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Bassa fedeltà

06 luglio 202130 minuti di lettura

Indice

Capitolo 1 di 8

Concessione

Incominciò tutto l’ultimo giorno di una vacanza tra me, la mia fidanzata Silvia e la sua amica Valentina. Quest’ultima spesso scherzava oppure si disperava, a seconda dell’umore generale, riguardo al fatto che fosse da più di un anno che era single e nel frattempo non aveva più trovato nessun ragazzo degno di nota, neanche per lo svago di una serata. Nemmeno durante quella vacanza, nonostante fosse un suo obiettivo, aveva incontrato nessuno che le piacesse.

“Ma neanche con quel tipo di ieri sera? Ok, c’era un po’ di differenza di età ma mi sembrava un bell’uomo.” la incalzò Silvia.

“Un po’ di differenza? Aveva cinquant’anni. Venti anni mi sembrano troppi.”

“Sei troppo selettiva…” disse la mia ragazza con tono canzonatorio per sollevare il morale a Valentina.

“È inutile. O sono degli sfigati, oppure sono impresentabili. Quelli fighi non hanno il cervello. Gli unici validi sono già presi, come il tuo.” disse indicando me.

“Eh, già. Dovrei prestartelo per una sera.” rise Silvia guardandomi.

“Eh, magari.” disse Valentina guardandomi a sua volta. Le due ragazze erano un po’ brille. Silvia chiaramente scherzava ma nello sguardo di Valentina colsi quello che sembrava una vera speranza.

“Quasi quasi, per una amica questo e altro.” ribattè Silvia. Sembrava quasi seria ma a parlare credo fosse un po’ anche l’alcool.

Dopo aver girato qualche altro locale sul lungomare e bevuto un altro po’, tornammo nel nostro appartamento. Valentina era stata approcciata da qualche ragazzo ma lei aveva quasi subito declinato le attenzioni. Ogni volta poi le due ragazze si mettevano a confabulare e sentivo che esprimevano le loro impressioni sui ragazzi.

Quando fummo a letto io feci per abbracciare Silvia, ma lei mi fermò.

“Ma tu con Valentina ci andresti?”

“È una bella ragazza, magari non è proprio il mio tipo ma non capisco perché abbia questa difficoltà nel trovare un ragazzo. Cioè sicuramente il problema non è lei ma sono i ragazzi che non ci sanno fare con lei.” risposi pensando che la mia ragazza volesse un sincero parere maschile. E invece non era proprio così.

“No, intendo se ti va di fare sesso con lei?”

“Ma in che senso? Cioè se… se fossi libero forse ci proverei con lei e sì, ci farei sesso, ovvio.”

“Dico stasera.”

“Come stasera?”

“Ne ho parlato con lei. Lei ci soffre proprio. Ne sente la mancanza. Ma non vuole darla al primo che capita. Quindi ho pensato… una cosa in amicizia.”

“Ma sei ubriaca o parli sul serio? Tu che sei sempre gelosissima.”

“Sì, forse sono un po’ ubriaca. Però sono anche sua amica. Mi fido di voi. Sarebbe solo una cosa fisica. Sì, probabilmente sono ubriaca, approfittane prima che cambi idea.”

“Ma poi ti arrabbi?”

“No, no. Te lo giuro. Ne ho parlato con lei. Solo sesso. Solo per farle sentire di nuovo il corpo di un maschio.”

“Quindi cosa dovrei fare?” le chiesi abbastanza incredulo. Il mio cazzo però ci credeva e si era indurito. Speravo che lei non se ne accorgesse, non so come l’avrebbe presa se avesse notato che ero già eccitato all’idea di scoparmi la sua amica.

“Ti aspetta di là nella sua camera. Vai, fate sesso e poi torni qua. Niente di più.”

“Sicura?”

“Sì.”

Incerto sul da farsi mi alzai dal letto. Mi mossi con circospezione pronto a cogliere qualsiasi segnale che fosse tutto uno scherzo o peggio una trappola della mia ragazza.

