La vicina famosa copertina
Un racconto di Analcoholic

La vicina famosa

11 novembre 20096 minuti di lettura

La città si svuotava mentre l'appartamento a fianco al mio si riempiva. A fine luglio ero ancora in ballo con un paio di esami universitari. Nel palazzo molti erano già partiti per le ferie a parte un inquilino che, nonostanti i giorni caldissimi, era impegnato nel trasloco. Non sapevo chi venisse ad occuparlo. Avevo incrociato solo degli operai con scatoloni e mobili.

Una mattina presto, rientrando dal jogging, che si poteva fare solo nelle ore più fresche, incontrai la nuova inquilina. Era alle prese con delle scatole e dei borsoni, davanti all'ascensore. Mi venne subito il pensiero di darle un aiuto, ancora prima di rendermi conto di chi fosse.

Era una ragazza famosa. Una di quelle bellissime della tv, in parte attrice, in parte modella. Una che non disdegnava fotografie senza veli per mettere in mostra un fisico decisamente notevole. Doveva avere qualche anno più di me.

Mentre salivamo in ascensore e lei mi ringraziava per l'aiuto e io ribattevo schernendomi, avevo il cazzo in erezione. Per fortuna una delle borse che tenevo mi copriva, altrimenti, con i pantaloncini sarebbe stato più che evidente.

Scaricammo l'ascensore, e lei scoprì che ero il suo dirimpettaio di pianerottolo. Facemmo le presentazioni solo mentre tornavamo giù a prendere altre cose. Mi ero offerto spontaneamente per aiutarla. Il sorriso di lei fu già una adeguata ricompensa.

Non avevo dato segno di averla riconosciuta ed entrammo subito in una certa confidenza, salendo e scendendo in ascensore. In pratica scaricai tutto io, lei mi seguiva con in mano poche cose mentre io tiravo giù valigie e borsoni dalla sua auto, le portavo nell'ascensore e poi gliele trascinavo fin dentro casa. Lei si dimostrava abituata ad essere servita e a dare ordini. Io lo feci comunque con piacere, eccitato all'idea che lei notasse, attraverso la mia maglietta attilata, i miei muscoli e magari anche il pacco che seppur tornato alle dimensioni normali, era ben in evidenza sotto i pantaloncini aderenti.

Sbuffando e sudando la rimproverai per aver fatto il trasloco con questo caldo. Lei disse che avrebbe passato l'estate in città, voleva stare tranquilla, al riparo da fotografi e mondanità, frase con la quale immaginai che desse per scontato che io sapevo chi fosse.

Dopo l'ultima valigia (mi chiedevo quanti vestiti avesse) mi offrì dell'acqua per rinfescarmi. Io ero sudato e accaldato, in piedi appoggiato al bancone della cucina. La osservai per bene mentre a piccoli sorsi mi dissetavo. Era seduta, con un vestitino teso sui seni abbondanti. Le gambe nude sotto la gonnellina e i piedi scalzi dopo che si era liberata di due scarpe da ginnastica. Rimanemmo un po' lì a guardarci e a riprenderci dalla fatica.

«Ora ci vuole una bella doccia.» Disse lei e io mi girai per nascondere le fantasie che quella sua frase aveva fatto nascere in me.

«Sei stato veramente gentile e carino ad aiutarmi» mi disse mentre mi salutava alla porta dandomi anche un bacetto su una guancia. «Una di queste sere ti invito a cena per sdebitarmi.»

Quella sera mi guardai su internet tutte le foto di lei che riuscivo a trovare. Mi masturbai, più volte, davanti alle foto in cui compariva totalmente nuda, immaginando di averla realmente di fronte.

Nei giorni successivi non capitò di incrociarci e io davo già per scontato che il suo invito fosse stato solo una frase di cortesia.

