All'inizio ero molto scettico. Io ero stato sincero nel descrivermi, uomo, 28 anni, sposato, bella presenza e un cazzo di 20 centimetri. A lei chiesi numerose prove del fatto che fosse veramente una ragazza e che avesse veramente 18 anni.
Alla prima foto che mi mandò non ero ancora sicuro che non fosse un uomo che si nascondeva dietro ad un nickname femminile. Per questo gliene chiesi altre, fatte vicino a dei fogli con delle scritte che le indicavo io, per evitare che le pescasse su internet da qualche parte. Una volta appurato che era veramente una ragazza, e decisamente carina, ebbi il timore che avesse meno dei 18 anni dichiarati. Le chiesi anche per quello altre prove.
Alla fine mi convinse. Era autentica e sincera. Andammo avanti alcuni mesi a chattare e gli argomenti erano sempre incentrati sull'erotismo. Mi faceva impazzire di parlare in quel modo con una sconosciuta, così giovane e arrapante.
Lei aveva un ragazzo, ovviamente ignaro di tutto, così come mia moglie. Mi raccontava che con il ragazzo pomiciava, gli faceva le seghe o i pompini e qualche volta scopavano, ma lui veniva subito e non ci sapeva molto fare. Mi chiedeva che cosa le avrei fatto io, invece, da uomo esperto e maturo. Volle una foto del mio sesso eretto.
Fu quasi più lei ad insistere. Io avevo un po' di timori. Lei sembrava spregiudicata. Voleva incontrarmi. Voleva fare sesso con me.
Fu emozionante quando mi corse incontro, sul binario della stazione termini. Io mi ero inventato un impegno di lavoro e lei aveva detto che avrebbe passato due giorni da una amica e ci incontrammo a roma, a metà strada. Era bellissima, nel suo vestitino svolazzante. Mi lanciò le braccia al collo e mi baciò.
La portai a fare una cenetta romantica. Lei sembrava impaziente. Con il piedino, liberatolo dalla scarpa, mi stuzzicava la gamba, risalendo fino al pacco.
La sfidai: "Vai in bagno e togliti le mutandine, poi me le porti."
"Non posso" rispose abbassando gli occhi pudicamente.
"Dai, non lo saprà nessuno oltre a me."
"No. Non posso farlo. Non le ho."
Potevo averlo più duro di così?
"Dimmi se sbaglio qualcosa." Mi disse guardandomi dal basso verso l'alto mentre, in ginocchio, mi stava slacciando i pantaloni appena entrati in camera. L'espressione quando vide il mio cazzo fu memorabile.
Fu brava, molto. Si vedeva che su quello di esperienza ne aveva.
Mentre mi stavo avvicinando all'orgasmo le squillò il cellulare. Si interruppe un attimo e mi guardò, quasi spaventata e indecisa sul da farsi.
"Rispondi pure". Le dissi.
Era il suo ragazzo. Fu strano sentire che parlava con lui e si scambiava effusioni telefoniche con il mio cazzo appoggiato sulla guancia. Da come mi guardava e lo guardava ogni tanto capii che piacque anche lei quella situazione.
"Anche tu mi manchi." Disse chiudendo la telefonata e riprendendomelo subito in bocca.
"Lui non te lo fa?" Le chiesi dopo che era venuta, per l'ennesima volta a causa del cunnilingus che le stavo praticando.
"No. Mai. Non vuole. È la prima volta che qualcuno me la lecca."
"Non sa cosa si perde." Mi alzai e mi infilai un preservativo. "Adesso sei pronta? O ti fa ancora paura?" Le chiesi brandendo il cazzo come una spada e puntandolo verso di lei.
"Scopa la tua troietta." Mi disse con la voce roca, allargando le gambe e aprendosi con le dita la vulva.
Avevamo concluso con io che la prendevo alla pecorina. Poi ci eravamo riposati, ma il suo culetto in bella vista era troppo attraente per fermarsi a lungo.
"Sei ancora convinta di quello che mi hai promesso o ci hai ripensato?" Le chiesi mentre con una mano le palpavo una natica.
"Ho un po' paura, anche perchè è più grosso di quel che pensavo. Ma mi fido di te. So che non mi farai male."
"Ok. Lasciami fare e tu lasciati andare." Mi tuffai con il viso nel solco delle sue chiappe, iniziando a leccarla sul buchino.
Probabilmente ci sentirono in tutto l'albergo. Ad un certo punto le misi una mano davanti alla bocca, per cercare di smorzare le urla di piacere che emetteva.
Pian piano l'avevo preparata. Prima con la lingua, poi con le dita unte di gel lubrificante. Ero entrato con dolcezza, spingendo lentamente. Lei era stata bravissima e il suo sfintere si era aperto senza indugi accogliendo prima il glande e poi l'intera asta. Grazie alle mie venute precedenti, durai moltissimo. Lei ebbe vari orgasmi.
Andammo avanti fino a notte inoltrata. Mai avevo fatto sesso così a lungo. La scopai e la sodomizzai in varie posizioni.
Al mattino mi sveglia che lei ancora dormiva. Era bellissima nella sua nudità. Il suo culetto era così perfetto e rotondo che nessuno avrebbe intuito quello che aveva subito la sera prima.
Era così bella, così giovane, così disinibita, così sensuale, così vogliosa che mi spaventai. Uscii in silenzio dalla stanza e lasciai l'albergo dopo aver saldato il conto. Le lasciai un biglietto di addio. Durante il viaggio cancellai il suo contatto dal mio computer.
Chissà come prese questa mia fuga. Non cercò più di ricontattarmi, non so se perchè capì il mio messaggio o perchè si offese a morte.
Arrivai a casa e baciai mia moglie.
"L'appuntamento di oggi mi è saltato, sono tornato a casa prima." Le dissi.
"Bene. Mi sei mancato." Mi disse prendendomi per la cravatta e guardandomi nella maniera in cui mi guarda quando ne ha voglia.
Non so perchè ma mia moglie mi sembrò più sexy del solito. Il mio cazzo, nonostante gli straordinari della sera prima, si comportò egregiamente.
"Scopa la tua troietta." mi disse con la voce roca, allargando le gambe e aprendosi con le dita la vulva.


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