All’inizio fu qualche buongiorno e buonasera scambiato quando ci incrociavamo a colazione e a cena. Eravamo ospiti di un hotel di montagna, io da solo, lei con la figlia, e i tavoli assegnati alle nostre camere erano uno di fianco all’altro. La colazione non sempre la facevamo agli stessi orari ma durante la cena, servita per tutti più o meno negli stessi momenti, passavamo decine di minuti a pochi metri di distanza e divenne inevitabile il crearsi un qualche tipo di interazione fra noi. Due parole scambiate, ogni sera un po’ di più, e numerosi sguardi. La trovavo spesso a fissarmi e forse lei stessa coglieva me nel compiere lo stesso atto.
Era una bella donna, probabilmente intorno ai quarant’anni come me, anche se aveva quell’aria di chi sente sfiorire la giovinezza e vorrebbe fare qualcosa per evitarlo. Aveva lunghi capelli ricci e rossicci, occhi chiari e un corpo forse un po’ più abbondante di quello che lei avrebbe desiderato, ma, proprio per questo, molto femminile. Insieme a lei c’era una bambina, sua figlia, di almeno sette o otto anni.
Io ero in quell’hotel da solo, in viaggio di lavoro nonostante la località turistica e il periodo tipico da vacanza. Sapevo di essere un uomo mediamente attraente. Fisicamente ero più in forma della gran parte dei miei coetanei.
Una sera, dopo che la figlia di lei si affrettò, finita la cena, ad alzarsi dal tavolo per andare nella sala giochi dell’hotel in compagnia degli altri bambini ospiti, la donna si rivolse a me, quella volta dando l’impressione di voler parlare più del solito scambio di saluti e convenevoli.
Si chiamava Martina. Era in vacanza con la figlia mentre il marito era rimasto a casa. Percepii nel suo nominare il marito un velo di risentimento. Scambiammo quattro chiacchiere, passando da argomenti personali a parlare del tempo di quei giorni. In lei si notava un atteggiamento di ricerca di attenzioni. Si illuminava se le facevo delle domande, se mi mostravo interessato a lei.
Non pensai che stesse cercando di sedurmi. Così come non pensai seriamente di cercare di sedurla. Non tanto perchè non la ritenessi interessante, e neanche perché non la ritenessi eventualmente interessata, ma più che altro perché ritenevo che la situazione non potesse evolversi in nessun modo: lei sposata e lì con la figlioletta non si sarebbe certo imbarcata in una relazione vacanziera con uno sconosciuto.
Ma la sera dopo il nostro rapporto mutò radicalmente. Dopo cena, appena la figlia se ne fu andata, ricominciammo a parlare e, dopo esserci alzati da tavola, rimanemmo in compagnia. Ci spostammo in una sala dell’hotel adiacente a quella dove i bambini giocavano e proseguimmo la nostra conversazione che virò anche su cose intime.
C’era un po’ di malinconia e risentimento in Martina quando parlava della sua relazione di coppia. Inoltre fece diversi accenni alla sua età non più giovane, ad un certo tipo di declino e a situazioni della vita che più non si sarebbero presentate. Se si espresse in quel modo riguardo al marito e alla sua vita in quelle circostanze era chiaro che da me cercava qualcosa in più di quattro chiacchiere. Voleva che io mostrassi interesse per lei, ne aveva bisogno, e io lo feci, forse un po’ furbescamente pur non pensando che avrebbe portato a qualcosa, ma anche sinceramente. Martina era una donna sicuramente interessante.
Andammo un po’ fuori, nel fresco della serata montanara. Ci sedemmo su due sdraio ad ammirare il cielo. La situazione poteva essere decisamente romantica. Io le prestai la mia felpa perché sentiva un po’ di freddo. In pochi minuti si creò una intimità tra noi che, in un’altra situazione, con entrambi liberi da impegni, avrei scommesso che avrebbe portato presto ad un rapporto sessuale.
