
Ghost Writer
Anteprima
Indice
1
Il locale era di quelli più esclusivi della città ed entrando mi sentii subito un po’ fuori posto e non vestito in modo adeguato. Era l’ora dell’aperitivo, il locale non era troppo affollato. Mi guardai attorno e cercai la faccia della persona con cui avevo appuntamento. L’avevo guardata per memorizzarla anche poco prima di entrare cercando il suo nome su Google. Lui era Adam, un ex calciatore che aveva smesso da poco, ma io di calcio non sapevo nulla.
Io facevo lo scrittore. O forse è meglio dire il ghost writer, scrivevo libri al posto di altri. La casa editrice con cui collaboravo mi aveva contattato perché a loro sembravo la persona adatta a scrivere la autobiografia di quello sportivo, nonostante fosse molto distante dai lavori che avevo fatto fino ad allora. Mi dissero che voleva scrivere una cosa diversa dal solito e quindi qualcuno fuori da quel mondo era meglio. Il lavoro era molto ben pagato rispetto al solito e quindi accettai.
Lo vidi seduto ad un tavolino in fondo al locale. Mi avvicinai facendogli un cenno di saluto per fargli capire chi ero. Vicino a lui c’era una ragazza, più giovane di lui e bellissima. Sembrava, e probabilmente era, una modella. Mi ricordai di averla già vista in qualche foto, era sua moglie.
Mi presentai. Lui sembrò felice del mio arrivo. Come avrei imparato conoscendolo Adam era uno molto sicuro di sé ai limiti dell’arroganza, ma nei miei confronti, forse perché gli servivo, fu sempre molto rispettoso, soprattutto del mio lavoro. Sapeva che ero lì per aiutarlo a raggiungere uno scopo ed ero qualificato per farlo.
Facemmo conoscenza, parlammo un po’ di noi e del libro che lui aveva in mente, in termini molto generici, più che altro per capire come avremmo potuto lavorare, quando avremmo potuto incontrarci per parlare. La sua idea era di fare una cosa molto tranquilla, cioè io avrei dovuto passare del tempo con lui, ogni tanto e in quelle occasioni, chiacchierando, sarebbe venuto fuori materiale per il libro. Era sicuramente un modo un po’ dispersivo ma, me lo garantì anche lui, sarebbe stato tutto retribuito, i soldi non erano un problema e si era già messo d’accordo con la casa editrice.
Io gli spiegai che del suo mondo non sapevo nulla, a malapena lo avevo sentito nominare prima il suo nome, ma lui disse che era stata una sua esplicita richiesta. Non voleva un giornalista sportivo come altri suoi colleghi, anche perché voleva parlare di tutto non solo di calcio, voleva farsi conoscere sotto altri aspetti.
Nel complesso fu una serata piacevole e io, pur essendo più bravo con la parola scritta che nel tenere conversazioni con sconosciuti in locali esclusivi della città, mi trovai abbastanza a mio agio. Se non fosse stato per un unico particolare: la moglie.
Jelena era sui trent’anni, aveva lunghi capelli neri e un viso affascinante dai lineamenti marcati ed esotici. Il corpo era perfetto come solo una modella può averlo, con lunghe gambe e un seno abbondante. Oltretutto non faceva nulla per nasconderlo quel corpo, anzi. Indossava dei sandali dal tacco altissimo che lasciavano in vista il piede nudo e un vestitino così corto che ti veniva da chiedere se sotto di esso potesse indossare della biancheria senza che questa fosse in vista. La guardavi e avevi sempre l’impressione o la speranza che si potesse vedere qualche sua zona intima. E non riuscivi a non guardarla. Io mi sforzai a lungo per tenere lo sguardo fisso sul mio interlocutore principale, Adam, ma la presenza della moglie al suo fianco era irresistibile. Era magnetica, era ammaliante.
Quando ad un certo punto lei si alzò per andare in bagno fu ancora più difficile non girare la testa per osservare da più vicino le gambe e il culo che mi passavano a fianco. Probabilmente la mia tensione si notò perché Adam, ridendo, mi fece una battuta:
“Oh, guarda che ti puoi girare a guardarla.”
“Eh? Cosa?” feci io fingendo di non aver capito a cosa si riferisse.
“Mia moglie. Lo so che è bella, lo so che non si riesce a non guardarla. L’ho scelta anche per quello, d’altronde.”
“No, ma io…” cercai di dissimulare mentre sentivo arrossire il volto.
“Ho notato come l’hai guardata tutto questo tempo, cercando di non farti notare. Tranquillo, puoi guardarla, non c’è mica qui la tua fidanzata che si ingelosisce. Sei fidanzato?”
“Sì.” mormorai io.
“Oh, sarai l’unico del locale che non le ha guardato il culo mentre andava in bagno. Rilassati. Giralo pure quel collo, che se no ti vengono le tensioni. Ahaha.”
“O… ok.” dissi un po’ a disagio sia per essere stato colto nello sbirciare sia per aver fatto poi la figura di quello che non guarda le belle donne.
“Tranquillo, amico. Mi piace se gli altri guardano mia moglie. È come un trofeo, no? È bellissima ed è mia moglie. Non sono geloso.”
“Ok.” non sapevo cosa dire.
“Parleremo anche di questo nel libro. Lei ne sarà una protagonista importante.”
Jelena tornò e prima di sedersi si chinò a cercare qualcosa nella borsetta piegandosi in modo da mettermi davanti al viso il suo culo coperto a malapena dalla stoffa leggera del vestito che le cadeva addosso disegnando le forme. Io deglutii nervosamente e non seppi distogliere lo sguardo.
Subito dopo Adam si fece avanti verso di me e sbirciò in maniera palese tra le mie gambe. Poi si lasciò cadere all’indietro sul divanetto prendendo nel contempo il bicchiere a cui dare un sorso. Poi mi fece l’occhiolino e il segno del pollice in su. Aveva notato che nei miei pantaloni c’era un lieve rigonfiamento.
Vota il racconto
Ancora nessun voto

Commenti (0)
Nessun commento ancora. Scrivi il primo pensiero su questo racconto.
Per una risposta privata dall'autore usa il form contatti. Per discutere con altri lettori puoi entrare nel club lettori su Telegram.