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Il feticista del piacere altrui

31 ottobre 201933 minuti di lettura

Indice

Capitolo 1 di 7

A cena

Era una nostra ricorrenza importante e le avevo detto che l’avrei portata a mangiare in un bel ristorante.

“Vestiti bene, Ary.” le avevo suggerito in modo ammiccante. Lei sapeva che questa mia richiesta significava che volevo si vestisse in modo sexy e un po’ provocante, chiaramente in maniera adeguata al contesto in cui saremmo stati.

Me la ritrovai davanti con scarpe dal tacco altissimo ed una gonna molto corta. Sopra aveva un vestito molto scollato tanto che era aperto in mezzo ai seni fino all’ombelico, impedendole così di indossare un reggiseno. Forse era un po’ eccessiva per il luogo in cui saremmo andati, di sicuro non sarebbe passata inosservata, ma il mio cazzo appena la vide fu piuttosto contento di averla come compagna.

A metà della cena, dopo diversi discorsi e atteggiamenti allusivi, mi stava fissando con aria sempre più maliziosa, come se nascondesse qualcosa o se preparasse una sorpresa.

“Che hai?” le chiesi incuriosito.

Arianna si guardò attorno, in modo seducente. Poi si sporse verso il centro del tavolo, per avvicinare i nostri visi e potermi dire qualcosa a bassa voce.

“Prendi il telefono. Mettilo sotto al tavolo. E scatta una foto.”

Eseguii i suoi ordini. Non mi tiravo mai indietro quando lei mi proponeva qualcosa di erotico e in questo caso già avevo un sospetto che mi aveva fatto venire un bel sorriso arrapato in volto.

Scattai. Esaminai la foto, un po’ buia, e poi la guardai negli occhi.

“Non hai le mutandine?” glielo chiesi anche se ne ero quasi sicuro. Nella foto si vedeva lei che allargava le gambe, si tirava su la stoffa della gonna e nella penombra si intravedevano le labbra della sua figa.

“No, non ho niente… sono nuda.” mi disse quasi ansimando.

Rimanemmo un po’ in silenzio, fissandoci negli occhi. Lei aveva la bocca semi aperta.

Respirava un po’ affanosamente. Aveva una mano sul tavolo e una sotto.

“Cosa stai facendo?” le chiesi.

Non mi rispose e chiuse gli occhi, aprendo ancora di più la bocca. Presi di nuovo il telefono e scattai un’altra foto da sotto al tavolo. La controllai e si vedeva la mano di lei che in modo palese era impegnata in una masturbazione profonda.

Il mio cazzo era durissimo. La mia donna si stava masturbando in pubblico, nel bel mezzo di un ristorante elegante.

Non so se raggiunse l’orgasmo. Di sicuro ci andò molto vicino, pur contenendone l’espressione esterna. Ma venne interrotta dall’arrivo dei primi piatti.

Dopo un po’, con anche qualche bicchiere di vino in più, la sua espressione era sempre più ammiccante. Di nuovo si piegò in avanti per dirmi qualcosa.

“C’è uno che mi ha visto.” mi informò con tono cospiratorio.

“Chi?” chiesi in parte allarmato in parte divertito.

“È un uomo dietro di te. No, non girarti.”

“È da solo?”

“Direi di sì.”

“Che tipo è?”

“Sembra un uomo distinto, elegante. È più vecchio di noi.”

“E cosa credi che abbia visto? E perché pensi che abbia visto qualcosa?”

“Da come mi guarda. Da dove guarda. Vedo che abbassa spesso lo sguardo sotto al nostro tavolo. Ha la visuale perfetta. Prima mi ha anche sorriso e ha alzato il suo calice come per fare un brindisi a distanza. Può vedere tutto se…”

“Se?”

“Se io apro le gambe.”

“E tu le stai aprendo?”

“Sì.”

“Sei una porca esibizionista.”

“Hai ragione. Sono tutta eccitata. Sto colando dalla fica.”

“E cosa vuoi fare? Vuoi continuare a provocarmi e provocarlo? Io ho una voglia di scoparti che interromperei la cena adesso. Anzi, ti vorrei ribaltare qui sul tavolo e scoparti davanti a tutti.”

“Smettila. Mi ecciti.”

La guardai. Aveva quell’aria da porca che avrebbe resuscitato un morto.

“Vado un attimo in bagno…” disse pochi istanti dopo lasciando in sospeso la frase.

“E…? Vuoi che ti raggiunga lì?” chiesi speranzoso di rimediare una scopata nei bagni del ristorante.

“No. Voglio vedere se quell’uomo mi segue. Gli devo passare vicino per andare, gli sorriderò, gli ammiccherò e vediamo cosa fa.”

“Sei sicura? E se ti segue veramente?”

“Dai, non rischio niente. Non oserà più di tanto in un luogo così, sapendo che ci sei tu qua. Ma tu non girarti, non guardarmi mentre gli passo a fianco o subito dopo. Non fargli capire che siamo d’accordo.”

“Ok.” dissi un po’ riluttante ma anche tremendamente eccitato.

La guardai alzarsi, sistemarsi un po’ la gonna e ancheggiare sensuale sui tacchi. Non mi voltai per seguirla con lo sguardo. Passarono alcuni minuti. Un po’ tanti per una semplice visita al bagno. Mi girai. Guardai i tavoli che erano dietro di me alla ricerca di un uomo che corrispondesse alla sua descrizione. Non ce n’era nessuno ma, proprio nella posizione da cui avrebbe avuto la visuale giusta su di lei, c’era un tavolo vuoto apparecchiato per una persona.

Infine Arianna tornò. Sorrideva soddisfatta e riprese la cena da dove l’aveva interrotta.

“Allora? Cosa è successo?”

Si versò del vino, mi guardò maliziosa e disse:

“Te lo racconto dopo.” notai che guardò dietro di me e fece un piccolo cenno col bicchiere in mano. Io istintivamente feci per girarmi. Lei mi bloccò, in modo discreto. “Non girarti, non guardarlo. Voglio che sembri che tu sei ignaro di tutto.”

“Perché?”

“Non so. Così. Stasera mi eccita così.”