Quella sera, mentre ero a letto nudo sotto il piumone pronto per dormire, pensai a Martina e a come sarebbe stato scopare con lei. Mi immaginai che lei, se fosse stata libera, sarebbe venuta nella mia camera e avremmo fatto sesso. Mi segai con quei pensieri in testa fino a sborrare e poi mi addormentai.
La sera successiva notai che Martina si era vestita in modo più seducente del solito. E durante la cena non mi rivolse molti sguardi o molte parole, ma appena la figlia si alzò da tavola lei cercò subito la mia compagnia. Mi sembrava cambiata, più a suo agio, più in confidenza, più seduttiva nei miei confronti. Non stavamo più chiacchierando fra noi, ma stavamo flirtando. Io stetti al gioco, mi divertiva e mi interessava.
Ad un certo punto però, proprio quando la situazione sembrava farsi interessante, lei sparì, come sempre, per portare a dormire la figlia. Ma a differenza della sera precedente mi disse:
“Se dopo torno ti trovo ancora qua? Fra una mezz’oretta, aspetto che Giulia si addormenti e poi torno, va bene?”
Aspettai. Passo mezz’ora e Martina non si era fatta viva. Dopo quasi un’altra mezz’ora rinunciai e tornai in camera mia. Pensai che lei, nella sua camera, in compagnia della figlia e a mente fredda ci avesse ripensato e avesse capito che il flirt con me si stava spingendo troppo oltre e non era pronta ad affrontarne le conseguenze.
Dopo una doccia ero quasi pronto per andare a letto quando senti bussare lievemente alla porta. Andai ad aprire così com’ero, solo con un asciugamano legato in vita. Era Martina che quando mi vide sembrò tirare un sospiro di sollievo e poi iniziò a parlare a macchinetta.
“Ah, meno male, sei ancora sveglio e non ho sbagliato stanza, avevo letto il numero sul tuo tavolo ma non ero sicurissima di ricordarmelo. Scusa per il ritardo, Giulia ha fatto un po’ di storie quando le ho spiegato che non stavo lì con lei ma che se si svegliava e aveva bisogno bastava che mi chiamasse sul mio cellulare…”
Dopo avermi inondato di parole si bloccò e scrutò il mio corpo dai piedi alla testa. Sembrò apprezzarlo. Si morse un labbro.
“Posso entrare?” chiese poi con timidezza.
La feci passare e la seguii verso l’interno della stanza. Lei poi si girò improvvisamente e mi stampò un bacio sulla bocca che durò qualche secondo.
“Oddio, scusa…” disse e poi mi saltò di nuovo al collo, abbracciandomi e baciandomi di nuovo. Poi scese con la bocca a baciarmi il collo, il petto, gli addominali e, infine, fece cadere a terra l’asciugamano che mi copriva.
“Oddio che bel cazzo…” sussurrò poco prima di prenderlo in bocca. “Non è come quello di…” interruppe a metà la frase, capendo che se avesse nominato suo marito in quel frangente le sarebbe stato più difficile continuare.
Mi godetti quel pompino, fatto con molta golosità, come di una a cui il cazzo mancava da un po’ di tempo. Poi la feci alzare, la spogliai e la spinsi sul letto, affondando la testa fra le sue gambe. Accolse quel cunnilingus con lo stesso desiderio con cui mi aveva succhiato il cazzo.
“Sono mesi che non faccio sesso…” mormorò. “Sei bravissimo… quanto lecchi bene… mio… non mi lecca così bene… anzi non mi lecca più… da quando è nata Giulia è cambiato tutto tra noi…”
Sinceramente della vita sessuale col marito mi fregava poco però era eccitante percepire la voglia che attanagliava Martina e c’era una certa dose di perversione nel sapere che lei stava tradendo il marito.
“Dai scopami… voglio il tuo cazzo dentro… oddio cosa sto dicendo…” sembrava vergognarsi della sua eccitazione ma questa vinceva su tutto il resto.
