Raccontaglielo copertina
Un racconto di Analcoholic

Raccontaglielo

04 aprile 20208 minuti di lettura

Continua da: Diglielo

La Lamborghini nera scende la rampa che porta al garage sotterraneo. Sta guidando lei. Indossa un tubino nero, delle calze a rete e un paio di scarpe col tacco a spillo. Ha il trucco sfatto ma mantiene la sua solita eleganza grazie al suo viso perfetto. In testa ha ancora la parrucca col caschetto nero che le ho fatto mettere. Parcheggia. Le metto una mano sulla coscia e mi sporgo verso di lei. Ci baciamo con la lingua. Insinuo la mano fra le gambe. Trovo il perizoma. Fradicio.

“Sei pronta?” le chiedo. Lei annuisce.

Scendiamo dall’auto. Il suono dei suoi tacchi risuona nell’ambiente spoglio del parcheggio interrato. Prendiamo l’ascensore. Saliamo al piano dove lei abita col marito. Lei si toglie la parrucca e mostra i suoi capelli biondi corti. Entriamo in casa. Lui ci stava aspettando anche se è notte fonda. Fa per abbracciarla, ma lei lo respinge.

“Aspetta di sentire cosa ho fatto prima di abbracciarmi.” sibila lei duramente. Lui sembra deluso. Avrebbe voluto stringerla subito a sé. Riprendersela.

“Raccontaglielo.” suggerisco io.

Andiamo nella sala. Lui si siede sulla stessa poltroncina da cui aveva assistito al nostro primo incontro sessuale. Come quella volta si accende un sigaro e rimane in penombra. Lei si siede sul divano con le gambe strette e la testa bassa. Sembra vergognarsi. Probabilmente sta rivivendo in testa quello che è successo nel weekend appena trascorso.

Io rimango in piedi. Appoggiato al tavolo. E li osservo.

“Da dove vuoi che inizi?” chiede lei.

“Inizia dalla fine.” le propongo io e lei mi guarda male. Lei sa perché le ho suggerito così.

Si sposta leggermente in avanti, sedendosi sul bordo del divano e aprendo le gambe. Inizia a parlare e con una mano si tocca. Io le lancio la parrucca.

“Mettiti com’eri.” le ordino e lei la indossa nuovamente. Rimane bellissima ma sembra quasi cambiare fisionomia passando dal capello corto biondo al caschetto nero in stile Valentina di Crepax. Il marito sembra turbato.

“Ti piace così?” gli chiedo.

Lui annuisce. Lei comincia a raccontare.

“Circa un’ora fa… stavamo rientrando, eravamo in autostrada, eravamo quasi arrivati. Lui mi dice di fermarci, all’ultima stazione di servizio. Avevo già fatto benzina. Non ne avevamo bisogno. Parcheggiamo. Lui mi fa scendere, nel buio del parcheggio, così, con questi tacchi, queste calze a rete e questa minigonna. Mi accompagna verso i camion parcheggiati. Ce ne sono tanti.”

“Digli cosa mi hai detto.” la interrompo.

“Gli ho detto… mi sento una puttana, vestita così in un luogo così.

“E non solo per il luogo e il vestito, giusto?” la stuzzico.

“No, dannazione, anche perché ero eccitata da far schifo. Mi ha fatto passeggiare in mezzo ai camion parcheggiati. Ho iniziato a notare i primi movimenti, i primi camionisti che si accorgevano della nostra presenza. Ho fatto avanti e indietro per qualche minuto. Lui non mi teneva più per il braccio. Camminavo da sola. Mi sentivo gli occhi addosso, mi sentivo una preda. Poi il primo camionista ha aperto la portiera del suo camion e si è affacciato. Ehi, bella, cerchi qualcosa? mi ha chiesto e subito dopo si è messo una mano sul pacco scuotendoselo e ridendo. A quel punto altri camionisti hanno preso coraggio e si sono affacciati anche loro. Sono scesi.”

“Quanti erano?” domanda il marito.

“Erano quattro, no cinque. Lui allora è venuto al mio fianco e questo li ha un attimo fermati. Non capivano la situazione. Allora lui si è rivolto a loro…”

“Esatto.” intervengo io. “E gli ho spiegato la situazione, ho detto loro: lei è moglie di un mio amico, l’ho scopata tutto il weekend ma siccome è una troia non le è bastato, vuole farsi un’ultima chiavata prima di rientrare dal maritino. Non vuole soldi, vuole solo un cazzo. Uno solo. Il migliore tra i vostri.

“Ha detto veramente così?” lui chiede a lei, che annuisce quasi vergognandosi.

“Dai, raccontagli cosa è successo poi.” la invito a continuare.

“Loro hanno ridacchiato. Mi hanno detto che ero una zoccola. Mi è piaciuto sentirmelo dire. Poi lui mi ha spinto verso di loro dicendomi di scegliere il migliore. Si sono tutti slacciati i pantaloni ed io, uno per uno, ho infilato la mano dentro, tastando i loro cazzi sporchi.”

“Com’erano?”

“Ce n’erano due miseri. Un’altra sembrava abbastanza normale ma non era neanche bello duro. Poi un medio ma molto peloso.”

“Hai detto che erano cinque.”

“L’ultimo non volevo neanche toccarglielo. L’uomo era troppo brutto. Ma non potevo rifiutarmi a quel punto e dopo avergli infilato la mano nei pantaloni ero quasi disperata. Era indiscutibilmente lui ad avere il cazzo migliore dei cinque.”

“Perché?”

