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La Venere del Delta

12 novembre 202563 minuti di lettura

Indice

Capitolo 1 di 20

1

“Ho bisogno di staccare. Me ne vado da qualche parte. Spengo il telefono.”

Lo comunicai ai miei colleghi al termine di un periodo intenso e per fortuna produttivo di lavoro. E il giorno dopo mi misi in auto, senza sapere dove andare. Ripescai dalla tasca del sedile un vecchio atlante stradale, tutto sdrucito e ormai ben poco aggiornato. Lo sfogliai in cerca di un posto in cui ritirarmi per una settimana, un posto lontano da tutti. Dopo qualche minuto pensai di averlo trovato. Impostai la località nel navigatore e partii.

Dopo qualche ora di viaggio il paesaggio cominciò a diventare quello che cercavo. Strade vuote, campi a destra e sinistra, case sparse. Un argine di un fiume, un ponte, zone paludose. Il cartello con il nome di quell’ultimo paese mi accolse quasi con sospetto. Non era un posto da turisti. Ce n’erano nei dintorni, come ormai ovunque, ma non in quel paese scomodo e lontano da tutto.

Parcheggiai in quella che forse era la piazzetta principale. Scesi dall’auto. Faceva caldo, molto caldo, era primo pomeriggio. Non si vedeva nessuno in giro. Le cicale componevano una colonna sonora quasi assordante. Andai un po’ a zonzo per ambientarmi. Poteva essere il posto giusto.

Trovai quello che sembrava un bar, anche se non aveva l’insegna fuori. Un vecchietto era seduto all’ombra sotto la tettoia.

“Buongiorno. Sa se c’è un albergo da queste parti?”

“Un albergo? No. C’era ma ha chiuso. Non veniva nessuno.”

“Quindi non c’è possibilità di alloggiare in paese?”

Il vecchietto ci penso un po’. Poi si rallegrò che la sua memoria funzionasse ancora e trionfante mi informò:

“C’è un affittacamere. Dalla Rosa.”

Mi diede delle informazioni approssimative su come trovarlo, ma confidavo che non sarebbe stato difficile trovarlo tra le poche vie che componevano l’abitato. Camminai un po’ e lo trovai. Una casetta a due piani con un giardino fuori e una piccola insegna: “Affittacamere la Rossa”. La memoria del vecchietto non era perfetta.

Suonai. E aspettai. Si aprì la porta e nell’ombra una testa si affacciò.

“Buongiorno, cercavo un alloggio, una camera. C’è posto?”

“Sì, certo. Benvenuto. Per quante notti?”

“Mah… ancora non lo so esattamente. Una settimana forse.”

Colsi un gesto di sorpresa. Non dovevano essere molte le persone che si fermavano a lungo. La persona che mi aveva risposto uscì del tutto dalla porta e venne verso di me. Non so che espressione feci, ma credo che la mia bocca rimase aperta e gli occhi sgranati.

In quel posto dimenticato da Dio vidi comparire davanti a me una dea.