Salii sopra di lei, allargandole le gambe. La baciai in bocca.
“Aspetta, prendo un preservativo…” dissi e feci per staccarmi da lei.
“No.” disse perentoria e con una mano mi afferrò il cazzo. “Mi fido di te. Tu di me ti puoi fidare, non scopo da mesi. E non sono giorni fertili. Voglio il tuo cazzo così com’è.”
“Va bene.” dissi. “Puoi fidarti anche di me, sono un donatore di sangue.”
Mi infilai in lei, tenendola per le caviglie e sbattendola come mi chiedeva di fare. Lei urlava, godeva ed esaltava le dimensioni del mio cazzo. Credo che i miei vicini di camera la stessero sentendo bene.
“Oddio, non vengo scopata così da… No, non sono mai stata scopata così… Mi sento, mi fai sentire, non so come dire…”
“Una troia?” suggerii io.
“Sì. Una troia, una cagna, una mignotta… Cazzo che bello….”
La scopai per qualche minuto in quella posizione. Martina aveva perso del tutto il controllo e continuava a urlare parolacce. Poi cambiammo e mi stesi io sulla schiena facendola stare sopra di me. Volevo vederla condurre lei la penetrazione, volevo che prendesse un ruolo più attivo, più consapevole del fatto che stesse scopando un uomo che non era suo marito. Sembrò apprezzare il cambiamento e si dimenò sopra di me, godendosi il mio cazzo e le mie mani sulle tette. Poi mi tirai su per usare la lingua sui capezzoli. In quel momento, istintivamente, portai le mani ad afferrarle le chiappe e, inevitabilmente, alcune dite si spinsero fino in mezzo al solco. Appena con la punta di un dito le sfiorai l’ano lei ebbe un sussulto di piacere. Provai a capire se era stato un caso ma sembrava di no, ad ogni tocco nella zona dell’ano lei quasi godeva. Portai le dita indice e medio davanti alla sua faccia e gliele feci succhiare e insalivare. Poi le infilai il medio nel culo. Lei si sciolse ed ebbe un orgasmo testimoniato dal pulsare dello sfintere attorno al mio dito.
“Oddio, oddio.” urlò. Capii che i giochi anali dovevano essere per lei qualcosa di estremamente piacevole ma nello stesso tempo qualcosa di tabù. “Cosa mi stai facendo?”
“Ti sto infilando un dito nel culo. Ti piace?”
“…”
“Eh? Dimmi. Ti piace il mio dito nel culo?”
“Sì. Sì. Mi piace. Cazzo se mi piace.”
“Non ci gioca col tuo culetto tuo marito?” la provocai.
“No. Non più. Da giovani. Ma ormai non più.”
“Vuoi che ti metta nel culo qualcosa di più grosso del mio dito? Rispondimi.”
“Cosa?”
“Vuoi il mio cazzo nel culo?”
“È grosso il tuo cazzo.”
“E quindi? Lo vuoi o no nel culo?”
Non mi rispose ma si sfilò da me ed assunse una posizione invitante. Col viso sul cuscino e i fianchi in alto e il culo ben esposto. Io mi misi in piedi e poi mi piegai sulle gambe puntando il cazzo contro la sua apertura posteriore.
“Rilassati. Respira. Lasciami entrare.” le ordinai mentre mi spingevo dentro di lei. Era eccitatissima e fu facile penetrarla analmente. Stavo cominciando a fare su e giù con un certo ritmo quando improvvisamente il suo cellulare iniziò a suonare.
“Oh, cazzo, mia figlia!” disse lei allungando il braccio verso il comodino dove stava il cellulare.
Le rispose. Io non avevo avuto neanche tempo di sfilarmi da lei ma ebbi l’accortezza di interrompere il mio movimento. Martina iniziò a parlare con voce tenera al telefono, cercando di rassicurare la figlia, spiegandole che aveva solo fatto un brutto sogno e che lei sarebbe arrivata subito.