“Perché era dannatamente rigido, duro, dritto, solido e lungo.”

“Fagli vedere. Fai vedere come hai fatto.” le suggerisco.

Lei si alza, si abbassa la minigonna che le è salita sui fianchi e poi ancheggia verso di me. Io mi slaccio i pantaloni e lei infila la mano come aveva fatto a tutti quei camionisti. Mi tira fuori il cazzo.

“Era come il suo?” chiede il marito.

“Quasi.” risponde lei.

“E lui era veramente così brutto?”

“Sì. Disgustoso. Allora mi sono girata.” E dicendo così si appoggia al tavolo piegandosi in avanti con le gambe allargate. “E mi sono appoggiata ad uno dei camion. Il camionista si è messo dietro di me. Gli altri quattro a cerchio a guardare e a segarsi. Lui gli ha passato un preservativo e il camionista se lo è messo e poi con le sue mani callose mi ha alzato la gonna scoprendo il culo. C’è stato quasi un applauso degli altri. Mi ha scostato il filo del perizoma e si è spinto dentro, senza preavviso, senza preparazione. Ma io ero fradicia e già aperta. Mi ha fottuto. Come una cagna. Per fortuna è durato poco, ero troppo eccitante per lui.”

“Per fortuna?” la provoco io.

“Per fortuna o per sfortuna. Non lo so, cazzo. So che mi piaceva e so che volevo finisse il prima possibile ma nello stesso tempo era troppo eccitante. Lui mi faceva schifo e mi faceva impazzire. Non lo so. Non ero in me.”

“Poi dopo essere venuto ti ha lasciato lì, così. Non hai avuto un orgasmo, vero?” le chiedo, sapendo già la risposta.

“No. Ci ero quasi ma non ho goduto.”

“E allora io li ho cacciati via e tu sei rimasta lì, in quella posizione. In questa posizione.” dico indicandola. “E cosa mi hai chiesto, allora?”

“Ti ho chiesto…” deglutisce nervosamente. “Ti ho chiesto se mi potevi leccare, volevo essere leccata fino all’orgasmo.”

“E cosa ti ho risposto io?”

“Mi hai risposto: andiamo a casa, ti leccherà tuo marito dopo che gli avrai raccontato cosa hai fatto.

Ci giriamo entrambi verso di lui. Lei rimane appoggiata al tavolo, a gambe aperte e con la gonna tirata su. Lui ci guarda. Poi lentamente si alza. Appoggia il sigaro e poi va verso di lei, abbassandosi. Si inginocchia fra le sue gambe. Le sposta delicatamente il perizoma e appoggia la lingua alle labbra della sua fica bagnata e sporca.

La lecca, avidamente e golosamente. Lei inizia a godere quasi subito. Io appoggio la mano alla nuca di lui e gli spingo la testa verso di lei.

“Lo senti?” gli chiedo. “Lo senti che è stata appena fottuta da uno sconosciuto in un parcheggio sull’autostrada di fronte ad altri sconosciuti che si segavano la tua bella mogliettina raffinata che si comportava come una troia da strada?”

Lui non mi risponde, impegnato com’è a gustarsi gli umori della moglie, ma vedo in basso che il suo cazzo ha creato una grossa macchia di umido nei suoi pantaloni.

Gli lascio la testa. Loro due continuano. Lui la lecca, lei gode piegata a novanta tenendosi aggrappata al tavolo e spingendo il culo in fuori. È in punta di piedi e si notano i muscoli tesi delle gambe. Io mi tolgo i pantaloni e resto nudo dalla cintola in giù. Ho il cazzo bello duro. Mi sputo su una mano e lo bagno il più possibile con la mia saliva. Poi mi avvicino. Allargo le gambe. Mi metto sopra di lui. Le mie palle si appoggiano alla sua testa. Lui continua a leccare la moglie. Lei ancora non si è accorta di quello che sto facendo.

Le appoggio per un attimo la punta del cazzo al buco del culo. Lei ha un sussulto. Lui interrompe il cunnilingus e guarda verso l’alto. A pochi centimetri dai suoi occhi c’è il mio cazzo che sta entrando nel culo della moglie. Le mie palle penzolano sfiorandogli la fronte. Spingo. Entro. Lei urla. Ho perso il conto di quante volte le sono entrato nel culo in questo weekend. Lui ricomincia a leccarla. Lei gode. Tanto. Troppo. Sento il suo ano che mi stringe pulsando al ritmo dell’orgasmo. Degli spasmi improvvisi, accompagnati dall’espulsione violenta dei suoi umori. Inonda la faccia del marito con il suo squirtare. Gli bagna totalmente la vestaglia da casa.

Lei è inerme. La sbatto. La colpisco con la mano aperta sulle chiappe. A lei cade la parrucca nera. La spingo sul tavolo. Lei ci sbava sopra, sopra all’antico tavolo di antiquariato. Le sborro in culo e poi mi sfilo. Il marito è rimasto inginocchiato per terra, dietro di me. Si sta asciugando la faccia. Io mi scosto. Dal buchetto di lei fuoriesce una goccia di liquido bianco. Lui si avvicina a lei. La lecca di nuovo. Stavolta sul buco del culo.

Io mi siedo e resto ad osservarli, nella loro intimità di coppia. Prendo il sigaro che lui ha abbandonato e gli do un paio di tiri.

(Continua…)

"Lo senti che è stata appena fottuta da uno sconosciuto in un parcheggio sull'autostrada di fronte ad altri sconosciuti che si segavano la tua bella mogliettina raffinata che si comportava come una troia da strada?"

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