Riconquista copertina
Un racconto di Analcoholic

Riconquista

02 febbraio 20236 minuti di lettura

Mi guardai allo specchio prima di uscire. Ero decisamente figa. Un vestito corto e aderente, con alcune aperture sulla schiena e fra i seni, calze velate autoreggenti e le scarpe più sexy che avevo, quelle con la suola rossa.

Presi l’auto ed andai fino al paesino sul lago dove l’uomo di cui ero l’amante gestiva una piccola birreria. Mi aveva detto di voler troncare con me, di non voler più tradire la moglie. Ero decisa a fargli cambiare idea ed il mio aspetto di quella sera, forse non del tutto adatto a quella birreria, mi avrebbe aiutato nell’intento.

Quando lui, dietro al bancone del locale, mi vide entrare si rabbuiò. Io invece ero sorridente e radiosa. Mi sedetti su uno sgabello ad un tavolino che fosse per lui in bella vista. Mi ero messa in mostra, in particolare ostentavo le mie gambe, e vedevo che lui faceva fatica a non lanciarmi continui sguardi.

Trovò una scusa per uscire da dietro al bancone e venire verso di me. Si mise al mio fianco e mi parlò senza guardarmi, come se stesse facendo altro.

“Che ci fai qui?”

“Avevo voglia di una birra.” risposi sarcastica.

“Non so che intenzioni hai, ma sappi che quello che ti ho detto è ancora valido. Non si torna indietro. Non posso continuare, è troppo rischioso. Se lo scopre mia moglie…”

Non gli risposi, mi limitai a cambiare posizione alle gambe accavallate. Lui non riuscì a non guardare il mio gesto e poi alzò gli occhi al cielo e tornò al suo lavoro. Subito dopo arrivò da me la cameriera per prendere le ordinazioni.

Rimasi lì a sorseggiare la mia birra e a provocare a distanza il mio amante. Forse ex o forse no.

C’era una cosa che non avevo previsto del mio essere così appariscente in un posto in cui ero l’unica ad essere così: che attiravo l’attenzione anche di altri uomini, non solo del mio bersaglio. E un uomo si fece avanti, per provarci con me.

Inizialmente lo snobbai e fui fredda nelle risposte. Ma poi iniziai a notare che gli sguardi che mi arrivavano da dietro al bancone erano aumentati in frequenza e intensità. Era geloso. Mi vedeva parlare con un altro uomo e avrebbe voluto esserci lui.

Comincia allora a flirtare in modo esplicito con quest’altro uomo. Diventai più cordiale, più aperta. Ridevo alle sue battute e rispondevo con allusioni. Mi lasciavo corteggiare ed esprimevo, più a gesti e atteggiamenti che a parole, una certa disponibilità.

Non era male il mio corteggiatore. Più giovane di me, un bel ragazzo che ci sapeva fare.

La serata andava verso la conclusione, l’orario di chiusura della birreria si avvicinava e il locale si stava svuotando. Rimanevamo noi e pochi altri e gli sguardi da parte del mio ex amante da dietro al bancone erano ormai tutti per noi due ed erano di fuoco.

“Senti, ma perché non ce ne andiamo e andiamo a casa mia per concludere la nottata in compagnia?”

Fu la proposta del mio corteggiatore.

“No.” risposi in modo secco causandogli una immediata delusione sul volto, ma poi rimediai: “A casa tua non vengo, però mi va bene se ce ne andiamo e se… restiamo in compagnia.”

Uscendo dal locale a braccetto del mio nuovo amico accentuai volutamente il mio ancheggiare sensuale. Ero sicura che il mio amante mi stava guardando e mi stava fissando il culo, come aveva sempre fatto. Anzi, come sempre avevano fatto tutti gli uomini.

“Andiamo nella mia auto.” dissi al ragazzo. Era parcheggiata in un punto più nascosto, dietro al locale, in uno slargo che dava sul lago.

Fui abbastanza diretta, senza troppi giri di parole o preliminari. Lo feci sedere dal lato del passeggero, con le gambe verso l’esterno e la portiera aperta. Mi chinai su di lui per slacciargli i pantaloni e tirargli fuori il cazzo.

“Ora ti faccio un bel pompino.” annunciai.