Io mi ero fermato ma non proprio del tutto, continuai un leggerissimo movimento ondulatorio del bacino muovendo lievemente il mio cazzo dentro al suo culo. Lei si girò a guardarmi mentre parlava al telefono. Da una parte sembrava una espressione di rimprovero per quello che stavo facendo, ma dall’altra sembrava preda della lussuria.
Quando chiuse la telefonata io aumentai leggermente l’ampiezza delle mie oscillazioni. Avevo voglia di venire, di godere anche io.
“Devi andare?” le chiesi.
“Sì. Ma ti prego, finisci di sbattermi.” erano le parole che volevo sentire. Iniziai a darci dentro senza troppi scrupoli. Più davo spinte forti e più lei sembrava apprezzare. Le sborrai nel culo diversi schizzi.
La osservai mentre si rivestiva in fretta. Aveva un’aria colpevole ma anche soddisfatta. Mi ringraziò prima di correre via. Io guardai il letto, sfatto e bagnato in più punti dai suoi umori, dalla sua saliva sul cuscino, dalla mia sborra, dal nostro sudore.
Il mattino dopo ci incrociammo a colazione. Martina sembrava imbarazzata e la presenza della figlia la induceva a non mettersi a parlare con me. Ci fu un momento in cui fummo vicini al buffet. Mi venne a fianco e a bassa voce mi parlò:
“Ci sei oggi pomeriggio? Giulia ha un corso di tennis organizzato dall’hotel per i bambini. Vorrei parlare.”
“Parlare?” chiesi io con tono beffardo.
“Sì. Parlare. Poi vediamo.” mi rispose arrossendo.
Feci in modo di tenermi libero quel pomeriggio e la aspettai in camera. Arrivò puntualissima, appena dopo aver lasciato la figlia alla sua attività ricreativa. Si sedette sul letto. Io rimasi in piedi.
“Non avevo mai tradito mio marito.” iniziò. “Ma ne avevo bisogno. Non ne potevo più. Lui mi ignora e non mi soddisfa più. E tu, invece…” si fermò e mi guardò con aria arrapata.
“Non devi colpevolizzarti troppo. Capita di tradire il proprio partner. Non farne una tragedia.”
“No, non ne sto facendo una tragedia. È che… che l’ho fatto e ora vorrei rifarlo.”
Io la guardai con aria tronfia e iniziai a sbottonarmi la camicia.
“No… aspetta… non così in fretta.” mi disse lei ma io continuai, lentamente ma inesorabilmente. “Non dovrei farlo… Sono una donna sposata, ho una figlia…”
In breve fui nudo e mi avvicinai a lei col cazzo in tiro che puntava verso il suo viso.
“No… no… oddio che bel cazzo…”
Lo prese subito in bocca e stavolta me lo succhiò fino a conclusione. Le sborrai in bocca e non tolsi il cazzo, aspettando che decidesse lei cosa fare. La vidi deglutire. Mi abbassai e la baciai in bocca.
“Avevi mai ingoiato la sborra di tuo marito?” le chiesi prendendole il mento tra le dita. Lei scosse la testa.
Passai a leccarle la figa e il culo. Lei sembrò impazzita e mi premeva la nuca contro di lei. Quando il mio cazzo fu di nuovo pronto e rigido le salii sopra, lei spalancò le gambe. Sbattei il cazzo contro la figa e la fissai negli occhi. Poi lo abbassai e glielo puntai contro l’ano.
“Lo vuoi di nuovo nel culo, vero?”
Lei buttò la testa all’indietro e con le mani si prese le chiappe allargandosele mentre le sue gambe erano sempre aperte con i piedi in alto.
“Oddio…” mormorò e mi lasciò fare.
La inculai e contemporaneamente con le dita le sfregavo il clitoride, sempre più velocemente. La portai ad un orgasmo infilandole due dita dentro, premendo contro il punto G e col pollice contro il clitoride. Mi bagnò tutto squirtando per la prima volta.
