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Le ragazze

16 gennaio 202026 minuti di lettura

Indice

Capitolo 1 di 13

1

Era un luglio torrido. Da qualche tempo mi ero trasferito a vivere a casa di Marisa. Lei era la mia compagna da qualche anno. Era una bella donna, divorziata, cinquantenne.

Dunque un po’ più vecchia di me. Aveva una grossa villa in periferia, con un parco e una piscina. Marisa di lavoro gestiva un grande hotel sulla costa quindi durante le estati stava spesso lontano da casa per diversi giorni. Marisa aveva due figlie con il suo ex marito.

Chiara aveva ventiquattro anni e viveva già fuori casa, mentre Sara, di diciannove, abitava ancora con noi.

Io, Paolo, poco più che quarantenne, facevo il professore e in quei giorni afosi ero sempre a casa impegnato nella scrittura di un libro.

Era mattina. Ero seduto alla scrivania della stanza che usavo come studio personale. Dalla finestra aperta entrava una leggerissima brezza che rendeva la temperatura sopportabile.

Non mi piaceva usare l’aria condizionata quindi quando potevo facevo in modo che entrasse aria da fuori. Davanti a me c’era il monitor del computer ancora quasi del tutto bianco. Non riuscivo ad andare avanti. Non sapevo cosa scrivere. Non riuscivo a concentrarmi.

Dopo un po’ mi resi conto che c’era qualcosa che mi distraeva. Da sotto, nel giardino dove c’era la piscina, giungeva un continuo chiacchiericcio condito da frequenti risate ad alto volume. Erano Sara e la sua amica Silvia che in quei giorni si era trasferita da noi. Le due ragazze neanche ventenni si godevano il periodo estivo di vacanza, giustamente, e si divertivano incuranti di un adulto impegnato a lavorare.

Mi alzai per chiudere la finestra, sperando che poi non fossi costretto ad accendere il condizionatore. Nel farlo guardai giù e vidi le due ragazze stese a bordo piscina. Mi fermai.

L’operazione di chiusura della finestra durò molto più tempo del necessario. Tra le mie gambe qualcosa stava reagendo. Fui subito preso dai sensi di colpa per quel mio istinto. Sara era la figlia della mia compagna. Non dovevo guardarla in quel modo.

Però era difficile non farlo. Le due ragazze erano stese a pancia in giù su due teli appoggiati sul prato. Prendevano il sole ed erano in topless. Ma essendo di schiena rispetto a me non era quello ad aver catturato la mia attenzione. Il fatto era che sotto indossavano entrambe un perizoma molto succinto e i loro due culetti da ventenni erano completamente esposti alla mia vista.

Riuscii a chiudere la finestra e rimettermi a scrivere al computer. Ora in stanza c’era silenzio ma la mia mente era ancora distratta. Pensavo a quei due culetti. Dannazione. Il mio cazzo era rigido e reclamava attenzioni. Marisa mancava da casa da diversi giorni e dunque era passato tempo dall’ultima volta che l’avevo scopata. Erano giorni di masturbazione solitaria, di solito alla sera a letto, ma in quel momento ne sentivo il bisogno. Iniziai a menarmi il cazzo pensando che poi avrei finalmente potuto rimettermi a lavorare.

Tirai fuori il cazzo da sotto ai pantaloncini che indossavo. Mi segai. Provai a pensare a Marisa, ma la mente tornava alla visione delle due ragazze di sotto. Allora pensai ad altre mie fantasie erotiche, ad altre donne, a qualche scena porno che avevo visto. Magari avrei potuto guardarmi un video sul computer. Invece, spinto da qualcosa che non controllavo, mi alzai in piedi, andai alla finestra, scostai la tendina e guardai sotto. Sara e Silvia scherzavano tra loro ed i loro corpi sembravano completamente nudi. Il mio cazzo sborrò improvvisamente, sporcando per terra.

Grazie al calare della mia libido riuscii in quella mattina a completare il capitolo che stavo scrivendo, roso da un senso di colpa per aver fatto dei pensieri che sentivo di non dover fare.