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Ebook Analcoholic

Callipigia

05 maggio 2020114 minuti di lettura

Indice

Capitolo 1 di 24

L’incontro

Luogo: un bar del centro di Milano

Tempo: autunno 2018

Ero arrivato in anticipo. Ero un po’ nervoso per questo incontro. Non sapevo cosa ne sarebbe venuto fuori. Non sapevo se mi sarei trovato a mio agio con questa donna così come era stato comunicare con lei tramite email.

Ordinai una birra e mi andai a sedere ad un tavolino dal quale potevo osservare l’ingresso del locale. Ad ogni donna che passava fuori dalle vetrine del bar, e magari rallentava o si girava leggermente, avevo un brivido. A volte di speranza, perché avrei gradito che fosse lei, altre volte di timore, perché il suo aspetto avrebbe cozzato con l’immagine di lei che mi ero costruito nella mia mente.

E chissà cosa avrebbe pensato di me? Come mi immaginava? L’avrei fatta sentire a suo agio e si sarebbe confidata come sembrava fare facilmente quando mi scriveva?

Non si era mai descritta nelle email che mi aveva spedito. Sapevo giusto che doveva avere un po’ di anni più di me. Eppure quando entrò la riconobbi subito. Ero sicuro che fosse lei. Un modo di fare, un atteggiamento. Quell’aria di donna elegante e di classe, quale mi era sembrata, che si appresta a fare un incontro clandestino con uno sconosciuto, anche se il nostro incontro non era quel tipo di incontro clandestino.

Era una gran bella donna. Capelli lunghi e mossi sul castano-rossiccio. Un volto dai lineamenti regolari, ben truccato. Il corpo mostrava delle curve piacenti. Notai subito che l’attenzione di un uomo in piedi al bancone venne catturata dal suo fondoschiena mentre lei gli passava a fianco. Era una di quelle donne di cui si capisce che ha un bel culo anche guardandola dal davanti. Indossava un paio di scarpe dal tacco alto, delle calze di cui avrei poi notato la riga dietro, e un vestito di maglia, sotto ad un cappotto, stretto da una cintura larga e che le fasciava il corpo in maniera sensuale.

Mi alzai e le andai incontro mentre lei si guardava attorno un po’ smarrita. I nostri sguardi si incrociarono e in quel momento credo che anche lei riconobbe me. Ci fu un attimo di esitazione e poi io le porsi la mano.

“Sei… VenusInLust69?” le domandai trovando imbarazzante pronunciare ad alta voce quel nomignolo che tante volte avevo letto e trovato normale.

Fece una espressione mista tra il divertito e l’imbarazzato, mi strinse la mano e mi disse esitando con la voce e probabilmente provando la mia stessa sensazione nel dare suono ad uno pseudonimo del mondo virtuale:

“E tu sei… Analcoholic?”

Io annuii e le feci poi strada verso il tavolino presso cui ero seduto.

“Io ho ordinato una birra. Tu vuoi qualcosa?” le domandai mentre un cameriere si avvicinava per porle probabilmente la stessa domanda.

“Uhm… forse ci vuole qualcosa di più forte di una birra, se dobbiamo parlare di certe cose.” mi sorrise in modo irresistibilmente malizioso guardandomi con i suoi occhi color nocciola.

Dopo che il cameriere se ne andò con l’ordinazione di un superalcolico lei indicò la mia birra.

“Pensavo non bevessi alcolici?” ridacchiò.

“Perché?”

“Per il tuo nome: Analcoholic.” lo disse scandendo le sillabe.

“Ah, no.” sorrisi. “In realtà non vuole avere quel significato. È una specie di gioco di parole.”

“Cioè?”

“Sono partito da alcoholic, che in inglese significa alcolizzato, cioè una persona dipendente dall’alcol. Ecco, io ho voluto usare una parola simile per descrivere un altro tipo di dipendenza…”

“Ah. Quindi anal-coholic… in quel senso.”

“Esatto. Così… è una stupidaggine.”

“No, no. Ci sta. Non sei l’unico ad averla…” lasciò in sospeso la frase. Tra noi si era rotto il ghiaccio, entrambi ci eravamo rilassati. E lei aveva un modo di fare seduttivo in maniera naturale. Era una donna erotica esattamente come appariva nel suo modo di scrivere.

Ci fu qualche istante di silenzio. Ci guardavamo. Ci studiavamo. Lei giocava con la cannuccia nel bicchiere. Poi sorrise.

“Perché mi guardi così?” le chiesi un po’ imbarazzato.

“Sei meglio di quello che pensavo.”

“In che senso?”

“Ma, non so. Mi aspettavo uno con un aspetto diverso. Un po’ più da… scrittore sfigato, se capisci cosa intendo.”

“Ah. Grazie. Lo prendo come un complimento.”

“Lo è.”

“Devo dire che anche tu sei meglio di quello che pensavo. Solo che io già ti immaginavo molto bella.”

“Grazie. Sei molto gentile.” mi rispose sorridente e diede un sorso al suo cocktail.

Io finii la mia birra.

“Allora vuoi sentire la mia storia?” mi sussurrò avvicinandosi a me e mostrando un certo nervosismo solo parzialmente attenuato dall’alcol che cominciava a scorrerle in corpo.

“Siamo qui per questo, no?”

E nell’ora successiva il bar attorno a noi scomparve. Se qualcuno degli avventori avesse colto qualche parola dei nostri discorsi di sicuro ne sarebbe stato molto incuriosito.