analcoholic

La valigia chiusa

11 novembre 20096 minuti di lettura

Il nostro piccolo monolocale dava direttamente verso il mare, bastavano pochi passi lungo un sentierino fra gli arbusti mediterranei per raggiungere la spiaggia.

Eravamo arrivati la sera prima e avevamo constatato, con nostro piacere, che su quella spiaggia era ampiamente tollerato il nudismo.

Avevamo fatto un po' di spesa, al minimarket vicino, in modo da poter sfruttare l'angolo cucina. Dopo cena ti ho guardato mentre seduta nuda sul letto ti asciugavi dopo la doccia. Ho notato che riponevi i vestiti in valigia, estraendo da essa soltanto il beauty case e poco altro. Hai chiuso la cerniera e poi mi hai guardato e, con aria di sfida, hai annunciato:

"Ho deciso che non aprirò più la valigia fino al giorno in cui partiamo."

Ho riso e ho guardato che cosa era rimasto fuori. Spazzolino, dentifricio, creme per il sole, un libro, occhiali da sole, i sandali, una collanina, un fermaglio per capelli, il vibratore, un bagnoschiuma, un rasoio, il portafoglio, la borsa da mare con dentro il telo da spiaggia.

Il mattino, nuda come ti sei svegliata, abbiamo fatto colazione sulla verandina.

"Ma così mi abituerò talmente tanto alla tua nudità che non mi farai più effetto." Ho scherzato io.

"Davvero?" Hai risposto guardandomi maliziosa e allungando, sotto al tavolo, una gamba fino a premere con il tuo piede sul cazzo duro nascosto, per fortuna, dai boxer.

Ho messo via la roba e poi ho proposto di andare in spiaggia. Sono rimasto un po' stupito quando mi hai risposto dicendo che non eri pronta. Sei entrata e io ho pensato che allora era un bluff, che qualcosa anche solo per il tratto fino al mare te lo saresti messo.

Ma sei uscita quasi subito, borsa a tracolla. In effetti qualcosa in più addosso rispetto a prima ce l'avevi. Avevi indossato, intorno alla vita, quella che credevo fosse una collanina mentre era da indossare, appunto, attorno ai fianchi. È incredibile come quel piccolo particolare ti rendeva ancora più sexy, nonostante fossi nuda esattamente come prima.

Inizialmente avevo in previsione di stare nudo anch'io in spiaggia, ma decisi che era più eccitante se io, in tutta la vacanza, in contrasto con te rimanevo coperto. Non è usuale vedere una coppia con lei nudista e lui no, è più frequente il contrario. Chissà cosa pensavano gli altri vedendo come lasciavo che la mia donna si mettesse in mostra.

Tu hai preso il sole, hai fatto il bagno, sei andata al bar sulla spiaggia, hai camminato lungo la battigia, sei andata avanti e indietro fino al nostro alloggio sempre completamente nuda.

Io sono andato a fare un altro po' di spesa visto che non ci saremmo mossi dal nostro appartamento e ti ho lasciata da sola in spiaggia. Al mio ritorno ho notato che attorno al nostro piccolo ombrellone si era posizionata più gente rispetto a prima. Un gruppetto di ragazzi. Qualche uomo singolo. Anche qualche coppia. Chi più, chi meno si era messo vicino a te.

Alla sera, dopo la doccia, mi saltavi addosso. Dicevi che questa tua condizione di nudità perenne ti faceva stare in una leggera eccitazione costante che doveva essere sfogata. Volevi essere leccata a lungo, sulla figa, rasata e già baciata dal sole. Poi ti concedevi, tutta, senza remore, assecondando tutte le mie voglie. Per aiutarmi a soddisfarti del tutto mi facevo aiutare dal tuo amichetto vibratore che mi sostituiva nei momenti in cui avevo bisogno di riprendermi e si univa a me quando volevo farti provare la sensazione di avere due uomini dentro di te contemporaneamente.

A causa del caldo le finestre rimanevano tutte aperte e solo una tenda ci nascondeva da sguardi indiscreti. La casetta, al piano terra era un po' isolata ma di sicuro qualcuno ebbe modo di sentirci.

