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Un racconto di Analcoholic

Ebano

03 marzo 20103 minuti di lettura

I – Lui

Una folta chioma di capelli corvini ondulati. La pelle d'ebano, occhi profondi, naso schiacciato e labbra pronunciate. Un corpo atletico, con curve abbondanti, in particolare il fondoschiena statuario.

Vestiva molto elegante, con gioielli costosi e raffinati.

Ogni volta che veniva nel mio studio lasciava dietro di sè un profumo dolce e selvaggio e uno stato di eccitazione nell'aria.

La causa fu lunga, gli incontri molti. Da parte mia non facevo nulla per limitarli, anche se molte volte sarebbe bastata una telefonata o la sua presenza non era fondamentale. Ma credo che anche a lei non dispiacesse venirmi a trovare.

II – Lui

Feci un buon lavoro. Il marito, nonostante la situazione giustamente compromessa, fu fuori dopo qualche mese.

Era sempre venuta a pagare man mano che le chiedevo un saldo. Puntualissima, senza nessuna richiesta di proroga o di sconto.

Quella doveva essere presumibilmente l'ultima volta. Venne verso sera, quando in studio ero rimasto ormai solo. Dalla finestra la vidi scendere dall'auto, sempre accompagnata dall'autista. Era più elegante del solito, con un vestito da serata di gala, aderente al corpo e con vari spacchi che rendevano impossibile portare sotto della biancheria senza che questa risultasse in parte visibile. E in vista non si vedeva nulla.

III – Lui

Firmò l'assegno e me lo consegnò.

"È tutto finito allora?"

"Sì, nel giro di qualche giorno dovrebbe uscire."

"E per lei, avvocato? È tutto finito?"

Non capii bene la domanda. "Sì, per il momento il mio lavoro è concluso."

"Con questo assegno si conclude il nostro rapporto?" Mi sembrò che avesse calcato sull'ultima parola. "Non vuole più niente da me?"

Eravamo in piedi pronti a salutarci. Ma lei si muoveva sinuosa come un felino.

"È proprio sicuro?" Mi guardava in modo provocante, con una mano si stava abbassando una spallina del vestito.

IV – Lui

Neanche un fruscìo e il vestito si accortocciò a terra, dopo aver scivolato lungo il corpo. Era completamente nuda. Un corpo senza nessun difetto, curatissimo e perfetto.

"Perchè?" dissi a mezza voce, impietrito.

"Lei mi è simpatico, avvocato. Ha fatto un lavoro fuori dal comune. Credo che si meriti una ricompensa. E non può mentirmi dicendo che non era questo il suo desiderio ogni volta che ci vedevamo. Ad una donna non sfuggono certe cose."

"Ma… ma suo marito?"

"Ciò che succede in questo studio rimane in questo studio. Non diceva così, avvocato? Non c'è bisogno che lui lo sappia e, in ogni caso, non succederebbe niente. Mi creda. A dispetto delle apparenze non sono io che dipendo da lui."

V – Lui

Si rivelò essere ciò che prometteva di essere. Non vi era in lei nessuna apparente remora o inibizione per l'adulterio che stava commettendo. E l'approccio era di una totale ricerca del piacere per entrambi.

Quasi con vergogna perchè mi sentivo di approfittare della situazione, ad un certo punto le chiesi se si poteva girare e piegarsi sulla scrivania. Non fui esplicito nella richiesta ma lei capì quali erano le mie intenzioni.

"C'è dell'olio nella mia borsetta." Mi disse tranquilla.

Frugando trovai un vasetto di lubrificante, specifico per l'uso. Era uscita preparata visto che già mi aveva fornito il preservativo e nella borsa ce n'erano diversi altri, tanto che mi sentii sopravvalutato se si aspettava che li avremmo usati tutti.

"C'è dell'olio nella mia borsetta." mi disse tranquilla. Frugando trovai un vasetto di lubrificante, specifico per l'uso. Era uscita preparata visto che già mi aveva fornito il preservativo e nella borsa ce n'erano diversi altri, tanto che mi sentii sopravvalutato se si aspettava che li avremmo usati tutti.

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