“Dai. Vai. Rendila felice. Tu sei bravo, sai come fare.”

Uscii dalla camera e mi diressi verso la stanza di Valentina. Mi toccai il cazzo nel tragitto. Era sempre duro. Almeno lui non mi avrebbe dato problemi. Bussai lievemente ma non sentii risposta. La porta era socchiusa e provai a spingerla leggermente per aprirla. Dentro era buio. L’unica luce era quella dei lampioni esterni che entrava dalla finestra aperta. Vidi la sagoma di Valentina sul letto.

“Entra pure.” mi sussurrò con un po’ di imbarazzo.

“Ciao.” dissi impacciato.

“Non c’è bisogno che parliamo, se vuoi.” mi disse capendo il mio disagio e forse il suo stesso.

“Ok.” risposi e mi sedetti sul letto. Pur vedendola poco capii che lei era già nuda. Io indossavo una t-shirt e i boxer.

“Cosa vuoi che…” iniziai a dire ma mi interruppi appena sentii la mano di lei che tastava in cerca del mio cazzo. Lo trovò. Si era leggermente ammorbidito ma il contatto con la sua mano lo risvegliò immediatamente.

“Wow.” mormorò. “Quanto mi mancava sentire un cazzo duro in mano.”

“Eh.” dissi io incerto sul da farsi.

“Wow.” ripeté. “Che stronza che è Silvia. Era stata vaga su di te, noi amiche avevamo intuito che fossi ben messo, ma mica ce l’aveva detto che eri messo così bene… che grosso!… spero che la mia fichetta non si sia ristretta troppo.”

Ridacchiai un po’ orgoglioso e un po’ nervoso. Lei intanto mi aveva abbassato i boxer. Io portai una mano fra le sue gambe. Trovai una figa totalmente rasata e già bella umida. Valentina emise un gemito.

“Oddio… lo voglio subito. Fammelo sentire.” mi tirò per il cazzo e io mi stesi sopra di lei che allargò le gambe e se lo puntò contro.

“Sei già pronta?” domandai premuroso.

“Siiiiì” mugolò lei e se lo tirò dentro. Ovviamente facemmo senza protezioni. Lei, visto il periodo sfortunato, non poteva essere a rischio e di me si fidava. Prendeva anche un anticoncezionale e già lo sapevo visto che era stato oggetto anch’esso di battute vista la sua inutilità durante l’ultimo anno.

Penetrai in lei, prima lentamente poi pian piano acquisii confidenza e cominciai a scoparla con più vigore. Intanto iniziai a leccarle o stimolarle con le dita i capezzoli. Lei, sotto di me, sembrò avvicinarsi con rapidità al primo orgasmo.

Il mio cazzo entrava e usciva dalla sua figa bagnatissima. La stavo sbattendo con dolcezza ma anche con forza. Valentina, probabilmente aiutata dal desiderio finalmente realizzato di riavere un cazzo dentro, iniziò a godere, anche un po’ rumorosamente. Io mi feci scrupolo che Silvia potesse sentirci dall’altra stanza. Per quello e anche perché ne sentivo quasi un bisogno fisico, le feci una domanda, un po’ strana forse per due che stanno scopando:

“Possiamo baciarci?”

Valentina aprì gli occhi e mi fissò per un istante. Poi aprì la bocca, tirò fuori la lingua e alzò la testa verso di me fino a congiungere le nostre due bocche. La scopai e la limonai duro per qualche minuto. Non contai i suoi orgasmi ma soltanto il mio che arrivò. Le inondai la figa di sborra. Lei sembrò molto felice di tutto, della scopata e della conclusione.

Mi sfilai da lei e feci per alzarmi.

“Dove vai?”

“Beh… torno di là…”

“No, ti prego. Un’altra. Ce la fai?”

“Mah… non so… non so se Silvia di là…”

“Ssshh, non pensare a lei.”

“Ma…”

“Oppure pensaci, se serve a fartelo tornare duro. Dimmelo cosa posso fare per fartelo tornare subito duro… ti prego… ne voglio ancora un po’. Dimmi, cosa vuoi che faccia?”