“Devo chiederti una cosa.” mi disse poi mentre riposava con la testa appoggiata al mio petto e con una mano giocava distrattamente col mio pene ormai morbido. “Mi vergogno di quello che sto per dire e probabilmente me ne pentirò anche, ma se non ci provo adesso non ci proverò mai più e mi pentirei anche di questo.”
“Dimmi.” dissi io rassicurante.
“Ho una fantasia. L’ho sempre avuta, ma l’ho sempre tenuta sopita. Non era certo una cosa che potevo proporre a mio marito e quindi non potevo fare con nessuno. Ora ci sei tu. Forse sei la persona giusta. Ormai ho già fatto più di quello che potevo fare con te. Se non te lo chiedo vivrò con il rimpianto. Già so che vivrò con tanti rimpianti tornando da mio marito.”
“Dai, su, non porti troppi problemi che ancora non hai. Cosa vuoi fare?”
“Vorrei… ecco, vorrei provare… mi sono sempre chiesta come dev’essere… a farlo con due uomini. Due uomini insieme. Hai capito?”
“Certo che ho capito. Non c’è niente di strano nella tua fantasia. Mi sembra sano che tu abbia questa curiosità.”
“Grazie. E pensi che potremmo riuscire a farlo con qualcuno?”
“Non so. Chi vorresti?”
“Non lo so. Mi vergogno a pensarci. Vorrei che ci pensassi tu. Trova tu l’uomo giusto, parlaci tu. Fammi trovare la cosa pronta e io mi concederò a voi. Totalmente.”
“Ok. Dammi il tempo di organizzare la cosa.”
Fuggì dalla mia stanza con aria colpevole. Ma ero sicuro che poi, arrivata in camera, a ripensare a quello che avevamo fatto e a quello che l’aspettava si sarebbe probabilmente masturbata.
Io quella sera mi aggirai per l’hotel osservando ogni ospite ed ogni dipendente in cerca di qualcuno che mi sembrasse adatto. Pensai che per andare sul sicuro e trovare qualcuno che sul più bello non facesse cilecca per il non essere a suo agio dovessi puntare su qualcuno di giovane, sostenuto dai suoi ormoni in subbuglio. Ma non era facile trovare qualcuno che fosse da solo e quindi avvicinabile. Prima di cena feci un giro fuori dall’hotel e ad un certo punto, vicino ad un ingresso di servizio vidi un ragazzo seduto su un contenitore in lamiera. Era vestito da addetto alla cucina, dimostrava tra venti e trent’anni ed aveva la pelle scura. Stava fumando una sigaretta. Mi avvicinai e con la scusa di chiedergliene una iniziai una conversazione. Sembrava un ragazzo simpatico e a posto. Nel giro di poco, chiacchierando e informandomi su quando avrebbe staccato dal suo lavoro, incominciai a fargli quella strana proposta.
Successe però un piccolo inconveniente. Proprio mentre ero a metà del discorso uscì dalla porta delle cucine un altro ragazzo, circa della stessa età e biondo, che era venuto a richiamare dentro il primo. Non ebbi così molto tempo per completare il discorso e soprattutto non potei tenere del tutto nascosta la cosa anche a questo secondo ragazzo.
Martina non volle sapere nulla. Mi disse soltanto di dirle a che ora doveva venire nella mia camera. Decidemmo per un orario che fosse piuttosto tardi, così sua figlia sicuramente sarebbe stata già addormentata e i ragazzi sarebbero sicuramente stati liberi dalle loro incombenze lavorative. Alla fine infatti avevo deciso per farli venire entrambi. Contai sul loro entusiasmo per questa opportunità erotica irripetibile.
Martina fu puntualissima. Probabilmente era fuori dalla mia camera da qualche minuto, impaziente. Quando entrò i due ragazzi erano chiusi nel bagno. Non volevo che li vedesse subito, non ero sicuro di come volesse procedere e le feci una proposta.
“Vuoi sapere prima chi ti scoperà?” le chiesi.
