
Una storia bagnata
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Mi risvegliai sul letto. Ero nudo. Dalle finestre aperte entrava la brezza marina del pomeriggio. Avevo scopato con Francesca prima di addormentarmi. Non sapevo quanto avevo dormito. Eravamo nell’appartamentino sull’isola sulla quale stavamo passando qualche settimana di vacanza. Francesca era originaria di lì per cui ci andavamo tutti gli anni.
Lei non c’era stesa sul letto al mio fianco ma aprendo un occhio, senza alzarmi né muovermi, la vidi che era seduta su una poltroncina, col telefono in mano. Non so perché ma decisi di osservarla e spiarla, senza farle capire che mi ero svegliato. Fu l’istinto a farmi prendere quella decisione, fu una espressione che colsi nel suo bel viso.
Sorrideva mentre guardava il telefono e mentre, apparentemente, si stava scrivendo con qualcuno. Ma non era un sorriso normale, quello che poteva avere nel leggere qualcosa di divertente scritto da una amica, ma era un sorriso sornione, quello di chi sta avendo una conversazione intrigante.
Poteva essere solo un mio sospetto ma poi notai un altro particolare: la mano con cui non reggeva il telefono era scivolata fra le sue gambe e con le dita si accarezzava le labbra della fica.
Cominciai ad eccitarmi e il mio cazzo si indurì, compresso tra il peso del mio corpo e la superficie del materasso. Francesca intanto continuò a chattare con qualcuno e a toccarsi.
Gli anni scorsi, soprattutto quando io non ero presente sull’isola, lei si era divertita a tradirmi con altri uomini. Era un gioco tra di noi. A me piaceva che facesse così, la amavo ancora di più quando faceva la troia. In quelle ultime settimane, invece, non c’era stata nessuna trasgressione di coppia fra noi. Alcuni dei contatti che lei aveva, in particolare un ragazzo con cui aveva scopato gli ultimi anni, non era disponibile. E anche la spiaggia appartata che spesso frequentava, nella quale potevano nascere situazioni intriganti di esibizionismo e sesso, era rimasta tranquilla. Poi forse la mia presenza costante, dato che a differenza di altri anni ero rimasto sempre sull’isola con lei invece di lasciarla anche sola per un po’, l’aveva frenata. In fondo aveva sempre il mio di cazzo a disposizione e se lo gustava ogni volta che poteva.
Ad un certo punto mi mossi e mi girai su un fianco, mettendo in mostra la parte inferiore del mio corpo, col cazzo duro tra le gambe. Francesca distolse per un attimo lo sguardo dal cellulare, mi guardò il cazzo, si passò velocemente la lingua tra le labbra, ma poi tornò a fissare il cellulare.
Allora strisciai fino a scendere dal letto e andare verso di lei procedendo sulle ginocchia. Poi mi abbassai tra le sue gambe ed andai a sostituire la mia lingua alle sue dita. La leccai alternando momenti di calma e momenti in cui affondavo con golosità in lei. La avvicinavo all’orgasmo e poi mi fermavo. Lei, intanto, continuava a tenere il telefono in mano e a scriversi con qualcuno.
L’eccitazione tra le gambe e l’eccitazione mentale data dalla conversazione che stava tenendo si sommarono e alla fine diventarono troppe per essere gestite insieme. Si può dire che vinsi io. Lei mollò il telefono e mi implorò di scoparla di nuovo. La presi lì sulla poltroncina, spalancandole le gambe, tirandola verso di me fino a farle sporgere il culo e scopandola nella fica aperta e bagnata.
Il telefono era caduto lì a fianco. Gli lanciai una occhiata veloce. Intravidi una schermata di una qualche app che non conoscevo. C’erano dei messaggi che però non riuscivo a leggere da quella distanza. L’unica cosa che riuscii a vedere era una foto, parzialmente nascosta perché finita in alto a causa dei messaggi sottostanti. Sembrava la foto di un cazzo duro.