Io ci pensai un po’. In fondo Silvia non aveva specificato quando dovevo fermarmi, quante volte dovevo farlo. Aveva solo detto che fosse solo sesso e credo che lo fosse. Eravamo amici non certo amanti. Mi venne in mente cosa mi avrebbe aiutato a ridurre il tempo refrattario tra una venuta e la successiva erezione. Mi vergognavo un po’ però a chiederlo a Valentina che però insisteva.

“Dai, dimmi cosa devo fare.”

“Forse se…”

“Sì?”

“Se ti girassi e…”

“E?”

“E mi dessi il culo…”

Valentina mi sembrò esitare. Poi mi guardò con quell’espressione che sembrava significare “sei proprio un porco!” e poi sorrise e si girò, mettendosi a pecorina.

“Dai!” mi incitò.

Io mi posizionai. Mi menai il cazzo per risvegliarlo. Ma la disponibilità della ragazza nell’accogliermi in quel modo fu determinante per riacquistare la giusta eccitazione. Appena fu un minimo duro glielo appoggiai sul buco. Ma prima mi sputai sulla mano e cercai di lubrificarla un po’ con le dita. L’entrare in quel morbido buchetto con le falangi mi diede l’ultima carica di eccitazione. Ero pronto per incularla. Lo puntai sul buco e applicai una leggera pressione. Ma lei strinse le chiappe.

“No. Fermo. Sei troppo grosso.” mi disse. Io subito ci rimasi male.

Valentina girò la testa per guardarmi. Aveva una espressione maliziosa.

“Dai scopami di nuovo in fica.” mi disse allungando la mano dietro e spostando il mio cazzo in basso.

Ok, mi aveva fregato. Mi aveva fatto credere di essere pronta a darmi il culo solo per eccitarmi, ma sapeva già che si sarebbe fatta scopare di nuovo in figa. E sapeva benissimo che io comunque non mi sarei tirato indietro. Forse sapeva anche che in questo modo l’avrei scopata con un po’ di rabbia, con l’intento di fargliela pagare, e probabilmente era quello che voleva a giudicare da come sembrò godere delle mie spinte furiose da dietro.

La lasciai dopo averla schizzata su tutta la schiena. Non disse niente mentre io me ne andavo.

Feci una sosta in bagno, per ripulirmi ben bene prima di tornare dalla mia ragazza Silvia. Entrai in stanza e lei sembrava già dormire. Mi stesi nel letto e cercai di rilassarmi per prendere sonno, cercando di placare l’adrenalina data da quella insolita situazione. Ma capii subito che Silvia non stava dormendo. Rotolò su se stessa arrivando ad appoggiare il suo corpo sul mio. Con la mano andò subito a cercare il mio cazzo, che era moscio.

“Ce n’è anche per me?” mi chiese con voce roca.

Capii che voleva ribadire il suo possesso su di me. Che quell’episodio era stato appunto solo un episodio e che io dovevo scopare solo con lei. Solo che questo mi innervosì non poco. Ero consapevole che dovevo mostrare il massimo del desiderio per lei. Non dovevo farla sentire inferiore all’amica. Non dovevo fallire e…

Quando un uomo comincia a pensare che non deve essere tradito dal suo cazzo è proprio il momento in cui il suo cazzo inizia tradirlo. Non dava segni di vita il bastardo.

“Beh?” domandò Silvia spazientita sbattendomi il cazzo morbido contro la mia pancia.

“Eh, aspetta… dammi tempo.” provai a giustificarmi io.

“Stronzo.” mi disse lei e si girò offesa.

Provai ad abbracciarla ma lei mi spinse via.

Per fortuna quella era l’ultima sera della vacanza. Il giorno dopo ripartimmo. Nessuno accennò a quello che era successo la sera prima e Silvia, seppur ancora visibilmente incazzata con me lo dissimulò a causa della presenza dell’amica.

Qualche giorno dopo, a casa nostra, facemmo pace con una gran bella scopata. E la mia promessa di eterna fedeltà.