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VivaVoce

09 novembre 201821 minuti di lettura

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Capitolo 1 di 9

Capitolo 1

Era la terza volta in pochi minuti che il mio telefono vibrava. Lo sollevai per sbirciare chi fosse il chiamante. Sullo schermo compariva un’unica lettera: P.

Presi il telefono in mano e mi alzai.

“Scusate, devo rispondere.” farfugliai mentre mi affrettai ad uscire dalla stanza.

Feci qualche passo rapido nel corridoio e poi risposi, prima di entrare nei bagni.

“Pronto?”

“Finalmente rispondi. Lo sai che non mi piace quando non rispondi.” la sua solita voce profonda e tagliente.

“Lo so, scusa. Ero in riunione con i miei capi.”

“Ora dove sei?”

“Sono entrata in bagno.”

“Bene. Come sei vestita?”

“Ho un paio di scarpe col tacco, una gonna nera a tubino lunga fino al ginocchio e una camicia bianca.”

“È stretta la gonna?”

“Abbastanza.”

“Allora tiratela su, in modo che resti su. E abbassati le mutande.”

“Ok. Fatto.”

“Adesso toccati, masturbati.”

Con le dita mi toccai il clitoride, poi me le infilai un po’ dentro, trovandomi già molto umida.

“Sono bagnata.” glielo dissi sapendo che avrebbe apprezzato l’informazione.

“A cosa stai pensando?”

“A te. A te qui con me, dentro a questo bagno, che mi scopi da dietro.”

“Non c’è qualche collega che mi potrebbe sostituire? Non c’è qualche collega da cui ti faresti scopare?”

“Uhm… forse qualcuno ci sarebbe.”

“Allora pensa a lui. Pensa che ora entra in bagno e ti sorprende che ti masturbi come una troia.”

“Mmm.”

“Toccati anche dietro. Infilati un dito nel culo e pensa che ora lui apre la porta del bagno e ti trova così.”

“Ooohhh.”

“Ti eccita l’idea? Ti piace? Stai per venire?”

“Siiiì…”

“Davvero? Stai per godere?” alzò il tono di voce.

“Sì…”

“FERMATI!” urlò. “Smettila immediatamente. Rivestiti e torna subito alla tua riunione. Non fermarti neanche per lavarti le mani. Mi hai capito?”

“Ehm… sì.” dissi con tono dimesso.

“Torna subito al lavoro, troia.” chiuse improvvisamente la telefonata.

Io mi tirai su in tutta fretta le mutandine che si inzupparono di umori e giù la gonna. Poi tornai corricchiando sui tacchi nella stanza della riunione.

Dovevo avere un’aria stravolta quando entrai e tutti si girarono a guardarmi. Rossa in viso e accaldata.

“Scusate.” mi giustificai. “Un’emergenza.”

Mi sedetti al tavolo e cercai di riacquistare un contegno e di rientrare con la testa sul lavoro.

“Tutto bene?” mi sussurrò il collega al mio fianco, premuroso.

Io annuii. Non sapeva, lui, che pochi istanti prima, in bagno, era proprio a lui che stavo pensando. E non sapeva, se mai lo avesse percepito, che il leggero afrore che emanavano ora le mie dita era quello dei miei succhi vaginali.

Per diversi minuti, durante la riunione, rimasi eccitata.