Una sera stavo attendendo che l'ascensore salisse al mio piano, dovevo uscire per andare al cinema con alcuni amici. Quasi mi scontrai con l'occupante dell'ascensore, un bel ragazzo elegante e di colore che si scusò con accento straniero. Aveva in mano un mazzo di fiori ed uscì dirigendosi verso la porta della mia vicina. Incuriosito attesi prima di premere il pulsante dell'ascensore. Lo sentii suonare. Le porte automatiche si chiusero ma io sentii lei che gli dava il benvenuto e lo invitava ad accomodarsi. Sentii la porta richiudersi. Scesi di un solo piano e poi risalii silenzioso per le scale, messaggiando i miei amici e avvisandoli che non sarei andato.

I nostri appartamenti confinavano anche attraverso le terrazze, ricavate in una parte di tetto. A dividerle non c'era molto più che una struttura in legno e in fondo non era difficile scavalcare e passare da uno all'altro. Rimasi un po' immobile, dentro casa mia, cercando di cogliere dei rumori. Percepii una leggera musica. Uscendo in terrazza la sentivo meglio, essendoci le porte finestre evidentemente aperte. Sentii anche delle risate di lei e la voce profonda di lui, anche se non riuscivo a coglierne le parole. L'impressione però che avevo avuto vedendolo uscire dall'ascensore mi sembrava trovare conferme. Mi ero convinto che lui fosse uno gigolò d'alto bordo.

Dopo diversi minuti non resistetti. Mi parse di cogliere dei mugolii di lei. Mi aggrappai alla ringhiera e cercai di sbirciare nel suo appartamento.

Vedevo attraverso le vetrate la sala illuminata. Le sottili tende erano tirate nascondendo alla vista gran parte dell'interno. La brezza estiva le faceva ondeggiare, rivelando, saltuariamente, alcuni particolari di quello che succedeva all'interno. Mi allungai per trovare la giusta angolazione.

Lei era appoggiata con le spalle e le ginocchia al divano, protendendo così verso l'alto i glutei. Indossava ancora il reggiseno e una gonna ma essa era tutta arrotolata intorno alla vita. Lui, già nudo e dal corpo glabro e muscoloso, era impegnato a leccarla da dietro. Fu lei, allungando un piede verso il sesso di lui e spingendolo verso l'alto facendolo alzare in piedi a interrompere questa stimolazione, pretendendo, evidentemente, che passasse ad una azione più decisa.

La scopò, con lunghi e dolci affondi, aumentando pian piano la velocità. Con un mano appoggiata sui glutei sembrava stimolarne l'altro ingresso.

Ad un certo punto lui si sfilò e lei sembro contrariata. Allungò una mano all'indietro alla ricerca del cazzo e non trovandolo cominciò ad auto-stimolarsi. Lui si riposizionò, puntando il grosso pene leggermente più in su e cominciando a spingere, delicatamente ma inesorabilmente.

Il viso di lei, stravolto dal piacere mentre il cazzo di lui si faceva largo nelle sue viscere, mi rimase impresso nella mente e l'avrei di lì in poi sempre visualizzato, al posto di quello vero, anche se impegnato magari, sorridente e casto, in una intervista riguardo ad una commediola per famiglie.

Non mi invitò mai a cena da lei. Dopo l'estate fu sempre meno presente in casa. Sì trasferì a Roma. In quel nuovo trasloco non la aiutai.

La spiai diverse altre volte. È bizzarro come una ragazza così desiderata dovesse affidarsi all'amore a pagamento, ma probabilmente le garantiva la discrezione dei suoi amanti e la libertà di dare sfogo alle sue voglie senza sentirsi giudicata.

«Il viso di lei, stravolto dal piacere mentre il cazzo di lui si faceva largo nelle sue viscere, mi rimase impresso nella mente e l'avrei di lì in poi sempre visualizzato, al posto di quello vero, anche se impegnato magari, sorridente e casto, in una intervista riguardo ad una commediola per famiglie.»

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