Ci pensò su un attimo poi mi rispose: “No. Voglio che succeda e basta, non voglio rifletterci su. Mi fido di te.”
“Allora vuoi vedere chi ti scoperà o no?”
“Non capisco la domanda.”
Tirai fuori una mia cravatta e gliela mostrai.
“Se vuoi posso bendarti. Così non vedi nulla. Potrai sempre togliertela se vuoi.”
Ci pensò su ma meno di prima.
“Sì. Mi piace. Ho fatto bene a fidarmi di te. Capisci ciò che voglio ancor prima di me… come quando mi scopi.” mi disse e dopo arrossì quasi vergognandosi. Poi afferrò la cravatta ed io la aiutai a legarsela intorno alla testa per coprirsi gli occhi. “Ok, puoi farlo entrare.” mi disse.
Feci entrare i due ragazzi. Li avevo istruiti bene. Erano in camera mia da quasi un’ora e avevo spiegato bene loro tutto quello che dovevano fare e come dovevano farlo. Il fatto che Martina avesse accettato di bendarsi facilitava le cose, soprattutto all’inizio.
I due andarono davanti e dietro di lei e cominciarono a spogliarla. Loro erano in mutande e già eretti. Quando poi iniziarono a toccarla e baciarla lei ebbe un sussulto. Aveva ovviamente già capito.
“Ma…” cominciò.
“Tranquilla Martina. Io sono qui vicino a te. Lasciali fare.”
Lei si irrigidì un attimo, ma poi si lasciò andare e li lasciò fare.
Erano un po’ impacciati e soprattutto precipitosi. Ma per fortuna l’eccitazione di Martina consentì loro di farla godere comunque. Li osservai prenderla in varie posizione, senza sosta grazie alla loro rapida ripresa. La maggior parte delle volte mentre uno la scopava l’altro si faceva succhiare. Solo verso la fine, chiedendo se Martina lo desiderava e indirizzandoli in modo che riuscissero a trovare la posizione più adatta, la penetrarono contemporaneamente nei due orifizi inferiori.
Quando se ne andarono Martina era esausta e si addormentò subito nel mio letto. La sollevai di peso, quasi senza neanche svegliarla, e me la caricai in spalla. Non mi preoccupai neanche di rivestirla, era nuda e sporca di sesso. Era notte fonda, non avrei incontrato nessuno nei corridoi dell’hotel. Ma mentre la portavo verso la sua camera mi venne da ridere al pensiero di dover spiegare a qualcuno cosa ci facevo con una donna nuda addormentata.
“E’ qualcuno di loro?” mi chiese Martina al buffet della colazione riferendosi agli uomini presenti. Si vedeva che aveva dormito poco ma nello stesso tempo aveva un’aria radiosa.
“Davvero lo vuoi sapere?” le chiesi.
“Mh. Forse no.”
“Beh, e davvero credi che non lo capiresti dai loro sguardi?”
Si guardò attorno.
“Hai ragione. Non è nessuno di loro. Comunque mi sono sembrati giovani.”
“Sì, lo erano.”
“Va bene. Mi piace questa cosa che non lo saprò mai. Mi piacciono le cose che mi hai fatto fare in questi giorni. Mi hai cambiato. Non sono più quella di prima.”
“Penso tu abbia fatto molto da sola.”
“Forse hai ragione.”
Guardò verso sua figlia in modo amorevole. Probabilmente in quel momento rappresentava l’ancora tra la nuova Martina e la vecchia.
“Ti voglio rivedere.” mi disse.
“Anche io, volentieri, ma solo se tu vuoi.”
Si sollevò sulle punte e mi diede un bacio sulla guancia.
“Grazie.” mi disse.
"Sono mesi che non faccio sesso…" mormorò. "Sei bravissimo… quanto lecchi bene… mio… non mi lecca così bene… anzi non mi lecca più… da quando è nata Giulia è cambiato tutto tra noi…"


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