
Le Veneri di Milo
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Stavo perdendo tempo senza costrutto su un social quando la mia attenzione fu catturata da una immagine. Era un disegno di Milo Manara, uno dei miei disegnatori erotici preferiti. Disegno che però non mi era mai capitato di vedere prima di allora. Raffigurava una delle sue donnine, con le classiche gambe lunghe e affusolate, vista da dietro. Il viso si vedeva quasi di profilo, dato che lei sembrava girarsi per cercare lo sguardo di un osservatore. L’espressione era ritratta con la bocca leggermente aperta, allusiva e quasi di godimento. I capelli mossi e biondi, come molte delle protagoniste dei suoi fumetti, cadevano sulla schiena la cui parte alta era nuda. La ragazza infatti indossava quello che sembrava un vestito da sposa, bianco e con una gonna vaporosa di pizzo e un corpetto. Anche le scarpe erano bianche, col tacco e con dei laccetti attorno alla caviglia. L’ambientazione del disegno era Venezia, una delle città erotiche per eccellenza, anche grazie proprio ai lavori di artisti e disegnatori. Si intravedeva una gondola, su un canale. La ragazza era appoggiata ad un muretto che faceva da parapetto sul canale. E la caratteristica principale del disegno, quella che lo rendeva erotico al massimo, era che la gonna era tirata su fino a scoprire tutte le gambe e anche il culo. Culo ovviamente nudo, la ragazza non indossava biancheria intima, come molte delle donne di Manara. Si scorge il disegno della figa e fa capolino anche il buchetto del culo, nascosto tra le chiappe perfette disegnate dal Maestro.
Insomma era un disegno che mi piaceva molto, non solo per la qualità e la perfezione del tratto ma anche perché andava a stimolare quelle che erano da sempre tra le mie principali fantasie erotiche. La donna esibizionista, che si mostra in luoghi pubblici come non dovrebbe. La donna vogliosa, a cui piace ed eccita il mostrarsi e il provocare. Poi il tocco del vestito da sposa, in bianco virginale, che la rendeva ancora più trasgressiva. A chi si stava mostrando? Non certo solo al suo legittimo marito, o per lo meno accettava il rischio di farsi vedere da altri e questo l’avvicinava al desiderare l’adulterio mentre indossava il vestito che più l’avrebbe dovuta allontanare da questi pensieri. E infine tutto ciò ambientato a Venezia, una città che ha sempre stimolato le mie voglie, la città in cui conobbi la mia attuale moglie e che per ragioni lavorative abbiamo poi abbandonato, ma a cui ancora collego ancora le sensazioni dei primi amplessi con lei.
Nella mia testa alla ragazza disegnata da Manara si sostituì ben presto la figura di mia moglie. D’altronde l’avevo sempre considerata di aspetto perfetto per farne da musa. Mia moglie era una perfetta “donnina di Manara”, soprattutto da più giovane. L’idea di lei in quella situazione mi eccitò e il mio cazzo reclamò attenzioni. Dovevo segarlo in fretta, altrimenti avrebbe fatto tutto da solo. Gli sarebbe bastato lo stimolo mentale che si amplificava nel mio cervello. Lei, messa così, in mostra per me… anzi no… in mostra per qualcun altro… in mostra per tutti…
Sborrai.