Me la presi comoda. Lo leccai a lungo. Il mio scopo non era farlo venire, ma farlo durare molto, godermi il suo cazzo e fargli godere la mia bocca. Il mio scopo era quello di far passare del tempo.

“Sta arrivando qualcuno.” mi sussurrò lui allarmato dopo diversi minuti.

Mi girai un attimo e guardai. Mi tranquillizzai. Anzi mi venne proprio da sorridere, diabolicamente.

“Tranquillo. Lo conosco.”

Ripresi il pompino ma mi concentrai sui rumori di passi alle mie spalle. Sentii il suono di un auto che veniva aperta a distanza, con anche il bagliore delle luci, e subito dopo i passi si fermarono a poca distanza da noi. Mi girai, guardai un attimo il mio ex amante e gli sorrisi, prima di riprendere il cazzo dell’altro in bocca.

“Vedo che non hai perso tempo e hai ricominciato a fare la troia.” commentò con disprezzo.

“Non ho mai smesso di fare la troia, sei tu che non vuoi più che la faccia con te.” ribattei.

Intanto il ragazzo a cui stavo facendo il pompino ci guardava interdetto ma non osava dire niente finché gli tenevo il cazzo tra le mani.

“Non è che non voglio… è che non posso…” affermò con tono sconsolato.

Io in risposta mi girai e rimisi il cazzo in bocca. Nel frattempo con una mano mi sollevai la gonna mettendo in mostra il fatto che le calze fossero delle autoreggenti e soprattutto che il mio culo fosse completamente nudo, senza mutande.

“Troia…” mormorò lui guardandomi da dietro.

Accentuai il pompino, succhiando più forte e prendendo le palle fra le mani. Il ragazzo mugolò di piacere.

“Sei una troia…” disse il mio amante, avvicinandosi.

Allargai le gambe, esponendomi ancora di più. Una mano si appoggiò al mio culo.

“Puttana… zoccola… cagna…”

Sentii il rumore di una cintura che veniva slacciata. Poi ricevetti uno schiaffo su una chiappa e subito dopo le due mani mi afferrarono e mi allargarono i glutei.

“Sì, lo sono… non come tua moglie… lei non succhia cazzi in auto…”

Fu molto rapido. Lo sentii appoggiare la cappella contro il mio ano e poi una spinta veloce, improvvisa, forte e mi entrò nel culo così, a secco. Ero eccitata ma fui colta di sorpresa e non avevo nessuna preparazione. Sentii male. Mollai il cazzo che stavo succhiando e cacciai un urlo lungo e forte che echeggiò nel silenzio della notte del paese deserto. Un urlo di dolore ma anche di piacere.

Non mi diede tregua. Mi scopò il culo forte, con rabbia, per punirmi di come lo avevo provocato e costretto a tornare indietro rispetto ai suoi intenti.

Intanto il cazzo che avevo in bocca cominciò ad eruttare per merito sia delle mie stimolazione, sia del fatto che a farlo era una così maiala da succhiarlo ad uno sconosciuto mentre si faceva inculare da un altro in un parcheggio pubblico.

Dopo un attimo anche il cazzo nel mio culo iniziò a sborrare. E così, riempita da due lati, godetti anche io. Ma non tanto per il gusto di succhiarlo o per le stimolazioni che mi dava il rapporto anale.

Il mio orgasmo fu guidato dalla sensazione di potere che sentivo. Il mio amante dietro di me stava cercando di sottomettermi, mi stava sodomizzando con forza, mi stava opprimendo fisicamente, stava esprimendo con la penetrazione tutta la sua virilità. Ma io non mi ero mai sentita così potente. Lui era debole. Più cercava di apparire dominante fisicamente più era evidente che era in mio totale controllo. Non era capace di rinunciare a me, a scoparmi. Non poteva resistermi. Io gli davo qualcosa che la moglie non gli dava da anni, forse non gli aveva mai dato. Il sesso con me era diverso e lui ne era dipendente. Avrebbe continuato a rischiare e a scoparmi. Lo avevo riconquistato, con la solita arma infallibile: il mio culo.

"Non era capace di rinunciare a me, a scoparmi. Non poteva resistermi. Lo avevo riconquistato, con la solita arma infallibile: il mio culo."

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