Uno dei giorni successivi ero voluto andare fino al paese, in cerca di una edicola che avesse un quotidiano italiano. Presi l'autobus, girai un po' e alla fine stetti via mezza mattina. Al mio ritorno arrivai direttamente in spiaggia. Addocchiai i nostri teli ma tu non c'eri. Ti cercai con lo sguardo prima in acqua, poi lungo la riva oppure verso il bar. Non ti trovai e mi misi a leggere il giornale. Dopo un po' sentii due mani che da dietro mi coprivano gli occhi e la tua voce che mi chiedeva: "Indovina chi sono?"

"Dove eri? Ti ho cercata ma non ti ho visto."

"Ero andata un po' a casa. Ero accaldata e dovevo rinfrescarmi un po'."

Percepii in effetti un leggero profumo di bagnoschiuma, segno che ti eri appena fatta una doccia. Ma perchè non ti eri solo bagnata, ma anche lavata?

Istintivamente mi voltai a guardare verso la nostra casetta. Dal sentierino vidi arrivare in spiaggia un ragazzo che già i giorni scorsi avevo notato. Andò a mettersi sul suo telo, poco distante, e si denudò. Per un attimo il suo sguardo si era girato verso di noi. Ti guardai. Anche tu lo stavi guardando. Sul volto avevi un leggero sorriso.

La sera insistetti per fare un salto nella spiaggia. Aspettammo che fosse notte tarda. Tu ovviamente sempre senza vestiti. Facemmo un bagno notturno e poi ti presi sul bagnasciuga.

Il giorno dopo, nel primo pomeriggio, aspettando che la calura desse un po' di tregua prima di tornare al mare, stavo leggendo un libro sulla veranda. Tu invece eri dentro a dormicchiare nel letto. Mi chiamasti dentro e mi invitasti vogliosa a salirti sopra. Durante i primi affondi mi sussurrasti nell'orecchio:

"Che ne dici se invitiamo un amico a unirci a noi?"

Io, equivocando, allungai il braccio verso il comodino per prendere il vibratore. Mi bloccasti il braccio e fissandomi negli occhi:

"No. Un amico vero."

Rimasi basito. Col cazzo ancora piantato dentro di te sentii l'eccitazione crescere e iniziai a spingere, ma tu ti divincolasti e te ne andasti da sotto di me.

"Aspettami qui". Mi dicesti uscendo dalla porta.

Io, intontito e sorpreso, rimasi seduto sul bordo del letto. Con una mano mi segavo il cazzo. Ti vidi rientrare, mano nella mano con il ragazzo della spiaggia. Me lo presentasti ma non ricordo assolutamente il nome. Istintivamente gli allungai la mano, che fino all'istante prima avvolgeva il pene, ritirandola subito e scusandomi imbarazzato.

Il resto sono fotogrammi un po' confusi. Io mi muovevo meccanicamente e mi sentivo come se fossi fuori dal mio corpo e mi osservassi mentre, nell'intrico di corpi, ti scopavamo insieme. Lui aveva un bel corpo e un bel cazzo molto lungo, come già si era potuto notare in spiaggia. Ebbe più resistenza di me e rimasi a guardarvi mentre usciva ed entrava nel tuo culo. Tu, nel mentre, mi fissavi negli occhi. Uno sguardo misto di lussuria, amore, complicità e tradimento.

In aereo ti chiedo come è successo.

"Ero da sola nella spiaggia. Ho cominciato a guardarlo sempre più frequentemente. Aveva un bel fisico, mi piaceva. Lui ha ricambiato gli sguardi. Ad un certo punto mi sono alzata e, sculettando, gli sono passata vicino andando verso casa. All'inizio del sentierino mi sono girata per guardarlo un ultima volta. Mi sono messa in veranda ad aspettare. Dopo poco lo vedo arrivare. Entro in casa e lascio la porta aperta. Quando lui entra mi trova sul letto, a pecorina, che lo attendo. Si è messo a leccarmi. Insisteva molto anche sull'ano. Poi ha appoggiato la cappella allo sfintere e l'ho fatto entrare senza problemi. Ancora non ci eravamo detti una parola."

"Uno sguardo misto di lussuria, amore, complicità e tradimento."

Vota il racconto

Ancora nessun voto

Commenti (0)

Nessun commento ancora. Scrivi il primo pensiero su questo racconto.

Per una risposta privata dall'autore usa il form contatti. Per discutere con altri lettori puoi entrare nel club lettori su Telegram.